Mese: Dicembre 2024

  • Cecilia Sala, il giornalismo di domani è oggi

    Cecilia Sala, il giornalismo di domani è oggi

    Il caso di Cecilia Sala alla fine del 2024 è un simbolo.

    La giornalista freelance che lavora per Chora Media e Il Foglio, famosa per il suo podcast Stories, è un simbolo. Cecilia Sala è il simbolo del nuovo giornalismo italiano e internazionale. Quello fatto dalle persone, dai professionisti che, con il loro lavoro, ora contano più dei media. Già, più di giornali, radio, tv e siti.

    Il 2025 sarà finalmente il loro anno, anche in Italia. Spero che sia anche l’anno in cui Cecilia Sala viene liberata e torna a casa. E spero sia presto.

    I media sono persone

    Ho guardato i social di Cecilia Sala da vicino e ho scoperto un mondo. Notizie, vita vissuta, volti, impegno, storie, conoscenza, spiegazioni. Ho visto i suoi social come quelli di Francesco Oggiano, di Gianluca Gazzoli e del suo BSMT, di Matteo Gracis e di Ciro Pellegrino. Frequentemente visito anche gli account di Nico Piro su X o di Carmine Benincasa, di Luca Talotta o Dave Legenda. Apprezzo molto Geopop e Cronache di Spogliatoio, mi piace da matti Francesco Costa. Alcuni sono freelance. Alcuni sono firme di media più tradizionali ormai divenuti più grandi del medium stesso per il quale lavorano. Alcuni sono diventati un’azienda.

    Su X c’è l’amico Giovanni Capuano, ma mi capita di leggere anche Maurizio Pistocchi. Su Youtube non perdo mai un video di Sandro Sabatini che ritengo un giornalista davvero con la “G” maiuscola. Vogliamo poi parlare di Fabrizio Romano, ormai fenomeno mondiale? Chiudo con Fabrizio Biasin e Daniele Mari, ma potrei continuare per molte righe.

    I media di oggi sono persone. Sono straordinari umani. Il più grande di tutti è Yusuf Omar (almeno per me). Questi individui sono talmente capaci di parlare il linguaggio dei social che hanno scalzato i media ed sono diventati medium. Guarda Masala e il suo Breaking Italy… oppure Tech Dale su Youtube. Gente bravissima che è informazione.

    Cecilia Sala è un simbolo

    Cecilia Sala è un simbolo di questa generazione di giornalisti che, ora come ora, è molto più importante dei media. Trump ci ha vinto le elezioni con i podcaster repubblicani, poche storie. Ha saltato tv e giornali tradizionali per arrivare al cuore del pubblico con questi giornalisti-medium. Sono loro, ormai, a informare il pubblico sotto i 50 anni, il pubblico che decide il futuro di un paese.

    Ormai l’Italia dinamica e giovane, quella che regge il paese e caccia le tasse, si informa così. Andando diretta verso giornalisti singoli, content creator, singoli account messi tra i preferiti.

    Journalist is the new medium… e allora?

    La cosa che ti ho raccontato vale per milioni di italiani e per centinaia di milioni di persone nel mondo. I giornalisti, i content creator che fanno informazione, sono i nuovi media. E adesso che si fa?

    Semplice: si esulta! Si esulta per la morte dei media tradizionali che restano attaccati a linguaggi della notizia ormai morti anche loro. Il giornale di carta… non esiste più. La tv? La vedono solo le nonne. I tg? Rimasuglio inutile di un mondo dei media sorpassato in modo definitivo da questi nuovi media-persone.

    Prima di avviarci a un 2025 davvero entusiasmante, dobbiamo attraversare due prese di coscienza. La prima la deve prendere questo nuovo pubblico che va verso i giornalisti-medium: deve verificare… sempre. Lo saprà fare?

    La seconda presa di coscenza la devono operare i media, gli editori e i giornalisti. Parlo di quelli che ancora non fanno parte di questo nuovo mondo. I media tradizionali devono accorgersi che sono morti nell’interesse del pubblico se non cambiano registro. Gli editori devono prendere atto che la generazione delle Cecilia Sala non la possono più trattare con sufficienza. Possono allearsi, ma con regole giuste, pagamenti e protezioni adeguate. Non possono più sconfiggerli perché questa generazione di produttori di contenuti di informazione è diventata grande. E può fare a meno di loro.

    I media sono morti, evviva i media

    In un mondo in cui c’è un social gestito da una sola persona (X), è difficile sapere cosa sia vero. Non è facile capire cosa non lo sia. In questo casino i media sono stati travolti dalla loro supponenza, dal pensiero che sarebbero sempre esistiti. Invece sono morti. Nel mare dell’informazione, ora, ci sono altri porti cui attraccare. Sono quelli dei giornalisti-medium che fanno un lavoro splendido. Alcuni sono talmente importanti che cominciano a parlare con le istituzioni.

    Alcuni straparlano o fomentano disinformazione, ma sta a te capire. Insomma, arriva il 2025 e ci porta il nuovo ecosistema dei media da interpretare. Fatto di persone come Cecilia Sala. Persone di cui abbiamo bisogno per capire quello che i media tradizionali hanno smesso di farci comprendere. Beh, sono morti, tutti. E sinceramente non mi mancheranno.

    Quello che va fatto, però, è ben altro. Ora l’informazione, le istituzioni dei media, il giornalismo, li deve riconoscere come fonti e li deve aiutare. Tutti quelli che ho menzionato in questo articolo e anche quelli che, se vuoi, puoi mettermi nei commenti, sono giornalisti. E sono importantissimi per il malandato concetto di democrazia e per i giovani, per il nostro futuro. Per cui liberate Cecilia Sala. Adesso. Buon 2025.

