Durante le vacanze di Natale del 2025 ho iniziato a creare una mia piattaforma digitale proprietaria. Per anni avevo accarezzato l’idea di poter avere un vero luogo web dove fare il mio lavoro e condividere esperienze con il mio piccolo pubblico. Ho lavorato mesi e ho creato FacLab, il mio laboratorio di formazione, conoscenza e interazione. Ho assecondato l’istinto e poi mi sono accorto che stavo facendo una cosa importante che si indirizzava verso una tendenza che sta diventando determinante per sopravvivere in questa era digitale. Quale? Quella di crearsi un medium e un pubblico… proprietario.
Non sono un genio, quindi…
Sono un vecchietto che impara facendo e quindi dedicando pomeriggi e fine settimana a tirar su la casa di FacLab non ho avuto tanto tempo di pensare a verificare se l’idea di un medium e di un pubblico proprietario fossero mie. Oddio, dovevo già supporre che, non essendo un genio, non doveva essere così.
Appena mi son calmato, però, ho iniziato a studiare. E ho scoperto parecchie cosette. Il concetto è che il pubblico che abbiamo creato sui social è un pubblico in affitto che non ci appartiene. Anzi peggio: nel costruire quella audience, abbiamo lavorato fondamentalmente per le piattaforme stesse e non per noi e abbiamo pagato con i nostri contenuti il prezzo del prendere quella piattaforma di pubblicazione in prestito per farci “vedere” dalle persone che stavamo cercando.
Sui social la festa è abbondantemente finita
Le piattaforme social che viviamo in questo periodo hanno azzerato la possibilità di costruire relazioni durature con il pubblico di persone che abbiamo intercettato. Hanno anche ridotto a brandelli la loro pazienza e annullato la loro attenzione. Il tutto con l’aiuto dell’IA che ha devastato i feed di contenuti slop. Insomma, uno schifo. Ora è chiaro: sui social non hai più il controllo della relazione con le persone.
Questi media, questi siti, queste app, queste piattaforme, quindi, ci hanno dato l’illusione di avere un palco tutto nostro per sproloquiare come i pazzi ad Hyde Park Corner. Poi, però, la realtà delle cose ci ha svegliato a sberle. Questi giganti della connessione tra le persone si sono trasformati in giganti della pubblicità, in giganti dell’editoria e, infine, in piattaforme a pagamento.
E noi siamo rimasti senza palco, ammesso e non concesso di averne mai avuto uno su cui stare.
Crea il tuo medium
L’IA è uno strumento rivoluzionario: con la sola forza delle parole ti avvicina alla possibilità di creare cose. Ma proprio per questo costruire un medium proprietario e un pubblico proprietario non è più una fissazione da addetti ai lavori. È la strada più concreta per ritrovare nel mare del web relazioni autentiche, scambi di valore, opportunità e anche ricchezza.
Per owned medium si intende quella piattaforma che tu costruisci per dare corpo alla possibilità di fornire al tuo pubblico ciò che il pubblico chiede. Il modello «paid, owned ed earned media» è stato sistematizzato da Sean Corcoran di Forrester nel 2009, ma lui stesso diceva che il termine era già in uso, per esempio in Nokia. L’IA ti regala la possibilità di generarla con il vibe coding a un costo consistentemente più basso rispetto al passato. Un sito, una app? Un software? Beh ora puoi pensare non solo a prendere un palco in affitto da Zuck. Puoi pensare a crearti quel palco e dire, mi trovate qui. Per esempio il sottoscritto lo trovi qui: iscriviti! È gratis e possiamo parlare, interagire, scoprire, sapere, dubitare, discutere dell’IA. Con calma e senza che nessuno ci importuni con la pubblicità.
e crea il tuo pubblico
Per owned audience si intende, invece, un pubblico che… possiedi. Nel senso più trasparente e chiaro del termine, che va subito spiegato affinché non si insinuino fraintendimenti tra me e te.
Un’audience di cui detieni, diciamo, la proprietà non è una mandria di gente che sfrutti e importuni con la qualsiasi. È un gruppo di persone che ti dà fiducia e ti concede un contatto diretto e dei dati suoi affinché tu ne faccia buon uso e non un uso aggressivo e massivo come quello delle piattaforme social. Il pubblico proprietario ti dà la sua fiducia e i suoi “numeri” affinché tu li ricambi con il valore e con la trasparenza.
Come? Offri utilità, contenuti, offerte coerenti con la vera necessità del tuo utente. Il tutto facendogli capire che può sempre scegliere di salutarti. Quando lo ritiene opportuno. Un rapporto equo e non più invasivo, il quale può aprire a una relazione digitale autentica. Naturalmente senza alcun tipo di pressione commerciale diretta, ma creando un rapporto con una comunità che è fatto di notizie, documenti, contenuti, anticipazioni e anche dell’offerta di valore (naturalmente a pagamento) che proponi.
È qui che cambia tutto. Non chiedi attenzione per rivenderla a qualcun altro: la coltivi, la ascolti e la ripaghi con qualcosa che vale. E se quella relazione genera anche lavoro, opportunità e ricchezza, non c’è niente di sporco, è il risultato di uno scambio limpido tra persone.
La tua casa digitale
Come si crea un pubblico proprietario? Bisogna avere innanzitutto una piattaforma e già ti ho detto che la mia è e sarà FacLab. Tuttavia anche un mezzo come Substack, dove l’accesso ai dati dei tuoi lettori è diretto, può andare. Sarebbe comunque meglio avere una vera “casa” digitale. Insomma devi crearti un luogo in cui controlli l’accesso e la “sosta” dei membri della tua comunità-pubblico. Dal punto di vista operativo, una volta creato o stabilito il luogo dove vuoi edificare la comunità, devi dare al pubblico generale (quello che hai magari già costruito sommariamente sui social) un motivo per entrare nel luogo più “ristretto”. Quando comincia ad entrare, poi, devi dare al pubblico la voglia di rimanere e di partecipare alla comunità. Con costanza, professionalità e trasparenza.
Il pubblico proprietario: una via concreta
I social non spariranno e non devono sparire. Sono piazze utili, rumorose, piene di gente. Ma una piazza non è una casa. Se hai qualcosa da dire, da insegnare o un lavoro da far crescere, costruisciti una casa digitale. Poi apri la porta a chi vuole entrare. Il pubblico proprietario non è una scorciatoia, è un lavoro lento, ma è uno dei pochi che nel tempo resta davvero tuo. Alla fine poi ti rivelo una cosa: sapere che ho un posto digitale che posso considerare casa è una sensazione intima e molto bella. Pensa: al FacLab in pochi clic ci entri, in pochi clic ci vediamo, in un baleno mi mandi un messaggio e mi fai una domanda, in un amen scarichi contenuti e leggi cose utili.
Non hai voglia anche tu di crearti la tua casa digitale?
Pensaci. E alla prossima.
Ps. Ho usato ChatGPT per un aiuto esecutivo e non qualitativo in sede di redazione del testo.
