Autore: Francesco Facchini

  • Protetto: AI Act, strumento di analisi della compliance

    Protetto: AI Act, strumento di analisi della compliance

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  • L’importanza della cultura digitale nell’era dell’intelligenza artificiale

    L’importanza della cultura digitale nell’era dell’intelligenza artificiale

    Key points dell’articolo

    • L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della vita quotidiana e del lavoro.
    • La vera sfida non è l’uso degli strumenti, ma la costruzione di una cultura digitale che metta al centro l’essere umano.
    • Il prompt engineering rappresenta una nuova alfabetizzazione necessaria per dialogare con l’IA.
    • L’IA libera tempo, aumenta la qualità del lavoro e stimola creatività e conoscenza.
    • Trattare l’IA come gadget limita il suo potenziale: serve consapevolezza individuale e organizzativa.
    • Promuovere una cultura dell’IA nelle aziende porta a risultati collettivi straordinari.
    • Anche i social, i siti e tutto il web stanno cambiando senso e uso. Vanno capiti e imparati.
    • L’uso consapevole e responsabile è la chiave per non perdere l’unicità umana.

    Viviamo in un momento storico. L’intelligenza artificiale non è più soltanto un argomento di ricerca. Non è più solo una suggestione da fantascienza. È entrata nelle nostre vite quotidiane, trasformando il lavoro, la comunicazione, la creatività e persino la nostra organizzazione personale. Capire come funziona e come interagire con questi strumenti non è un lusso: è una competenza necessaria.

    Oltre la tecnologia: la cultura digitale

    Parlare di intelligenza artificiale significa parlare di cultura digitale. Non basta usare uno strumento. Serve comprendere il linguaggio che lo governa. È importante capire le logiche che lo muovono. Bisogna conoscere i principi che ne determinano l’impatto. Questo approccio culturale permette di mantenere al centro la persona e non la macchina. È la differenza tra subire la tecnologia e guidarla.

    Il linguaggio dell’IA come nuova alfabetizzazione

    Un anno e mezzo di studio mi ha insegnato che l’IA richiede una vera alfabetizzazione. Il prompt engineering, per esempio, non è solo tecnica: è il modo con cui impariamo a dialogare con i sistemi. Capire come formulare una richiesta è fondamentale. Costruire un contesto efficace è essenziale. Gestire un flusso di informazioni significa possedere la chiave per trasformare l’IA in un alleato di pensiero e di creatività.

    Efficienza e nuove possibilità

    Uno degli effetti più evidenti dell’IA è l’aumento dell’efficienza. I tempi di lavoro sono dimezzati. La qualità è raddoppiata. La produttività cresce senza sforzo apparente. Ma il vero valore non è solo nella velocità: è nello spazio che si libera. Tempo per pensare, per immaginare, per approfondire. L’IA diventa così un acceleratore di idee e di conoscenza.

    Un laboratorio di creatività

    Grazie all’IA, oggi possiamo costruire software, applicativi, flussi di lavoro e contenuti in modi prima impensabili. È come avere un laboratorio infinito, un garage pieno di attrezzi sempre disponibili. Questo arsenale creativo stimola il cervello a lavorare in maniera più intensa. Ogni problema diventa un’opportunità di progettazione.

    Lavoratori e IA: dal gadget alla competenza

    Spesso utilizziamo gli strumenti di intelligenza artificiale come fossero gadget. Li usiamo come piccole scorciatoie per risolvere problemi quotidiani, anche al lavoro. Lo facciamo spesso senza che la nostra azienda lo sappia o se ne renda conto. Questa abitudine, però, limita le potenzialità reali dell’IA. Se fossimo tutti dotati di una solida cultura digitale, potremmo trasformare il nostro modo di lavorare. Avendo competenze adeguate di prompt engineering, riusciremmo a utilizzare meglio gli strumenti. Una consapevolezza diffusa dell’uso corretto degli strumenti professionali ci aiuterebbe.

    Cultura organizzativa e valore collettivo

    Il passo successivo è portare questa consapevolezza dentro le organizzazioni. Promuovere una corretta cultura dell’IA a livello aziendale significa generare risultati straordinari: processi più efficienti, innovazione continua, collaborazioni più agili. Invece, oggi, troppo spesso ci fermiamo a “giocare” con ChatGPT e ci arrabbiamo se non risponde come vorremmo. È un approccio che riduce l’IA a passatempo. L’intelligenza artificiale potrebbe essere un motore di trasformazione profonda se guidato da formazione e cultura condivisa.