    Leggi anche

    Il giornalista è una media company

  • Piattaforme digitali: dobbiamo parlare di luogo

    Piattaforme digitali: dobbiamo parlare di luogo

    Le piattaforme digitali che ognuno di noi ha a disposizione stanno diventando luoghi.

    E io e te dobbiamo parlarne un attimo. Siamo in una curva della nostra civiltà tecnologica. Abbiamo davanti molti strumenti digitali e molte differenti tipologie di connessione sociale, professionale e istituzionale che stanno cambiando senso.Le piattaforme digitali stanno cambiando senso: stanno, infatti, diventando luoghi e non solo semplici strumenti. Aesso ti spiego tutto.

    I social network non sono più loro…

    Lavori con il web, scambi messaggi con i social, ti connetti con il mondo con le app. Fai molte cose attraverso delle piattaforme digitali: acquisti, conoscenza, esperienze, informazioni, letture, scritture. L’epoca della comunicazione umana tramite i media di massa è finita. Ora ci sono tanti posti digitali dove vai a prendere le cose che ti servono o a cercarle.

    Nel frattempo anche i social sono cambiati. Erano posti dove leggevi dei tuoi amici, spiavi la loro vita, guardavi contenuti… perdevi tempo. Ora sono posti nei quali cerchi e vuoi cose più sostanziose. Altrimenti non ci entri più. Inutile dirlo, ma tanti social stanno perdendo utenti per un motivo: sono vuoti. Per fartelo capire ti chiederei l’ultima volta che hai trovato qualcosa di utile su Facebook… mi sa che farai fatica a ricordarla.

    Il web e le piattaforme digitali che vorresti

    I siti dei media, per esempio, sono, in pratica, invivibili. Giornali e testate, infatti, stanno scegliendo la via peggiore per darti dei contenuti. Tranne qualche rara eccezione tipo il “Post” in Italia. Di che via sto parlando? Della via del contenuto a pagamento dopo poche righe di testo, il maledetto paywall. I siti, però, hanno ormai una grande varietà di contenuti possibili da offrirti che andrebbe sfruttata. Potrebbero essere luoghi di dirette, di chat, di discussioni, di incontri, di concerti, di eventi. Tipo la chiacchierata che ho fatto con qualcuno di voi qualche giorno fa. E’ questa qui…

    La diretta sul concetto di luogo digitale fatta sul mio sito e caricata anche sul mio canale YouTube.

    Le piattaforme digitali che vorrei e che vorresti dovrebbero saper utilizzare tutti gli strumenti multimediali. Dovrebbero cercare interazione ed esperienza condivisa con i loro utenti. Alcune realtà lo fanno. Concerti su siti, eventi su siti, manifestazioni su siti. Si possono fare, potremmo farle insieme. I siti, quindi, che non si piegano alla logica del “se vuoi capirci qualcosa prima paga”, ci sono già. Il mio lo sta diventando e non smetterò finché non verrà percapito come un luogo digitale. Ecco, ma che cos’è?

    Piattaforme digitali? No, luoghi digitali

    Se vai su un social network e trovi più che una semplice informazione, stai attivando un’emozione o una reazione. Qualunque strumento digitale o web di fronte a te che ti attivi è un luogo digitale. Mi spiego: se quello che senti, vedi e fai su un sito o un social ti migliora… è un luogo digitale.

    Se ti arriva un messaggio di un amico che non vedi da tempo su Instagram, quello diventa luogo digitale. Perché quel messaggio ti emoziona, ti cambia anche solo per un attimo. Se vedi un video che ti spiega come risolvere un problema che pensavi irrisolvibile, beh, sei in un luogo digitale.

    Il luogo digitale è qualsiasi piattaforma ti permetta di agire e sentire, non solo di stare lì, passivo. Un luogo digitale è una piattaforma digitale che ti regali sensazioni, emozioni, sentimenti. Non solo informazioni. D’altronde i luoghi fisici sono questo: sono spazi che tu riempi di vita. Così sono i luoghi digitali: spazi virtuali che riempi di vita.

    Social e siti sono luoghi digitali

    Tanto per continuare: i miei social sono i miei luoghi digitali. Quando ci vado come utente mi connettono con le ispirazioni che mi servono. Scelgo account con accuratezza, vado solo su quelli. Quando pubblico sono il mio dialogo con gli altri. Il mio canale Youtube, per esempio, è un posto dove vivo e ascolto: per me è imprescindibile.Tanto per essere chiaro, ci sono anche luoghi dove scelgo anche di non andare. Uno di questi è “X”, ormai cloaca della stupidità umana. Se non hanno senso per me come persona, io su certi social non voglio stare. E tu?

    Le piattaforme social, quindi, sono luoghi digitali perché hanno reso più profonda la relazione con gli utenti. E stanno per diventare di più. Io, per esempio, frequento Horizon Worlds, il metaverso sociale di Facebook. Ecco: si tratta di una delle piattaforme digitali che è diventata luogo digitale perché solleva emozione. Non è solo un posto dove ci trasferiamo informazioni. E’ un luogo perché su quella piattaforma ci stiamo e ci staremo solo se ha senso… e dà senso.

    Una piccola definizione finale

    Insomma, il luogo digitale è un luogo virtuale, una piattaforma tecnologica che sa trasferire emozione a chi la usa. Uno spazio virtuale riempito di senso. Io lavoro e lavorerò su questo concetto per molto tempo. Voglio che anche questo posto qui sia un luogo digitale. Seguimi, vediamo insieme dove ci porta questa idea.