Tag: Unione Europea

  • Ai Act: l’adozione definitiva slitta al 2027

    Ai Act: l’adozione definitiva slitta al 2027

    Che cos’è l’AI Act?

    L’AI Act o regolamento 1689/2024 è l’ambiziosa legge quadro per lo sviluppo e l’uso in sicurezza dell’intelligenza artificiale approvata in Europa. Una legge coraggiosa perché pionieristica, basata sulla classificazione dei rischi connessi all’uso dell’IA in determinati settori. Una legge che è stata contestata da più parti per gli aspetti troppo burocratici connessi alla sua adozione. Un testo che ha il senso di proteggere i diritti dei cittadini europei in merito ai loro dati personali, ma che, a detta di molti, cade nelle procedure cervellotiche per arrivare al risultato.

    A che punto è l’adozione dell’AI Act?

    Intanto chiariamolo subito: l’AI Act è legge ed è stato anche recepito nei suoi concetti dalla legge italiana sulla IA, la 132/2025. Quindi non si può far finta di niente. L’ AI Act per ora è entrato in vigore ed è operativo per quanto riguarda i sistemi IA che ci sottopongono a rischi inaccettabili (tipo la sorveglianza di massa). L’articolo 4 del testo europeo pone già oggi un obbligo di avere in azienda persone formate all’uso consapevole dell’IA, ma ancora non specifica che la formazione deve essere certificata. Queste parti sono entrate in vigore il 2 agosto del 2025.

    L’AI Act è sotto attacco?

    Nei mesi scorsi ho fatto sul mio canale Youtube un video sulle pressioni che le aziende tech mettevano sulla Commissione Europea per cercare si stemperare la rigida forma di questa legge (naturalmente a vantaggio di una bella deregulation). Rivedilo perché fa parte del ragionamento.

    Da quel video a oggi è diventato reale lo slittamento del cronoprogramma per far entrare in vigore tutti gli obblighi della legge. O meglio lo diventerà in giugno, ma la direzione è già stata tracciata.

    Esattamente succede questo: la Commissione europea ha annunciato un rinvio di 16 mesi (al massimo) per l’applicazione delle norme relative ai sistemi ad alto rischio, spostando la data limite da agosto 2026 a dicembre 2027. La decisione è inserita nel pacchetto “Digital Omnibus”.

    Cosa succederà all’AI Act tra aprile e giugno 2026?

    Tra aprile e giugno 2026 si svolgono i triloghi tra Parlamento e Consiglio UE per il testo definitivo dell’Omnibus. A giugno è attesa anche la versione finale del Codice di buone pratiche su watermarking e etichettatura AI. L’adozione formale del Digital Omnibus è stimata per l’estate 2026. Se il Digital Omnibus non verrà adottato prima di agosto 2026, tornerà automaticamente in vigore la timeline originaria dell’AI Act per i sistemi ad alto rischio.

    Quindi le aziende che operano in campi come la sanità, la formazione, la finanza, il lavoro e altri campi simili che hanno a che fare con dati personali degli utenti, dovranno fare attenzione: o passa lo spostamento (allora si respira) o tornano le scadenze originali e allora sono guai (o giù di lì).

    La tabella sull’AI Act che devi leggere

    Ti riassumo in una tabella interattiva quello che è successo e quello che deve succedere, affinché tu possa tenerti da parte questo pezzullo e gestirlo come un taccuino di riferimento.


    L’infografica è stata generata da Imagen 2 di Open AI e vistata dal’autore.

    Se stai valutando come muoverti concretamente rispetto a queste scadenze, è esattamente il tipo di lavoro che faccio con aziende e professionisti. Scrivimi.

    Come mai l’Unione Europea ha fatto marcia indietro?