    Social, web e nuovi modi d’uso

    Allargando la visione oltre l’IA, anche i social network e il web hanno profondamente cambiato il loro senso. Non sono più soltanto vetrine o mezzi di intrattenimento. Sono piattaforme di connessione e di interazione tra le persone. Includono strumenti che possono accompagnarci nell’evoluzione come individui, lavoratori e progettisti del nostro futuro. Tuttavia, questo cambiamento richiede un nuovo approccio culturale. Abbiamo bisogno di un diverso “modo d’uso”. Dobbiamo tornare protagonisti dopo anni passati a subire la logica di queste piattaforme.

    La responsabilità di un uso consapevole

    C’è però un punto cruciale: la responsabilità. L’IA è uno strumento straordinario, ma va gestito con equilibrio. Quando supporta, libera energie e migliora la vita. Quando sostituisce, rischia di spersonalizzare. È qui che la cultura digitale diventa indispensabile: sapere integrare l’IA mantenendo salda la centralità dell’essere umano.

    Conclusione

    La cultura digitale è il vero motore di questa trasformazione. Non si tratta di inseguire la tecnologia, ma di imparare a conviverci con intelligenza, senso critico e creatività. Solo così l’IA diventa un alleato e non una minaccia.

    Viviamo in un mondo in cui l’intelligenza artificiale cresce di giorno in giorno. La cultura digitale non è più un optional. Essa è la condizione necessaria per costruire futuro e qualità della vita.

  • L’AI ACT spiegato facile: una nuova cultura è in arrivo

    L’AI ACT spiegato facile: una nuova cultura è in arrivo

    Pensavo fosse una legge europea burocratica, soffocante e negativa. Su questo AI ACT mi sbagliavo di grosso.

    L’AI Act è potente e coraggioso. È anche lungimirante. Mi fa pensare di essere fortunato a vivere in Europa. Questo è particolarmente vero in questi periodi di cambiamenti così “violenti” nel mondo delle macchine.

    Questo testo legislativo è il primo regolamento europeo completo dedicato all’intelligenza artificiale: è la prima legge quadro al mondo. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 e diventerà pienamente applicabile nei prossimi anni, con un calendario graduale. Molti l’hanno considerata una norma complessa. In realtà, dopo un’analisi più attenta, è una legge ben scritta, con un grande valore sociale e culturale. Non solo regola la tecnologia, ma aiuta i cittadini a convivere con l’IA costruendo fiducia.

    Che cos’è l’AI Act e chi riguarda

    Il regolamento si applica sia a chi sviluppa sistemi di intelligenza Chi deve rispettare l’AI Act

    In pratica, devono adeguarsi tutte le organizzazioni che sviluppano, distribuiscono o utilizzano sistemi di IA in contesto professionale. Rientrano quindi:

    • le grandi aziende tecnologiche che creano piattaforme e modelli;
    • le PMI che adottano l’IA nei propri processi produttivi e di servizio;
    • le pubbliche amministrazioni che usano algoritmi in settori sensibili come giustizia, sanità o welfare;
    • le istituzioni di ricerca e le università quando sviluppano soluzioni applicabili sul mercato;
    • le multinazionali fuori dall’UE che offrono servizi a utenti europei.

    L’AI Act stabilisce così un perimetro ampio. Chiunque usi l’intelligenza artificiale per interagire con cittadini o mercati europei è tenuto a rispettarne i principi e le regole.

    Il sistema dei rischi: 4 livelli chiave

    Il cuore dell’AI Act è la classificazione per rischio, che consente regole proporzionate:

    1. Rischio inaccettabile → pratiche vietate (es. social scoring di massa, manipolazione inconscia).
    2. Alto rischio → settori critici (sanità, giustizia, lavoro, istruzione, infrastrutture): requisiti stringenti, supervisione umana e valutazioni di impatto.
    3. Rischio limitatoobblighi di trasparenza (chatbot e deepfake devono dichiararsi come IA).
    4. Rischio minimo o nullo → usi quotidiani senza obblighi particolari.

