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  • Che cos’è la shadow AI?

    Che cos’è la shadow AI?

    Shadow AI: come l’IA non gestita sta silenziosamente trafugando i dati aziendali

    La Shadow AI è l’adozione non autorizzata di strumenti generativi da parte dei dipendenti, al di fuori dei canali IT. Questo fenomeno crescente rappresenta una minaccia invisibile che può portare a fuga di dati sensibili, violazioni legali e compromissione reputazionale.

    Questo articolo risponde in modo chiaro alle principali domande – che cos’è, quali rischi comporta, come difendersi – e allo stesso tempo propone soluzioni concrete.

    Il video integrato alla fine rappresenta la testimonianza visiva ed esperta del problema: guardarlo è fondamentale per comprenderne le dinamiche reali.

    Se non fai attenzione, la shadow AI ti danneggia

    La Shadow AI è la versione IA della Shadow IT: l’uso di applicazioni IA esterne (chatbot generativi, tool di scrittura, AI per coding) da parte dei collaboratori senza alcuna autorizzazione ufficiale o governance aziendale.


    1. Perché è un problema

    ➤ Fuga di dati sensibili

    I prompt possono includere codici, dettagli di clienti, strategie interne. Una volta inviati su piattaforme esterne, i dati escono dal controllo aziendale e possono essere usati per training o archiviazione indefinita.

    ➤ Rischi di compliance e legali

    Il trattamento non autorizzato di dati personali o strategici viola normative come il GDPR e può esporre l’azienda a sanzioni fino al 7% del fatturato.

    ➤ Decisioni influenzate da modelli non verificati

    Quando le intelligenze artificiali esterne supportano i processi decisionali, come la selezione delle risorse e l’analisi di mercato, possono emergere bias, errori e una mancanza di tracciabilità.

    ➤ Vulnerabilità tecnica e costi nascosti

    Gli strati Shadow AI bypassano i controlli di sicurezza tradizionali: spesso non compaiono in log aziendali, consumano licenze e risorse cloud sconosciute.

    ➤ Danni reputazionali

    Contenuti generati da tool non verificati possono essere errati o fuorvianti, compromettendo credibilità interna ed esterna.


    2. Perché preoccuparsene ora

    L’adozione degli strumenti generativi è esplosa: molte aziende non hanno idea di quanti dipendenti usino AI esterne quotidianamente.


    3. Come difendersi

    ✅ Discovery e inventario strumenti IA

    Usa piattaforme tipo Defender for Cloud Apps o Obsidian Security per individuare ogni applicazione IA in uso e classificarla in base al rischio.

    ✅ Policy chiare e classificazione dati

    Definisci una Acceptable AI Use Policy che stabilisca quali dati non devono mai essere inseriti in strumenti IA esterni.

    ✅ Monitoraggio e controllo in tempo reale

    Integra sistemi di controllo e strumenti di proxying per bloccare o flaggare l’invio di informazione sensibile verso tool non approvati.

    ✅ Formazione mirata

    Educa i collaboratori sui rischi concreti: mostra esempi reali di fughe dati, insegna come anonimizzare input e indirizzare le richieste verso tool interni sicuri.

    ✅ Alternative sicure e governance dei modelli

    Adotta soluzioni enterprise o open‑source (es. LLaMA, Gemini, modelli internamente hostati), integrabili con policy d’uso e controllo sugli output

    La Shadow AI non è un’invenzione teorica: è un problema concreto in azienda. La velocità di adozione dei tool generativi supera la capacità di governance attuale. Ignorare il fenomeno può portare a perdite di dati, multe legali e compromissione della reputazione.


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    Se vuoi capire come utilizzare correttamente l’IA nella tua azienda e come essere in regola con le nuove normative che stanno entrando in vigore in questi mesi, iscriviti al workshop gratuito che trovi qui sotto. Ci vediamo il 19 settembre 2025 e ne parliamo insieme e se partecipi potrai anche chiedermi una call gratuita personalizzata per comprendere insieme a che punto siete, tu o la tua organizzazione, con l’implementazione corretta dell’IA nei processi di lavoro in modo confacente ai dettami delle leggi europee e italiane sulla materia.

