Mese: Novembre 2023

  • Altman e il problema del giornalismo italiano

    Altman e il problema del giornalismo italiano

    Altman e il giornalismo italiano: come fanno a stare insieme?

    Sam Altman è stato licenziato venerdì e nella notte italiana di sabato è già in talks per essere riassunto nel ruolo che aveva, quello di Ceo di Open AI. Come c’azzecca questo fatto con il futuro del giornalismo italiano e magari anche con il suo presente? Provo a mettere insieme i puntini. Il nostro è l’amministratore delegato di un’azienda (ex fondazione) che sta lavorando nel campo dell’intelligenza artificiale e che ha sconvolto il mondo con l’introduzione al pubblico di Chat Gpt, il modello di intelligenza artificiale conversazione e generativa testuale più famoso del pianeta. Licenziato in tronco con un Google Meet (chissà come si saranno incazzati a Microsoft che investe 13 miliardi in Open AI), Altman è già stato richiamato in poche ore dai suoi colleghi i quali lo pregano di tornare.

    Un thriller vero e proprio

    Il siluramento di Altman è una cosa da film. Minuto dopo minuto si susseguono voci sui motivi che partono da quel comunicato con il quale Open AI definiva “poco trasparente il suo modo di relazionarsi al consiglio di amministrazione”. Si sono scatenate furiose teorie: dal suo imprudente desiderio di spingere per per la presentazione di una nuova AI ancora più potente che doveva essere frenato, a sue malefatte, a suoi conflitti di interesse, fino a… una minaccia di un esodo di massa. Ecco: buona l’ultima. Nelle stesse ore, infatti, si scatenava una corsa a lasciare Open AI che ha fatto venire i capelli dritti a Microsoft e a tutti i miliardari investitori della compagnia. Così chi ha messo il grano ha preso il CDA dell’azienda per le orecchie e gli ha detto: fate tornare Altman.

    Altman, l’Oppenheimer dell’AI

    Lo chiamano così Sam Altman. Ormai un’icona del mondo dell’intelligenza artificiale che va velocissimo. A colpi di 2 ore in 2 ore, si susseguono notizie e voci. L’intelligenza artificiale è solo all’inizio e il suo mondo va velocissimo, mentre l’industria Italiana del giornalismo rallenta sempre di più (e i giornalisti vanno sempre più giù). Questa differenza di velocità sta provocando effetti disastrosi nei media italiani con un grave impoverimento dei contenuti che vengono forniti a utenti e internati.

    Tuttavia, guardando quello che sta succedendo, sussiste un problema più grosso di altri: è culturale. I media italiani stanno prendendo a piene mani dall’AI per realizzare contenuti, ma vicino a questi sta crescendo la possibilità per il singolo giornalista di essere, grazie all’AI, molto più potente e performante. Cioè, detto semplice: ora un singolo può creare un prodotto giornalistico equivalente a un’intera media company. E allora sussiste un problema da affrontare. Ma quale?

    Gli ultimi rantolii dei media nell’era di Altman

    Insomma: Sam Altman è lassù con tutto il suo mondo, noi quaggiù con questo problema. Le aziende media continuano imperterrite a suonare la loro musichetta, mentre i giornalisti salgono a un livello, grazie alla tecnologia e all’AI, che può metterli alla pari di un’azienda intera. A me capita tutti i giorni. Se le strade di editori e giornalisti continueranno a divergere l’effetto sarà dirompente. Da una parte le media company che usano l’AI senza costrutto e in maniera massiccia, ma che hanno anche il problema di giustificare le loro strutture costosissime. Dall’altra i giornalisti che, con gli strumenti AI, realizzano video, audio, dirette, collegamenti, connessioni, foto, testi con una produttività e una qualità pari a quelle di un’azienda. Nasceranno due mondi dell’editoria italiana: uno delle aziende, l’altro dei singoli. E gli utenti non sapranno più da quale parte andare. Urge un patto etico e prospettico, una pax che metta tutti insieme a lavorare su un mondo dei media diverso.