    Questa impostazione ha un forte valore sociale: proteggere i cittadini senza soffocare l’innovazione.

    Obblighi per aziende e PA: documenti e controlli

    Per dimostrare conformità, le organizzazioni devono adottare un vero sistema di gestione dell’IA. Gli strumenti principali:

    • AI Policy con principi, ruoli e responsabilità.
    • Registro dei sistemi IA utilizzati e finalità associate.
    • Valutazioni dei rischi e, ove richiesto, analisi di impatto sui diritti fondamentali.
    • Tracciabilità e monitoraggio: log delle attività, registri degli incidenti, audit trail.
    • Procedure di supervisione umana per il corretto utilizzo.

    Non è burocrazia fine a sé stessa: sono prove di controllo, trasparenza e responsabilità.

    AIMS (ISO/IEC 42001): il sistema di gestione dell’IA

    L’Artificial Intelligence Management System (AIMS), definito dallo standard ISO/IEC 42001, introduce un ciclo di pianificazione, attuazione, verifica e miglioramento continuo (PDCA). L’AIMS:

    • integra l’IA nei processi aziendali esistenti;
    • struttura controlli e responsabilità;
    • facilita la dimostrazione della conformità all’AI Act.

    Formazione e AI literacy: un dovere per tutti

    L’AI Act rende centrale la formazione. Ogni lavoratore, dal management all’operativo, deve acquisire AI literacy:

    • cos’è l’intelligenza artificiale;
    • quali rischi e limiti comporta;
    • come usarla in modo sicuro e responsabile.

    Ruoli e responsabilità in azienda

    Per garantire la compliance, le organizzazioni dovranno nominare figure precise:

    • Responsabili della policy IA e della conformità.
    • Manager dell’AIMS (implementazione, monitoraggio, miglioramento).
    • Referenti per la sicurezza e la protezione dei dati.

    I lavoratori concorrono attivamente in diversi modi. Devono rispettare le policy. Non devono introdurre software non autorizzati. Devono segnalare anomalie. Inoltre, devono distinguere sempre l’uso professionale da quello personale degli strumenti IA.

    Perché l’AI Act è una buona legge

    Pur non essendo perfetto, l’AI Act introduce un approccio nuovo:

    • regole proporzionate basate sul rischio;
    • alfabetizzazione digitale come leva di fiducia;
    • responsabilità condivisa tra organizzazioni e persone.

    Più che punire, la legge educa. L’obiettivo è una società che non subisce la tecnologia, ma la comprende e la governa.

    Conclusione

    L’AI Act segna un passaggio storico: dall’entusiasmo incontrollato verso l’IA a una convivenza regolata, sicura e responsabile. Per aziende e PA la sfida è trasformare l’obbligo normativo in vantaggio competitivo e culturale.

    In definitiva, questa legge non è solo un quadro normativo. È un invito a introdurre una nuova cultura dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni. È una cultura che supporta le imprese, le istituzioni e i lavoratori. Li aiuta a costruire ogni giorno il loro futuro con maggiore consapevolezza, sicurezza e visione.

  • Che cos’è la shadow AI?

    Che cos’è la shadow AI?

    Shadow AI: come l’IA non gestita sta silenziosamente trafugando i dati aziendali

    La Shadow AI è l’adozione non autorizzata di strumenti generativi da parte dei dipendenti, al di fuori dei canali IT. Questo fenomeno crescente rappresenta una minaccia invisibile che può portare a fuga di dati sensibili, violazioni legali e compromissione reputazionale.

    Questo articolo risponde in modo chiaro alle principali domande – che cos’è, quali rischi comporta, come difendersi – e allo stesso tempo propone soluzioni concrete.

    Il video integrato alla fine rappresenta la testimonianza visiva ed esperta del problema: guardarlo è fondamentale per comprenderne le dinamiche reali.

    Se non fai attenzione, la shadow AI ti danneggia

    La Shadow AI è la versione IA della Shadow IT: l’uso di applicazioni IA esterne (chatbot generativi, tool di scrittura, AI per coding) da parte dei collaboratori senza alcuna autorizzazione ufficiale o governance aziendale.