    Nello scacchiere internazionale l’Unione Europea sta soffrendo parecchio. Per questo non si riescono a comprendere fino in fondo le ragioni della brusca frenata sull’AI Act da parte dell’Unione Europea. Potrei abbozzare tre punti, ma ti avverto subito: quello che mi preoccupa di più è l’ultimo. Eccoli:

    1. Standard tecnici non pronti. La proposta subordina l’entrata in vigore delle norme alla effettiva disponibilità di strumenti di supporto cruciali, in particolare gli standard necessari per la conformità delle aziende. Insomma siccome non ci sono i certificatori è inutile far entrare in vigore la legge prima del tempo. Effettivamente…
    2. Le aziende europee usano poca IA. Solo il 13,5% delle imprese europee utilizza IA. Si tratta di una percentuale molto inferiore rispetto agli Stati Uniti, dove adozione e investimenti crescono rapidamente. Con il “Rapporto Draghi” che segnala una competitività in calo, i leader europei hanno capito che un eccesso di regole rischia di soffocare le startup IA domestiche prima ancora che possano crescere, ma anche l’adozione della IA per tutte le altre (determinante per competere sui vari mercati).
    3. La pressione politica. All’Europa hanno contribuito le pressioni del comparto tech nel Vecchio continente e oltreoceano, per non dire dell’ostilità dell’amministrazione Usa targata Donald Trump verso l’arsenale digitale dell’Ue.

    Le due questioni peggiori

    Le due situazioni peggiori sono le ultime due. Poca adozione e tanta burocrazia? Vero, ma mi viene spesso da pensare che la causa della prima… sia la seconda. Lo vedo molto bene da formatore e consulente e ti faccio un esempio pratico. Google sta per rilasciare un pacco di aggiornamenti che potrebbero letteralmente cambiarci la vita, il lavoro e lo studio. Questi aggiornamenti sono già operativi da mesi sul mercato americano. Quindi gli americani hanno già in tasca i vantaggi derivanti. Noi, qui nella vecchia Europa, siamo ancora in fase di analisi degli strumenti targati Google. In attesa che queste procedure possano essere completate perdiamo mesi, anni. E non va bene, bisogna trovare una via per rimediare.

    La seconda situazione è più chiara. Pressione politica ed economica. I 500 milioni (a spanne) di cittadini europei fanno comunque gola alle aziende americane che, per diventare compliant alle leggi del Vecchio Continente, spendono soldi. Troppi, a loro dire. Da mesi le tech giant aiutate da Trump fanno pressione affinché l’AI Act sia edulcorato, sminuzzato, reso innocuo davanti al loro strapotere.

    Cosa fanno le IA con i dati degli utenti?

    Già, è questa la domanda. Cosa fanno le IA con i tuoi e i miei dati? Fanno una cosa che l’AI Act vorrebbe regolare. Li usano a loro piacimento (e non sai nemmeno dove li mettono). Cioé l’Ai Act (assieme al Digital Service Act) vuole rappresentare una legge prescrittiva su tutta una serie di cure e di diritti degli utenti che negli Usa non vengono nemmeno percepiti come tali.

    Dopo 20 anni a farci rubare i dati dai social, ora ci si mettono Chat Gpt e compagni. Anche no eh…

    L’Ai Act, in questo senso, è da difendere, ma deve cambiare modalita applicative affinché non siano una pletora di regole che incatenano chiunque voglia fare un’IA in Europa o utilizzarla in un’azienda europea. Tuttavia non deve essere Trump a dirci come.

    Ricorda che scrivi in prima persona autoriale, con tono giornalistico. Dammi un attimo sul tono e la voce che stai usando nel pezzo — lo scrivo già calibrato al tuo stile FacLab, diretto e senza tecnicismi.

    Il rinvio non è una vacanza

    Chiariamo subito una cosa: il Digital Omnibus non ha messo in pausa l’AI Act. Ha spostato alcune scadenze. Quelle che riguardano te (o la tua azienda) potrebbero essere già scattate.

    I divieti sulle pratiche inaccettabili sono in vigore dal febbraio 2025. Gli obblighi per i modelli di uso generale — quelli che stai usando ogni giorno, da ChatGPT a Copilot — sono attivi dall’agosto 2025. L’obbligo di garantire un livello adeguato di alfabetizzazione AI al proprio personale, sancito dall’art. 4 del Regolamento, vale già oggi.

    Da agosto 2026 scattano gli obblighi di trasparenza sui contenuti generati da IA. Da novembre 2026, se produci immagini, video o testi con strumenti generativi, dovrai marcarlo. Il watermarking non è un dettaglio tecnico: è un obbligo che riguarda direttamente giornalisti, comunicatori, uffici marketing, agenzie.

    E adesso che cosa succede?

    Ecco le tre cose che devi fare in ordine di urgenza.

