Perché non riusciamo più a prestare attenzione sui social e sul web

La distrazione non c’entra: l’assenza di attenzione è una forma di difesa dalla realtà.

Sono giorni che ci penso. Sui social e sul web non siamo poco attenti: abbiamo scelto di smettere di prestare attenzione come forma di difesa dalla realtà.. Non concediamo più attenzione, vogliamo solo evasione o annullamento. Il motivo? Semplice: in questo momento abbiamo paura, sì, paura anche dei social e del web. Scegliamo di non prestare attenzione perché la paura ci ha convinti che capire e sapere non servano più a proteggerci..

In un mondo che erutta finzione, guerra, tragedia, sopraffazione, inconsistenza, non stare più attenti, in modo definitivo, è l’unica difesa che ci rimane. Quello che vediamo attraverso il nostro smartphone è talmente violento, talmente distopico, talmente privo di valori e di morale, che ci sembra finto. Non può essere vero che a Minneapolis, nel cuore della più grande presunta democrazia del mondo, gli Stati Uniti, venga uccisa a sangue freddo una madre di 37 anni, Renée Hood. Tutto troppo violento, spegniamo l’attenzione, altrimenti si impazzisce.

Fine dell’attenzione sul web: due piccoli esempi

Ti racconto due piccoli esempi che mi riguardano. Su questo sito c’è un corso di auto imprenditorialità per i giornalisti. Siccome so che molti colleghi sono in difficoltà, ho deciso di metterlo gratuitamente a disposizione. Ho diffuso la cosa sui canali social, nei gruppi whatsapp di colleghi. Perfino una newsletter di colleghi ha ripreso il fatto. Dopo più di un mese lo hanno visto pochissime persone. Per intenderci: 13.

Seconda piccola storia. Nei miei corsi 2026 uso come strumento di connessione del gruppo classe la chat di gruppo di ChatGpt. Strumento potente visto che può farci mettere in contatto tra di noi, ma anche con la IA di Open AI. In un contesto di una classe di giovani, pensavo venisse usato alla grande.

Risultato: nulla.

La chat ha una sola interazione dopo 14 giorni dalla sua nascita. “Strumento non conosciuto” uguale “strumento che impone attenzione e curiosità” uguale “non attivo l’attenzione, non riesco”.

Abbiamo paura, siamo sgomenti. Non riusciamo più a tenere attiva l’attenzione perché la comunicazione comincia a spaventarci. I media cominciano a spaventarci. I social con il loro mare di contenuti sintetici cominciano a spaventarci. Nella mia vita di persona normale ho vissuto in queste ore scambi di comunicazione aggressiva e violenta nei miei confronti partita da un completo e totale fraintendimento. Scambi partiti da cose che io non ho detto.

La distorsione del segnale

Mi sembra che il segnale di comunicazione tra le persone si sia talmente distorto che abbiamo smesso di ascoltare. Qualsiasi cosa. Non riusciamo più nemmeno ad aggiustare le frequenze, è tutto rotto.

Un altro piccolo esempio. Ho creato dei form per chiedere informazioni a studenti e possibili clienti. Se chiedo informazioni è per ricevere informazioni. Se ti faccio una domanda è per ricevere una risposta. Sapessi il disastro di non so, di risposte tirate via alla cavolo, di parti dei questionari vuote. Comunicare e non comunicare hanno ormai lo stesso valore: nullo.

Lo dico più chiaramente. Una persona che conosco ha risposto così a una domanda a risposta aperta che avevo messo in uno di questi form: “Oh, Fac, ma che domande fai… lo sai benissimo che cosa uso!!!”. Non so, dimmelo tu: ti sembra modo di comunicare? Ti sembra modo di rispondere a un questionario professionale?

Eppure potrebbe essere un bel momento

L’intelligenza artificiale, che oggi amplifica il rumore, può diventare lo strumento più efficace per ridare controllo, orientamento e attenzione alla comunicazione. Dovremmo semplicemente frenare tutto e pensare che siamo sull’orlo del precipizio. O riprendiamo a comunicare o a cercare valore, o andrà tutto a rotoli. Proprio tutto.

Grazie all’IA potremo farlo con precisione, basterebbe invertire l’inerzia delle comunicazioni. Basta web, social, IA, digital, metaverso, email, contenuti sintetici, propagande di hacker e di delinquenti online o offline. Ferma tutto. Voglio dirti tre modi con i quali utilizzare l’IA per riprendere in mano il volante della comunicazione, attiva o passiva che sia.

L’IA come filtro

I modelli di intelligenza artificiale possono aiutarti a ridurre drasticamente il rumore di quello che ti arriva addosso e possono filtrare (dalle email alla ricerca web, fino ai social) la comunciazione che ti riguarda o che vuoi ti riguardi. L’IA, seguendo le tue scelte, può aiutarti a NON VEDERE ciò che non vuoi più vedere. Lo spavento e l’assenza di attenzione, infatti, nascono dal sovraccarico e filtrare ti può aiutare a riprendere il controllo di quello che leggi, vedi, senti.

L’IA come guardiano della fiducia

L’IA può aiutarti a cercare fonti e persone di cui ti fidi. In modo esplicito. Ti fa arrivare velocemente ai contenuti che per te valgono senza perdere tempo. L’unico problema che hai è dirigerla e controllarla sempre, tenendo il cervello e il senso critico accesi. Se io oriento la mia ricerca del contenuto di valore verso le fonti di cui mi fido sto semplicemente sviluppando il giusto orientamento. Aggiungo una cosa: alla ricerca di trust devo anche affiancare la ricerca di punti di vista diversi. Altrimenti entro in una camera dell’eco… nella quale l’IA mi farà vedere solo quello che è simile a me.

L’IA come sintetizzatore

Se mi aiuto con modelli IA nelle operazioni di sintesi e di creazione di supporti per lo studio e la conoscenza farò in modo di dover vedere, sentire, leggere meno e meglio. In questo modo la fase di prima lettura verrà sorpassata da una lettura già profonda e consapevole, non superficiale e distratta o addirittura assente. Anche qui un avviso: attenzione a verificare che i documenti siano adeguatamente sintetizzati e costruiti per farti capire come stanno veramente le cose.

Respira, quindi. Riflettici un attimo e fai scendere, proprio grazie all’IA, l’indice della paura che sta paralizzando in modo definitivo la tua attenzione.


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