    1. Perché è un problema

    ➤ Fuga di dati sensibili

    I prompt possono includere codici, dettagli di clienti, strategie interne. Una volta inviati su piattaforme esterne, i dati escono dal controllo aziendale e possono essere usati per training o archiviazione indefinita.

    ➤ Rischi di compliance e legali

    Il trattamento non autorizzato di dati personali o strategici viola normative come il GDPR e può esporre l’azienda a sanzioni fino al 7% del fatturato.

    ➤ Decisioni influenzate da modelli non verificati

    Quando le intelligenze artificiali esterne supportano i processi decisionali, come la selezione delle risorse e l’analisi di mercato, possono emergere bias, errori e una mancanza di tracciabilità.

    ➤ Vulnerabilità tecnica e costi nascosti

    Gli strati Shadow AI bypassano i controlli di sicurezza tradizionali: spesso non compaiono in log aziendali, consumano licenze e risorse cloud sconosciute.

    ➤ Danni reputazionali

    Contenuti generati da tool non verificati possono essere errati o fuorvianti, compromettendo credibilità interna ed esterna.


    2. Perché preoccuparsene ora

    L’adozione degli strumenti generativi è esplosa: molte aziende non hanno idea di quanti dipendenti usino AI esterne quotidianamente.


    3. Come difendersi

    ✅ Discovery e inventario strumenti IA

    Usa piattaforme tipo Defender for Cloud Apps o Obsidian Security per individuare ogni applicazione IA in uso e classificarla in base al rischio.

    ✅ Policy chiare e classificazione dati

    Definisci una Acceptable AI Use Policy che stabilisca quali dati non devono mai essere inseriti in strumenti IA esterni.

    ✅ Monitoraggio e controllo in tempo reale

    Integra sistemi di controllo e strumenti di proxying per bloccare o flaggare l’invio di informazione sensibile verso tool non approvati.

    ✅ Formazione mirata

    Educa i collaboratori sui rischi concreti: mostra esempi reali di fughe dati, insegna come anonimizzare input e indirizzare le richieste verso tool interni sicuri.

    ✅ Alternative sicure e governance dei modelli

    Adotta soluzioni enterprise o open‑source (es. LLaMA, Gemini, modelli internamente hostati), integrabili con policy d’uso e controllo sugli output

    La Shadow AI non è un’invenzione teorica: è un problema concreto in azienda. La velocità di adozione dei tool generativi supera la capacità di governance attuale. Ignorare il fenomeno può portare a perdite di dati, multe legali e compromissione della reputazione.


    ▶️ Guarda il video

    ▶️ Iscriviti al workshop gratuito

    Se vuoi capire come utilizzare correttamente l’IA nella tua azienda e come essere in regola con le nuove normative che stanno entrando in vigore in questi mesi, iscriviti al workshop gratuito che trovi qui sotto. Ci vediamo il 19 settembre 2025 e ne parliamo insieme e se partecipi potrai anche chiedermi una call gratuita personalizzata per comprendere insieme a che punto siete, tu o la tua organizzazione, con l’implementazione corretta dell’IA nei processi di lavoro in modo confacente ai dettami delle leggi europee e italiane sulla materia.

  • Ai literacy: una nuova sfida per le aziende

    Ai literacy: una nuova sfida per le aziende

    AI Literacy: la nuova frontiera della formazione aziendale nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    L’Intelligenza Artificiale non è più fantascienza, ma uno strumento di lavoro quotidiano. Dall’automazione dei processi alla gestione dei clienti, le sue applicazioni e i suoi modelli trasformano il modo in cui operiamo.

    Ma siamo sicuri di saperla usare correttamente? Qui entra in gioco un concetto fondamentale, reso ancora più centrale dal nuovo AI Act europeo: l’AI Literacy, o alfabetizzazione sull’Intelligenza Artificiale.

    Non si tratta di diventare tutti programmatori, ma di acquisire le competenze per usare questi strumenti in modo consapevole, critico ed efficace. Vediamo perché è un tema che nessuna azienda può più ignorare.