  • Ai literacy: una nuova sfida per le aziende

    Ai literacy: una nuova sfida per le aziende

    AI Literacy: la nuova frontiera della formazione aziendale nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    L’Intelligenza Artificiale non è più fantascienza, ma uno strumento di lavoro quotidiano. Dall’automazione dei processi alla gestione dei clienti, le sue applicazioni e i suoi modelli trasformano il modo in cui operiamo.

    Ma siamo sicuri di saperla usare correttamente? Qui entra in gioco un concetto fondamentale, reso ancora più centrale dal nuovo AI Act europeo: l’AI Literacy, o alfabetizzazione sull’Intelligenza Artificiale.

    Non si tratta di diventare tutti programmatori, ma di acquisire le competenze per usare questi strumenti in modo consapevole, critico ed efficace. Vediamo perché è un tema che nessuna azienda può più ignorare.

    Cos’è l’AI Literacy? Molto più che “Saper usare un software”

    L’AI Literacy, come dice lo stesso AI Act, è la capacità di comprendere, interagire e valutare criticamente i sistemi di Intelligenza Artificiale. Significa dotare le persone, a ogni livello aziendale, delle conoscenze per:

    • Comprendere le capacità e i limiti di un sistema IA.
    • Interpretare correttamente i risultati (output) che produce.
    • Riconoscere potenziali errori o bias (pregiudizi) negli output.
    • Prendere decisioni informate, usando l’IA come supporto e non come un oracolo infallibile.
    • Evitare l’eccessiva fiducia (il cosiddetto “automation bias”), che porta a errori anche grossolani.

    In sintesi, l’alfabetizzazione AI trasforma i dipendenti da utenti passivi a supervisori attivi e consapevoli della tecnologia.

    Cosa dice l’AI Act Europeo: un obbligo chiaro per le aziende

    L’AI Act, il nuovo regolamento europeo sull’IA, non lascia spazio a dubbi. L’obbligo di garantire un’adeguata alfabetizzazione AI non riguarda solo chi crea la tecnologia, ma anche e soprattutto chi la utilizza in un contesto professionale.

    L’articolo 4 della legge stabilisce un principio generale: le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di IA devono assicurare un livello adeguato di AI Literacy al proprio personale.

    Questo obbligo diventa ancora più stringente per i sistemi classificati “ad alto rischio” (come quelli usati per la selezione del personale, la valutazione del credito o in ambito sicurezza). Per questi, la legge richiede una supervisione umana efficace, che è impossibile senza una formazione specifica e approfondita.

    Obblighi e adempimenti concreti per la tua Azienda

    Cosa significa tutto questo per un’azienda “normale” che usa o intende usare soluzioni di IA? Significa che non basta acquistare una licenza software, ma è necessario un piano di integrazione che preveda:

    1. Valutazione dei Rischi: Mappare i sistemi di IA in uso e classificarli in base al rischio (alto, limitato, minimo).
    2. Pianificazione della Formazione: Creare un piano formativo su misura, differenziato per ruoli e per livello di interazione con l’IA.
    3. Erogazione della Formazione: Organizzare corsi e workshop per spiegare non solo il come si usa uno strumento, ma anche il perché funziona in un certo modo, quali sono i suoi limiti e come validarne i risultati.
    4. Monitoraggio e Aggiornamento: L’IA evolve rapidamente. La formazione non può essere un evento una tantum, ma un processo continuo.

    Documentazione e registri: come dimostrare la conformità

    Per essere conformi alla normativa e per tutelarsi, le aziende devono poter dimostrare di aver adempiuto all’obbligo formativo. È fondamentale quindi istituire e mantenere:

    • Registro della Formazione: Un documento che tracci chi ha partecipato a quale corso, in quale data e con quale esito.
    • Materiale Didattico: Conservare il materiale utilizzato durante i corsi (slide, dispense, registrazioni).
    • Attestati di Partecipazione/Valutazione: Rilasciare certificati che attestino le competenze acquisite, idealmente a seguito di un test di valutazione finale.
    • Procedure Interne Aggiornate: Integrare le linee guida sull’uso corretto dell’IA nei manuali e nelle policy aziendali.

    Chi certifica la formazione?

    L’AI Act non designa un “certificatore” unico e ufficiale per la formazione in AI Literacy. La responsabilità ricade sul datore di lavoro, in qualità di utilizzatore (“deployer”) del sistema IA.