    Ce la faremo? Non lo so davvero, ma dovremmo. Altrimenti la mia strada e la tua sono segnate. Diventeremo editori di noi stessi rivolgendoci direttamente al pubblico. E questo farà collassare molti media e fracasserà il sistema definitivamente. O ripariamo la situazione o Altman e il suo mondo si staccheranno definitivamente da noi e dal nostro piccolo universo antico. Insomma, guarda bene cosa sta succedendo negli Usa attorno a Open AI perché ti riguarda. E fa attenzione a cosa succede qui.

    Leggi anche

    Social network: dove devi stare?

  • Personal brand: la crescita passa da lì

    Personal brand: la crescita passa da lì

    Personal brand: progettarlo è scoprire chi sei davvero

    Sono giorni intensi, questi. Giorni nei quali tengo alto il ritmo delle cose fatte per tenere il mio laboratorio là dove merita e nei quali, contemporaneamente, penso a quello che sarò, a quello che diventerò nei prossimi mesi. Un obiettivo, per me, è più importante di tutti gli altri. Voglio creare, progettare, disegnare in modo chiaro il mio personal brand. Questi anni sono cresciuto, evoluto, ho prodotto, creato, sperimentato, provocato ed esplorato. 

    Adesso è arrivato il momento di rendere chiaro a me e a tutti: chi è, nel suo lavoro, Francesco Facchini? Cosa lo rende professionalmente unico, diverso da tutti gli altri professionisti del giornalismo, dei media, della produzione dei contenuti e della comunicazione? Non sto dicendo unico nel senso di migliore: io non sono migliore, sono semplicemente diverso.

    Il giornalista che cambia i giornalisti

    Ho un’immagine precisa e ora tento di raccontartela. Ti racconto queste riflessioni affinché ti possano essere utili per il percorso che fai perché, a un certo punto, la crescita passerà da qui, da questi movimenti a precisare, chiarire, disegnare quello che sei davvero, affinché sia chiaro a te e agli altri.

    Ecco la mia immagine precisa: nel mio lavoro creo cambiamenti nel giornalismo, nei giornalisti, nei contenuti che produco, nelle organizzazioni che aiuto, nelle persone, nei professionisti. Insomma sono il giornalista che cambia i giornalisti, i contenuti e la comunicazione. Lo faccio grazie a uno smartphone e pochi altri attrezzi.

    Personal brand: “I had a dream”… and a problem

    Ho fatto un sogno che si chiama Algoritmo Umano. Lo trovo ancora adesso un nome bellissimo: è il nome del mio laboratorio di giornalismo. Presto, dal primo gennaio 2024, non lo sarà più. Ti racconto il motivo. Parlando proprio di brand personale, sdoppiare il proprio nome, la propria firma e quella dell’attività che fai (anche se, come in questo caso, era solo un nome) è una cosa che confonde l’immagine e la percezione che gli altri hanno di quello che fai. Algoritmo Umano è un concetto che ho creato per un motivo preciso che adesso ti racconto.

    Io penso ancora troppo come un giornalista e questo è un problema. Ho sognato di creare l’Algoritmo Umano perché pensavo di indirizzare il mio lavoro dei prossimi anni verso una casa di produzione, un’agenzia, un laboratorio “strutturato” di contenuti e servizi multimediali mobile. E mi sbagliavo, per fortuna.

    Già, perché le migliaia di persone incontrate in questi anni nella formazione e la tecnologia (la quale si è brutalmente spinta in avanti) hanno strattonato questo concetto e lo hanno fatto cadere.

    L’Algoritmo Umano, di conseguenza, è un sogno tirato fuori da un cassetto (creare una nuova impresa) che nel cassetto ritorna. Per due motivi: perché il mio personal brand è Francesco Facchini (e voglio che lo sia sempre di più), ma anche perché non c’è più bisogno di un’impresa per essere imprenditore. Infatti…

    Personal brand: sarò anche il mio editore

    Il mio personal brand, quindi, sarà quello del giornalista che cambia i giornalisti e il gionalismo. Ecco: lo farò anche per quanto riguarda il mio lavoro. Oltre a essere produttore di contenuti mobile, consulente, mobile podcaster, formatore, docente, sarò anche, infatti, editore di me stesso. Per esserlo non servono sovrastrutture, non serve catena di distribuzione, non serve gonfiare il prezzo delle produzioni con i passaggi intermedi che deve fare ancora oggi un libro (tanto per fare un esempio) prima di arrivare a te, lettore. Oppure un corso, un documentario, un video, un podcast o quanto altro ti venga in mente.