    Cos’è l’AI Literacy? Molto più che “Saper usare un software”

    L’AI Literacy, come dice lo stesso AI Act, è la capacità di comprendere, interagire e valutare criticamente i sistemi di Intelligenza Artificiale. Significa dotare le persone, a ogni livello aziendale, delle conoscenze per:

    • Comprendere le capacità e i limiti di un sistema IA.
    • Interpretare correttamente i risultati (output) che produce.
    • Riconoscere potenziali errori o bias (pregiudizi) negli output.
    • Prendere decisioni informate, usando l’IA come supporto e non come un oracolo infallibile.
    • Evitare l’eccessiva fiducia (il cosiddetto “automation bias”), che porta a errori anche grossolani.

    In sintesi, l’alfabetizzazione AI trasforma i dipendenti da utenti passivi a supervisori attivi e consapevoli della tecnologia.

    Cosa dice l’AI Act Europeo: un obbligo chiaro per le aziende

    L’AI Act, il nuovo regolamento europeo sull’IA, non lascia spazio a dubbi. L’obbligo di garantire un’adeguata alfabetizzazione AI non riguarda solo chi crea la tecnologia, ma anche e soprattutto chi la utilizza in un contesto professionale.

    L’articolo 4 della legge stabilisce un principio generale: le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di IA devono assicurare un livello adeguato di AI Literacy al proprio personale.

    Questo obbligo diventa ancora più stringente per i sistemi classificati “ad alto rischio” (come quelli usati per la selezione del personale, la valutazione del credito o in ambito sicurezza). Per questi, la legge richiede una supervisione umana efficace, che è impossibile senza una formazione specifica e approfondita.

    Obblighi e adempimenti concreti per la tua Azienda

    Cosa significa tutto questo per un’azienda “normale” che usa o intende usare soluzioni di IA? Significa che non basta acquistare una licenza software, ma è necessario un piano di integrazione che preveda:

    1. Valutazione dei Rischi: Mappare i sistemi di IA in uso e classificarli in base al rischio (alto, limitato, minimo).
    2. Pianificazione della Formazione: Creare un piano formativo su misura, differenziato per ruoli e per livello di interazione con l’IA.
    3. Erogazione della Formazione: Organizzare corsi e workshop per spiegare non solo il come si usa uno strumento, ma anche il perché funziona in un certo modo, quali sono i suoi limiti e come validarne i risultati.
    4. Monitoraggio e Aggiornamento: L’IA evolve rapidamente. La formazione non può essere un evento una tantum, ma un processo continuo.

    Documentazione e registri: come dimostrare la conformità

    Per essere conformi alla normativa e per tutelarsi, le aziende devono poter dimostrare di aver adempiuto all’obbligo formativo. È fondamentale quindi istituire e mantenere:

    • Registro della Formazione: Un documento che tracci chi ha partecipato a quale corso, in quale data e con quale esito.
    • Materiale Didattico: Conservare il materiale utilizzato durante i corsi (slide, dispense, registrazioni).
    • Attestati di Partecipazione/Valutazione: Rilasciare certificati che attestino le competenze acquisite, idealmente a seguito di un test di valutazione finale.
    • Procedure Interne Aggiornate: Integrare le linee guida sull’uso corretto dell’IA nei manuali e nelle policy aziendali.

    Chi certifica la formazione?

    L’AI Act non designa un “certificatore” unico e ufficiale per la formazione in AI Literacy. La responsabilità ricade sul datore di lavoro, in qualità di utilizzatore (“deployer”) del sistema IA.

    Tuttavia, per garantire qualità e autorevolezza, le aziende possono affidarsi a:

    • Formatori esterni qualificati: Professionisti o società di consulenza con comprovata esperienza in ambito IA, etica digitale e compliance normativa.
    • Enti di formazione accreditati: Organismi che offrono percorsi certificati riconosciuti a livello nazionale o settoriale.
    • Figure interne con competenze validate: Manager o specialisti che, dopo aver ricevuto una formazione di alto livello, possono a loro volta formare i colleghi (“formazione a cascata”).

    L’importante è che il percorso sia strutturato, documentato e misurabile.

    L’AI literacy è un investimento strategico

    Ignorare l’AI Literacy non è un’opzione. Significherebbe esporsi a rischi legali, operativi e reputazionali. Al contrario, investire nella formazione del personale significa trasformare un obbligo normativo in un potente vantaggio competitivo.

    Un team con una solida alfabetizzazione AI è in grado di sfruttare appieno il potenziale della tecnologia, innovare più velocemente e prendere decisioni migliori e più sicure. In un mondo guidato dai dati, la competenza più importante non è solo avere gli strumenti giusti, ma saperli governare con intelligenza umana.