    Tuttavia, per garantire qualità e autorevolezza, le aziende possono affidarsi a:

    • Formatori esterni qualificati: Professionisti o società di consulenza con comprovata esperienza in ambito IA, etica digitale e compliance normativa.
    • Enti di formazione accreditati: Organismi che offrono percorsi certificati riconosciuti a livello nazionale o settoriale.
    • Figure interne con competenze validate: Manager o specialisti che, dopo aver ricevuto una formazione di alto livello, possono a loro volta formare i colleghi (“formazione a cascata”).

    L’importante è che il percorso sia strutturato, documentato e misurabile.

    L’AI literacy è un investimento strategico

    Ignorare l’AI Literacy non è un’opzione. Significherebbe esporsi a rischi legali, operativi e reputazionali. Al contrario, investire nella formazione del personale significa trasformare un obbligo normativo in un potente vantaggio competitivo.

    Un team con una solida alfabetizzazione AI è in grado di sfruttare appieno il potenziale della tecnologia, innovare più velocemente e prendere decisioni migliori e più sicure. In un mondo guidato dai dati, la competenza più importante non è solo avere gli strumenti giusti, ma saperli governare con intelligenza umana.

  • Alfabetizzazione IA: lavori in corso a IA FacLab

    Alfabetizzazione IA: lavori in corso a IA FacLab

    Il mio lavoro ha molto a che fare con l’alfabetizzazione IA.

    Pensa, ne parla anche l’AI Act Europeo che ne parla nell’articolo 3, lett.56 in questo modo: “per alfabetizzazione IA si intendono le competenze, le conoscenze e la comprensione che consentono ai fornitori, ai deployer e alle persone interessate, tenendo conto dei loro rispettivi diritti e obblighi nel contesto del presente regolamento, di procedere a una diffusione informata dei sistemi di IA, nonché di acquisire consapevolezza in merito alle opportunità e ai rischi dell’IA e ai possibili danni che essa può causare”.

    Questo passaggio è uno degli obblighi introdotti dalla legge europea quest’anno e riguarda le aziende e le organizzazioni che introducono modelli e strumenti di intelligenza artificiale. Ci ho lavorato in questi mesi e nelle ultime ore ho concluso la prima fase dei lavori. E ora ti spiego di cosa sto parlando.

    Un percorso per entrare nel mondo IA

    Ho realizzato un percorso didattico di formazione e abilitazione all’uso dell’Intelligenza Artificiale fatto di un giorno di formazione intensiva e di alcune operazioni preparatorie prima del momento di apprendimento e progettuali nei successivi tre mesi. Clicca qui sotto per sapere di cosa si tratta.

    Clicca qui per andare sulla landing page di presentazione del corso IA Trasformation Day 2025.

    Nella progettazione l’ho inteso come una porta d’entrata nel mondo dell’IA per piccoli gruppi che hanno bisogno di migliorare immediatamente competenze, processi e risultati. Un percorso che, tuttavia, è efficace nel mettere a posto i fondamenti di IA per comprendere come approcciare questo mondo nella maniera più corretta. Partendo dal linguaggio più importante per utilizzare le IA: l’ingegneria del prompt.

    Alfabetizzazione IA: un percorso interattivo

    Ho creato per la prima volta un percorso formativo multimediale online interattivo, per sviluppare una buona profondità di relazione dello studente con la materia e gli strumenti di conoscenza. Slide, esercizi, quiz a metà percorso e poi test finale. Il tutto pensato per fare in modo che ci fosse un rapporto studente-learning object-materia.

    Infine, nella parte finale, ho iniziato a costruire una nuova forma di relazione con gli studenti che incontrerò nello sviluppo di questo servizio del laboratorio.

    Rapporto, ecco la differenza

    Per aiutare chi approccia questa materia senza precedenti competenze ci vuole un rapporto. Un rapporto con i giusti fondamenti di conoscenza e anche con chi te li spiega. Per questo la versione 1.0 IA Transformation Day finisce con un regalo speciale.

    Vuoi sapere di cosa sto parlando? Sto parlando di uno speciale “IA Personal Assistant”. Si tratta di un’agente IA progettato da me sulla piattaforma Eleven Labs che può rappresentare un aiuto efficace, preciso, professionale e didascalico, per chi arriva al termine del percorso. Insomma, ho creato il primo passo del rapporto tra lo studente e il mio laboratorio, tra lo studente… e il sottoscritto!

    E le news non sono finite qui.

