Questo articolo è un po’ uno sfogo.
Non ce l’ho con qualcuno in particolare. In questi ultimi mesi, però, tra letture online, social, aule virtuali e incontri reali, ho visto un panorama sempre più desolante.
Vuoi che ti dica a cosa mi riferisco?
Semplice: mi riferisco all’assenza di cultura digitale, di competenze reali nell’uso del computer, di consapevolezza nel momento in cui facciamo un’azione con un pc. Ho visto materializzarsi davanti a me sempre più chiaramente una popolazione, quella italiana, la quale non viene formata all’uso dei computer e delle macchine se non in ambiti tecnici. Di conseguenza è costretta ad acquisire usi e competenze in modo autonomo e viene informata e formata dai metodi con cui le aziende che producono software e hardware invitano a usare le loro creazioni, i loro prodotti.
Un popolo di zombie tecnologici
Risultato? Siamo un popolo di zombie rimbambiti che usano i social come ebeti, cliccano sui computer lamentandosi al primo colpo se qualcosa non va, fanno scrivere email a ChatGPT, non sanno che cos’è un cloud, non capiscono come disdire un abbonamento a Netflix o come togliere una app dallo smartphone. Un popolo di ignoranti e rimbambiti digitali. Non parlo solo delle persone con meno istruzione (anzi magari quelle sono pure più sveglie perché abituate a risolvere i problemi per campare). Parlo di fior di laureati, di persone adulte, padri e madri, mariti e mogli, professionisti veri.
Poi c’è perfino una categoria speciale: quella di “eh cosa vuoi che sia, due click!”. Quelli sono quelli che pensano che la tecnologia, l’IA, il digitale, la sicurezza dei dati, siano costi che si possono tagliare o “spicciarsela” con poco, con il cuggino che ne sa. Sono fenomenali. Ieri ho baccagliato tutto il giorno per sapere che poi un cliente ha deciso di fare le cose in autonomia per andare a trovare da solo i documenti con le specifiche di conservazione dei dati di tracciabilità di una app che ha fatto creare per la sua produzione. Ho sorriso. Tornerà e il preventivo che gli ho preparato aumenterà del 30%.
Ignoranza digitale e fallimento della scuola italiana
Perché siamo finiti così? Eravamo dei bravi tecnici ed esportiamo in tutto il mondo leader tecnici della rivoluzione IA ancora oggi. Eppure la popolazione di lavoratori è sguarnita completamente di fronte alla rivoluzione che sta ribaltando qualsiasi lavoro e qualsiasi paradigma. Siamo un popolo dotato di una potente ignoranza digitale.
Siamo finiti così perché la scuola italiana di oggi non rappresenta la necessità di comprensione tecnologica che hanno le persone e la ghettizza a situazioni, indirizzi o facoltà tecniche. Siamo finiti così perché le aziende non valorizzano le persone e non danno loro modo di formarsi adeguatamente quando hanno delle carenze di competenza tecnologica. E infine siamo finiti così perché paghiamo malamente l’onere di essere nel continente che ancora, per fortuna, difende i diritti, ma non riesce a trovare il modo di stare al passo con la competizione internazionale della rivoluzione IA.
Il mondo IA va a 300 all’ora, noi a 30. Le novità tecnologiche vengono presentate un giorno e il giorno dopo invadono il mercato anglofono. Da noi arrivano 7-8 mesi dopo, solo in seguito al passaggio dei controlli delle leggi europee. Lo dico, è giusto e sono fiero che sia così, a livello concettuale. Tuttavia, bisogna trovare un rimedio a queste lungaggini che frenano la nostra crescita e la possibilità di poter sviluppare lavoro, business e aziende. Dobbiamo poter andare alla stessa velocità di chi riceve un nuovo strumento tecnologico per potenziare il suo lavoro al giorno uno della creazione dello strumento stesso. Altrimenti l’ignoranza digitale e l’arretratezza tecnologica prenderanno il sopravvento.
Cambiare l’AI Act in meglio, ma subito!
Non so come si possa fare, ma si deve fare in modo che l’AI Act, per esempio, non perda il suo valore dal punto di vista della difesa dei diritti delle persone e dei cittadini, ma istituisca dei modi snelli e veloci di parificare queste novità tecnologiche alle necessità delle nostre leggi.
L’obiettivo è evitare che passi un anno prima che io possa veder comparire nel mio computer le novità che Google ha presentato, per esempio, nell’ultimo Google I/O avvenuto il 19 maggio 2026.
Se non facciamo qualcosa, il nostro precipitare nell’ignoranza tecnologica e il rallentamento dello sviluppo come sistema economico diventeranno cristallizzati. Cominceremo a trasformarci in un terzo mondo tecnologico, ma senza la voglia di crescere dei paesi in via di sviluppo, perché siamo un paese di vecchi, di individualisti, che non riesce a fare sistema per evolvere.
Smetto con queste lamentele e ritorno a fare quello che ci crede, ma ti dico che a volte è molto faticoso andare avanti a spiegare l’intelligenza artificiale a chi non riesce nemmeno a spostare un file da una cartella all’altra nel proprio computer.