    1. Mappare i sistemi IA in uso specifricando quali strumenti, per quali funzioni, a quale categoria di rischio appartengono secondo il Regolamento. Non è un esercizio accademico, è la base di qualunque discorso di compliance.
    2. Formare il personale. L’obbligo c’è già, e dimostrare di averlo rispettato passa quasi sempre attraverso la documentazione di un percorso formativo.
    3. Verificare di avere un Data Processing Agreement firmato con ogni provider di strumenti AI che tratta dati per conto dell’organizzazione.

    L’algoritmo intanto continua a girare

    C’è un aspetto del rinvio che raramente viene nominato, e che vale la pena mettere a fuoco.

    Le norme sui sistemi ad alto rischio erano state pensate (tra le altre cose) per regolare l’IA usata nella selezione del personale. Un sistema che analizza i curriculum e assegna punteggi ai candidati è, per il Regolamento, un sistema ad alto rischio: può influenzare in modo determinante l’accesso al lavoro di una persona. Se quel sistema è addestrato su dati storici distorti (come spesso accade) rischia di replicare e amplificare discriminazioni già esistenti: favorire gli uomini sulle donne, penalizzare certi cognomi, escludere chi ha avuto carriere non lineari.

    Quelle norme dovevano entrare in vigore ad agosto 2026. Ora si aspetta dicembre 2027.

    Nel frattempo, gli algoritmi già in uso nelle HR di molte aziende continuano a girare, senza obblighi di trasparenza, senza audit, senza registrazione in alcun database europeo. Il rinvio ha dato più tempo alle imprese per adeguarsi. Ha dato lo stesso tempo ai sistemi difettosi per continuare a operare indisturbati.

    Questo non è un argomento contro il rinvio in sé — che ha ragioni tecniche reali, legate alla mancanza di standard armonizzati. È un promemoria su cosa significa, nella pratica, spostare un orologio.

    Cosa deve fare il lavoratore per essere compliant all’AI Act?

    Comincio dal dirti che devi crearti una competenza di AI literacy indipendentemente dal fatto che sia un obbligo della tua azienda il fatto che tu ce l’abbia. Chi la costruisce ora, vale di più, indipendentemente dalla legge. Poi sappi che qualsiasi contenuto venga creato con l’aiuto anche non qualitativo della IA va etichettato: tutti coloro che lavorano nella comunicazione e nei media dovranno capire cosa fare.

    Poi questo quadro normativo si muove come un mosaico di adempimenti e quindi va seguito. Sarà il caso che tu torni a FacLab spesso per vedere la tabellina che ti ho lasciato qui sopra con le scadenze. Ignorarlo non è un opzione, ma scegliere cosa affrontare prima, beh, quella si.

    Questo articolo è stato redatto con l’apporto non qualitativo di Claude AI. Tutte le frasi di questo articolo sono state realizzate o approvate dall’autore. Le immagini sono generate da Imagen 2 di Chat Gpt.

  • L’AI ACT spiegato facile: una nuova cultura è in arrivo

    L’AI ACT spiegato facile: una nuova cultura è in arrivo

    Pensavo fosse una legge europea burocratica, soffocante e negativa. Su questo AI ACT mi sbagliavo di grosso.

    L’AI Act è potente e coraggioso. È anche lungimirante. Mi fa pensare di essere fortunato a vivere in Europa. Questo è particolarmente vero in questi periodi di cambiamenti così “violenti” nel mondo delle macchine.

    Questo testo legislativo è il primo regolamento europeo completo dedicato all’intelligenza artificiale: è la prima legge quadro al mondo. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 e diventerà pienamente applicabile nei prossimi anni, con un calendario graduale. Molti l’hanno considerata una norma complessa. In realtà, dopo un’analisi più attenta, è una legge ben scritta, con un grande valore sociale e culturale. Non solo regola la tecnologia, ma aiuta i cittadini a convivere con l’IA costruendo fiducia.