    Alfabetizzazione IA: una necessità impellente

    Questo IA Transformation Day (qui il link per la porta d’entrata) è il primo prodotto-servizio del laboratorio che entra nell’area della alfabetizzazione IA per piccole organizzazioni. Proprio le aziende, gli enti, le imprese piccolissime non sono per nulla aiutate nello sviluppo del loro percorso verso la IA: il mercato offre loro automazioni furiose o strumenti inefficaci. Non offre creazione di competenze vere nelle risorse, analisi customizzate e miglioramenti “taylor made” dei processi e miglioramenti nei risultati misurabili. Questi passano da una formazione solida e fatta di chiarezza, ascolto, interazione, esercizio e assistenza continua. IA Transformation Day è il primo passo, ma nel mondo della alfabetizzazione ia il mio laboratorio farà molte incursioni. Sono solo all’inizio del viaggio. Vieni con me?

  • Change Management e intelligenza artificiale, connubio necessario

    Change Management e intelligenza artificiale, connubio necessario

    Per capire cosa sta succedendo con questa benedetta intelligenza artificiale serve qualcosa di nuovo.

    Serve esattamente una cosa che non vedo negli ambienti di lavoro che frequento: il change management.

    Il Change management (gestione del cambiamento) è un insieme strutturato di metodi, competenze e strumenti. Questi sono utilizzati per spostare persone, team e organizzazioni da uno stato attuale a uno stato futuro desiderato. L’obiettivo è ridurre al minimo la resistenza e massimizzare i risultati.

    Piccoli episodi, grandi danni

    In questo periodo picchio forte in laboratorio sulla creazione di percorsi formativi e contenuti incentrati sull’intelligenza artificiale. Lo faccio soprattutto ascoltando gli stakeholder: studenti, colleghi, potenziali clienti.

    La riflessione che stai leggendo nasce da un piccolo episodio, ultimo di una serie di piccoli episodi. Un compagno di classe di mio figlio non riusciva a mandare una mail al mio indirizzo di posta con il file allegato di una ricerca che mio figlio doveva studiare. Ci ho pensato un attimo e mi sono detto: beh, chiamo la madre.

    Quarantacinque anni, media cultura, probabilmente impiegata in azienda. Le ho detto: “Ciao G., mi invieresti tu con la tua mail alla mia mail il file della ricerca che A. non sta riuscendo a mandarmi?”. Risposta: “Eh ma io non so come si fa. Nel computer di A… non c’è la mia mail”.

    Silenzio… e poi: “Ok, grazie lo stesso. Mando Davide a prendere il file con una chiavetta…”.

    Dietro questo piccolo episodio si nascondono gli enormi danni dell’ignoranza digitale e della completa mancanza di conoscenza del change management.

    Le persone e la paura di cambiare.

    L’economia è fatta dalle persone e le persone ne sono ancora il motore principale, nonostante l’intelligenza artificiale. La comparsa dell’IA nella vita di tutti i giorni, tuttavia, ha cambiato profondamente le regole del gioco. Ora se un umano vuole restare centrale nello sviluppo della sua vita e del suo lavoro, deve sapere di tecnologia. Deve sapere di IA, deve sapere di cambiamento.

    Altrimenti ne viene travolto.

    Molte delle persone che mi circondano, invece, rimangono ancorate a schemi, modelli, abitudini, processi e modi che già conoscono. Per paura, per ignoranza, per mancanza di motivazione. Nelle aziende, nelle organizzazioni, negli enti pubblici e privati, vedo masse di persone che non cambiano. Che continuano a fare quello che fanno come lo facevano 3-5-10 anni fa. Questa cosa mi spaventa. Non hanno stimoli, spinta, anticorpi per resistere al virus della tecnologia che sta stravolgendo tutto.

    Sono persone che, come G, magari sanno mandare una mail dal loro computer, in azienda, con un file allegato. Quando, però, cambi nella loro testa lo schema, vanno in crash.

    “Eh, ma nel computer di mio figlio non c’è la mia mail…”. Ti rendi conto?

    Sono le persone del: “eh, ma io non so. Io ho sempre fatto così”. Sono spaventato dalla quantità di persone con questa mentalità. Popolano uffici, fabbriche, scuole, negozi, vie, case, e palazzi di questo paese. Sono ovunque.