  • Alfabetizzazione IA: lavori in corso a IA FacLab

    Alfabetizzazione IA: lavori in corso a IA FacLab

    Il mio lavoro ha molto a che fare con l’alfabetizzazione IA.

    Pensa, ne parla anche l’AI Act Europeo che ne parla nell’articolo 3, lett.56 in questo modo: “per alfabetizzazione IA si intendono le competenze, le conoscenze e la comprensione che consentono ai fornitori, ai deployer e alle persone interessate, tenendo conto dei loro rispettivi diritti e obblighi nel contesto del presente regolamento, di procedere a una diffusione informata dei sistemi di IA, nonché di acquisire consapevolezza in merito alle opportunità e ai rischi dell’IA e ai possibili danni che essa può causare”.

    Questo passaggio è uno degli obblighi introdotti dalla legge europea quest’anno e riguarda le aziende e le organizzazioni che introducono modelli e strumenti di intelligenza artificiale. Ci ho lavorato in questi mesi e nelle ultime ore ho concluso la prima fase dei lavori. E ora ti spiego di cosa sto parlando.

    Un percorso per entrare nel mondo IA

    Ho realizzato un percorso didattico di formazione e abilitazione all’uso dell’Intelligenza Artificiale fatto di un giorno di formazione intensiva e di alcune operazioni preparatorie prima del momento di apprendimento e progettuali nei successivi tre mesi. Clicca qui sotto per sapere di cosa si tratta.

    Clicca qui per andare sulla landing page di presentazione del corso IA Trasformation Day 2025.

    Nella progettazione l’ho inteso come una porta d’entrata nel mondo dell’IA per piccoli gruppi che hanno bisogno di migliorare immediatamente competenze, processi e risultati. Un percorso che, tuttavia, è efficace nel mettere a posto i fondamenti di IA per comprendere come approcciare questo mondo nella maniera più corretta. Partendo dal linguaggio più importante per utilizzare le IA: l’ingegneria del prompt.

    Alfabetizzazione IA: un percorso interattivo

    Ho creato per la prima volta un percorso formativo multimediale online interattivo, per sviluppare una buona profondità di relazione dello studente con la materia e gli strumenti di conoscenza. Slide, esercizi, quiz a metà percorso e poi test finale. Il tutto pensato per fare in modo che ci fosse un rapporto studente-learning object-materia.

    Infine, nella parte finale, ho iniziato a costruire una nuova forma di relazione con gli studenti che incontrerò nello sviluppo di questo servizio del laboratorio.

    Rapporto, ecco la differenza

    Per aiutare chi approccia questa materia senza precedenti competenze ci vuole un rapporto. Un rapporto con i giusti fondamenti di conoscenza e anche con chi te li spiega. Per questo la versione 1.0 IA Transformation Day finisce con un regalo speciale.

    Vuoi sapere di cosa sto parlando? Sto parlando di uno speciale “IA Personal Assistant”. Si tratta di un’agente IA progettato da me sulla piattaforma Eleven Labs che può rappresentare un aiuto efficace, preciso, professionale e didascalico, per chi arriva al termine del percorso. Insomma, ho creato il primo passo del rapporto tra lo studente e il mio laboratorio, tra lo studente… e il sottoscritto!

    E le news non sono finite qui.

    Alfabetizzazione IA: una necessità impellente

    Questo IA Transformation Day (qui il link per la porta d’entrata) è il primo prodotto-servizio del laboratorio che entra nell’area della alfabetizzazione IA per piccole organizzazioni. Proprio le aziende, gli enti, le imprese piccolissime non sono per nulla aiutate nello sviluppo del loro percorso verso la IA: il mercato offre loro automazioni furiose o strumenti inefficaci. Non offre creazione di competenze vere nelle risorse, analisi customizzate e miglioramenti “taylor made” dei processi e miglioramenti nei risultati misurabili. Questi passano da una formazione solida e fatta di chiarezza, ascolto, interazione, esercizio e assistenza continua. IA Transformation Day è il primo passo, ma nel mondo della alfabetizzazione ia il mio laboratorio farà molte incursioni. Sono solo all’inizio del viaggio. Vieni con me?