    Te lo deve dire qualcun altro

    Ecco il giornalista che cambia i giornalisti diventerà un editore di se stesso. Se vuoi scoprire con quali strumenti sto facendo questo percorso te lo dico subito: tutto parte da una mappa mentale del mio personal brand che controllo e aggiusto ogni 3-6, poi continua con lo studio (Scandellari, Centenaro e altri), poi atterra su un progetto. Il mio sarà seguito da un’azienda che adoro e che si chiama Reflektor. Già, perché se vuoi sapere di che cosa è fatto il tuo personal brand devi fartelo dire da qualcun altro… bravo a fare quel mestiere. Loro, in tal senso, sono bravissimi.

    Leggi anche:

    Trovare lavoro, i dieci libri che ti possono cambiare la carriera.

  • Giornalista freelance: una mail per ascoltarti

    Giornalista freelance: una mail per ascoltarti

    Sono diventato coordinatore regionale della commissione lavoro autonomo del sindacato dei giornalisti, la FNSI.

    Ti devo raccontare solo una cosa che non mi fa piacere: ho cominciato la mia avventura di impegno attivo nelle istituzioni senza un’elezione, ma con una proclamazione in seguito a una decisione di tutte le correnti del sindacato di creare una squadra che potesse avere competenza per fare questo lavoro, quello di rappresentare, nella FNSI regionale che si chiama Associazione Lombarda dei Giornalisti, tutte le istanze, le esigenze e le prospettive dei giornalisti autonomi. Semplice il motivo: fra i giornalisti freelance il sindacato… non esiste. Quindi alle assemblee dei giornalisti autonomi del sindacato, i freelance… non vengono.

    Il mio primo problema, caro giornalista freelance

    Questo è il primo problema che ho, anzi che abbiamo. Fare in modo che questa elezione per proclamazione non avvenga più. I giornalisti autonomi devono poter sapere che il sindacato serve, esiste, offre servizi e appoggio, presenza e assistenza, per poi poter partecipare. Allora, con tutto quello che si può pensare dell’istituzione sindacale io dico una cosa sola: se hanno chiamato me o sono pazzi o vogliono cambiare. Per cui, invece di perdere tempo su ciò che il sindacato non ha fatto per noi (anche per me ha fatto poco quando ne avevo bisogno), proviamo a pensare a quello che il sindacato può fare da qui in avanti e quello che noi vogliamo fare con il sindacato.

    Una mail dedicata

    Ho pensato a tante cose per l’attività degli organi della Commissione nazionale e regionale del lavoro autonomo di cui farò parte. I progetti saranno frutto del lavoro comune. Una cosa, per la figura del giornalista freelance che ho davanti e che voglio conoscere il più possibile, l’ho realizzata subito: una mail dedicata.

    Si tratta di giornalisti.freelance@francescofacchini.it.

    In questo modo, in attesa che si creino progetti e proposte della commissione, potrai raccontarmi di te e dei problemi che hai, di quello di cui hai bisogno, di quello che ti può aiutare a fare meglio il tuo lavoro e anche di quello che ti fa incazzare. Io ti ascolterò e porterò sui tavoli necessari le istanze che possono essere utili a molti di coloro che svolgono la professione del giornalista freelance.

    Il canale WhatsApp del giornalista freelance

    Il giornalista freelance è il mio target di questa operazione. Il luogo in cui gli giro il maggior numero di informazioni possibili è il canale WhatsApp che ho creato qualche giorno fa: Smart Journalism. Lo trovi a questo link e ti darà informazioni, documenti, strumenti e letture buone per costruire la tua professione di giornalista freelance o di produttore di contenuti in modo moderno ed efficace. Lì ti racconterò anche dei successi o delle difficoltà, dei passi avanti o dei passi indietro dei miei progetti, a partire proprio dalla Commissione lavoro autonomo della FNSI.