    Change management: una cosa che manca davvero

    Sono persone che non sanno fare change management. Ecco una cosa che ci manca, qui in Italia. Non sappiamo cambiare.

    Si tratta di un grande buco nero. Un sacco di persone rischiano di essere risucchiate dentro. Sono quelle persone che non hanno i mezzi personali e culturali per evolvere. Non riescono a far evolvere il loro lavoro perché non sanno alcunché di change management.

    Il change management è una materia da insegnare fin dalle scuole superiori. Questo darebbe modo ai nostri giovani di cominciare ad avere quelle competenze necessarie per affrontare i cambiamenti. È fondamentale sapere di change management per evolvere nel momento in cui si presenta la necessità di farlo.

    Il punto di partenza

    Secondo un’analisi di Harvard Business Review, circa il 70 % dei programmi di trasformazione tecnologica fallisce. La causa è una gestione inadeguata della componente umana. Questo dato è ancora più rilevante quando la trasformazione ruota attorno all’intelligenza artificiale.

    Qui, l’adozione di nuovi flussi di lavoro e la fiducia nell’algoritmo contano quanto la qualità del modello. Per questo conoscere i principi del change management non è solo un “nice to have”. È la cassetta degli attrezzi che permette di mappare le resistenze. Aiuta anche a costruire sponsorship. Inoltre, permette di misurare l’adozione di tool AI sin dal day-one.

    Un ottimo punto di partenza è il classico di John P. Kotter Leading Change. Questo libro spiega in otto passi come creare urgenza. Permette anche di coalizzare gli sponsor (cioè coloro che in un organizzazione… ci credono) e consolidare i risultati. Se sei solo, se vuoi semplicemente cambiare tu… i principi valgono eccome. Puoi trovarlo facilmente online, ad esempio su Amazon.

    La palla ora passa a te

    Se quello che ho scritto di ha colpito come un proiettile in mezzo alla fronte, ora sta a te. Cerca di essere lucido e stabilire i passi necessari per capire cos’è il change management, come impararlo e come interpretarlo. Per te e per il tuo lavoro è una competenza necessaria e non rimandabile.

    Se, invece, sei a capo di un’organizzazione devi pensare immediatamente al cambiamento come materia da studiare. Lo devi fare prima di cominciare quella transizione tecnologica che ti ingolosisce così tanto perché moltiplicherà le tue opportunità di guadagno dividendo i tuoi costi a metà. Studia il cambiamento prima di pensare all’intelligenza artificiale da inserire qua e là per automatizzare i processi, diminuire i costi e aumentare i guadagni. Se non lo farai… il fallimento sarà assicurato.

  • Dal racconto all’innovazione: il mio laboratorio con l’intelligenza artificiale

    Dal racconto all’innovazione: il mio laboratorio con l’intelligenza artificiale

    Un viaggio quotidiano tra sperimentazione, formazione e sviluppo di applicazioni intelligenti per migliorare la vita e il lavoro delle persone.

    Il 2025 è stato l’anno della svolta. Dopo anni trascorsi nel mondo dell’informazione e della comunicazione, ho sentito che era arrivato il momento di cambiare.

    Non si è trattato solo di aggiornare competenze. Non è stato solo di cavalcare una moda. Ho scelto di lasciare alle spalle la definizione di giornalista. Volevo costruire un’identità nuova, più vicina al mio modo di intendere il futuro.

    Oggi vivo e lavoro in un laboratorio di intelligenza artificiale personale. È sia un’officina creativa, sia un centro di sperimentazione quotidiana.


    Qui collaboro ogni giorno con IA come ChatGPT, Claude e Gemini Advanced, Sora, Descript e molte altre. Non sono strumenti da utilizzare e dimenticare, ma veri partner di pensiero e di progetto. Con il loro supporto:

    • Creo percorsi didattici che aiutano le persone a comprendere e usare l’IA in modo concreto e accessibile.
    • Ripenso i servizi formativi, mettendo al centro la trasformazione e la crescita delle risorse umane. Prima ancora che l’automazione dei processi.
    • Produco contenuti multimediali — testi, video, audio, workshop — con un metodo che fonde intuizione umana e potenzialità tecnologica.

    La programmazione, il mio nuovo confine

    Non mi fermo qui. Nel laboratorio di intelligenza artificiale di Francesco Facchini, il sottoscritto, sto anche apprendendo la programmazione assistita dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è creare applicativi su misura. Questi strumenti aiutano enti, professionisti e aziende. Essi consentono di ottenere soluzioni personalizzate per il loro sviluppo e il loro miglioramento continuo.