    Che cos’è l’AI Act e chi riguarda

    Il regolamento si applica sia a chi sviluppa sistemi di intelligenza Chi deve rispettare l’AI Act

    In pratica, devono adeguarsi tutte le organizzazioni che sviluppano, distribuiscono o utilizzano sistemi di IA in contesto professionale. Rientrano quindi:

    • le grandi aziende tecnologiche che creano piattaforme e modelli;
    • le PMI che adottano l’IA nei propri processi produttivi e di servizio;
    • le pubbliche amministrazioni che usano algoritmi in settori sensibili come giustizia, sanità o welfare;
    • le istituzioni di ricerca e le università quando sviluppano soluzioni applicabili sul mercato;
    • le multinazionali fuori dall’UE che offrono servizi a utenti europei.

    L’AI Act stabilisce così un perimetro ampio. Chiunque usi l’intelligenza artificiale per interagire con cittadini o mercati europei è tenuto a rispettarne i principi e le regole.

    Il sistema dei rischi: 4 livelli chiave

    Il cuore dell’AI Act è la classificazione per rischio, che consente regole proporzionate:

    1. Rischio inaccettabile → pratiche vietate (es. social scoring di massa, manipolazione inconscia).
    2. Alto rischio → settori critici (sanità, giustizia, lavoro, istruzione, infrastrutture): requisiti stringenti, supervisione umana e valutazioni di impatto.
    3. Rischio limitatoobblighi di trasparenza (chatbot e deepfake devono dichiararsi come IA).
    4. Rischio minimo o nullo → usi quotidiani senza obblighi particolari.

    Questa impostazione ha un forte valore sociale: proteggere i cittadini senza soffocare l’innovazione.

    Obblighi per aziende e PA: documenti e controlli

    Per dimostrare conformità, le organizzazioni devono adottare un vero sistema di gestione dell’IA. Gli strumenti principali:

    • AI Policy con principi, ruoli e responsabilità.
    • Registro dei sistemi IA utilizzati e finalità associate.
    • Valutazioni dei rischi e, ove richiesto, analisi di impatto sui diritti fondamentali.
    • Tracciabilità e monitoraggio: log delle attività, registri degli incidenti, audit trail.
    • Procedure di supervisione umana per il corretto utilizzo.

    Non è burocrazia fine a sé stessa: sono prove di controllo, trasparenza e responsabilità.

    AIMS (ISO/IEC 42001): il sistema di gestione dell’IA

    L’Artificial Intelligence Management System (AIMS), definito dallo standard ISO/IEC 42001, introduce un ciclo di pianificazione, attuazione, verifica e miglioramento continuo (PDCA). L’AIMS:

    • integra l’IA nei processi aziendali esistenti;
    • struttura controlli e responsabilità;
    • facilita la dimostrazione della conformità all’AI Act.

    Formazione e AI literacy: un dovere per tutti

    L’AI Act rende centrale la formazione. Ogni lavoratore, dal management all’operativo, deve acquisire AI literacy:

    • cos’è l’intelligenza artificiale;
    • quali rischi e limiti comporta;
    • come usarla in modo sicuro e responsabile.

    Ruoli e responsabilità in azienda

    Per garantire la compliance, le organizzazioni dovranno nominare figure precise:

    • Responsabili della policy IA e della conformità.
    • Manager dell’AIMS (implementazione, monitoraggio, miglioramento).
    • Referenti per la sicurezza e la protezione dei dati.

    I lavoratori concorrono attivamente in diversi modi. Devono rispettare le policy. Non devono introdurre software non autorizzati. Devono segnalare anomalie. Inoltre, devono distinguere sempre l’uso professionale da quello personale degli strumenti IA.

    Perché l’AI Act è una buona legge

    Pur non essendo perfetto, l’AI Act introduce un approccio nuovo:

    • regole proporzionate basate sul rischio;
    • alfabetizzazione digitale come leva di fiducia;
    • responsabilità condivisa tra organizzazioni e persone.

    Più che punire, la legge educa. L’obiettivo è una società che non subisce la tecnologia, ma la comprende e la governa.

    Conclusione

    L’AI Act segna un passaggio storico: dall’entusiasmo incontrollato verso l’IA a una convivenza regolata, sicura e responsabile. Per aziende e PA la sfida è trasformare l’obbligo normativo in vantaggio competitivo e culturale.

    In definitiva, questa legge non è solo un quadro normativo. È un invito a introdurre una nuova cultura dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni. È una cultura che supporta le imprese, le istituzioni e i lavoratori. Li aiuta a costruire ogni giorno il loro futuro con maggiore consapevolezza, sicurezza e visione.