    Questo lavoro quotidiano non è solo tecnico. È un cammino di riflessione su come rendere l’innovazione semplice, comprensibile, utile davvero.

    No automazione, si evoluzione

    Non propongo automazione fine a sé stessa. Propongo un’idea diversa di innovazione. È un’innovazione che parte dalle persone. Si tratta del potenziamento delle loro capacità e della possibilità di vivere e lavorare meglio.

    Il mio obiettivo è chiaro: diventare un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi all’intelligenza artificiale senza timore. Voglio essere un supporto per chi cerca qualcuno che spieghi concetti complessi con parole semplici. Aspiro ad aiutare chi vuole trasformare il cambiamento tecnologico in una opportunità concreta e accessibile.

    Il futuro che voglio abitare

    Ogni giorno, con pazienza e determinazione, costruisco ponti tra le idee e la pratica. Collego anche la tecnologia e la vita reale.
    In questo laboratorio, una riga di codice alla volta, si disegna il futuro. È il futuro che voglio abitare. È un futuro in cui l’intelligenza artificiale non sostituisce le persone. Invece, le aiuta a diventare la versione migliore di sé.

    Se ti interessa sapere come l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento concreto per la crescita personale, seguimi nel mio percorso. Ti invito a scoprire il mio viaggio. Può anche favorire lo sviluppo professionale.

    Nel mio laboratorio, ogni giorno, nascono idee e soluzioni. Sono pensate per aiutare persone e organizzazioni. L’obiettivo è costruire un futuro più consapevole.
    Puoi trovarmi qui, pronto a raccontarti il cambiamento, un passo alla volta.

  • Giornalista, ti metto nello zaino dei ricordi

    Giornalista, ti metto nello zaino dei ricordi

    C’è una parola che sta sparendo.

    Adesso ti racconto quale, dove e perché. La parola che sta sparendo é #giornalista. Sta sparendo dal mio orizzonte, si sta dissolvendo nel mio lavoro, sta scomparendo dal mio futuro. Appartiene con grande affetto al mio passato.

    Sinceramente non credevo che questi mesi del 2025 mi riservassero un nuovo viaggio e una clamorosa evoluzione, ma è così. La parola giornalista sparisce progressivamente dai miei social, sparirá dal mio sito, dalle mie presentazioni.

    Ho deciso di farla sparire. Non sono un giornalista ormai da anni. Ostinarmi a tenere il respiratore attaccato a questa parola morente non aveva più senso.

    Trentatré anni con questa parola cucita sul cuore sono stati un bellissimo viaggio.

    Ma perché é sparita? Perché ne sono comparse molte altre nello scarabeo del mio lavoro. Ostinarsi a contenerle dentro la parola giornalista non avrebbe avuto più senso.

    Giornalista, parola svuotata di senso

    Oltretutto la definizione di giornalista non ha senso. Questo è evidente almeno a guardare le leggi che la regolano. Anche le istituzioni che la tengono in vita non hanno significato. Perfino le scuole che la definiscono non sono in grado di dare a questa parola motivi per esistere.

    Oggi il lavoro di chi comunica, informa, crea e forma, si definisce con tante altre parole. Per questo motivo ho preso la gomma e iniziato a cancellare la parola giornalista dalla mia vita professionale. Perché ce ne sono tante altre che meglio la definiscono.

    Ho incontrato migliaia di persone nel giornalismo e dico grazie a tutte. Spero di averne aiutate altrettante. É stato il mio mondo, ora non lo é più.

    Uno zaino di parole tutte nuove

    Media, content creation, innovazione, nuovi linguaggi, informazione, creatività, formazione, evoluzione, cambiamento, intelligenza artificiale.

    Ecco le parole che resteranno nel mio zaino. Ora lo sto preparando con tutte le cose nuove. Sono pronto per un altro viaggio.

    Se vuoi fare la strada con me sei il benvenuto, sei la benvenuta. Ok. Per una volta ho parlato di me, ma smetterò alla fine di queste righe. Qui troverai i miei nuovi percorsi. Andremo alla scoperta dell’intelligenza artificiale tenendo sempre l’uomo ben saldo al centro.