Categoria: Giornalismo

Studio da anni il mobile journalism e sono uno dei punti di riferimento della materia in ambito italiano e internazionale. In questa categoria del mio sito ci sono raccolti tutti gli spunti arrivati dalle mie esperienze, dai miei studi e dalla trasformazione della mia figura professionale. Ormai il mobile journalism è il giornalismo di oggi.

  • Ordine dei Giornalisti: pensieri di un candidato

    Ordine dei Giornalisti: pensieri di un candidato

    Si avvicinano le elezioni dell’Ordine dei Giornalisti.

    Sono giorni che ci lavoro tirando via fette alle mie notti di un settembre complicato e di un ottobre che quando guardo l’agenda perdo quel che mi resta dei capelli. Eppure ci sto dando dentro e sto curando la comunicazione digitale un po’ per tutti i componenti della squadra di cui faccio parte per le imminenti elezioni dell’Ordine dei Giornalisti. Si chiama Rinnoviamo l’Ordine e se clicchi qui trovi il suo blog.

    Adesso, però, mi sa che ti parlo di me. E di quello che sta dietro questa esperienza. Se vuoi sapere i punti sui quali mi impegnerò (ammesso che tu sia un giornalista e che ti interessi), eccoti servito. Però ho voglia di parlarti di altro in questo luogo un po’ più personale. Ho voglia di raccontarti i pensieri che mi passano per la testa in queste ore in cui il mal di schiena mi massacra da quante ore sto seduto per lavorare.

    L’ho fatto per me. Si, ma sai perché?

    Te lo spiego. Vorrei davvero che lo sapessi se sei un collega che vuole andarmi a votare. L’ho fatto perché io questo cazzo di lavoro lo adoro ancora adesso, anche se versa in una crisi di sistema, di soldi, di identità e di valori senza precedenti. L’Ordine, sinceramente, lo odio. Dall’Ordine ho ricevuto solo pedaggi, false promesse e un mare di demagogia. Quando nel 2016 ho subito una pesante crisi professionale e personale, l’Ordine era l’ultima cosa che mi veniva in mente nelle mie giornate. Poi ho vissuto la più straordinaria delle stagioni del cambiamento e sono diventato esattamente quello che un giornalista dovrebbe essere oggi, magari anche domani. Un viaggio difficilissimo, ma bellissimo. Oggi sono un giornalista molto felice di esserlo. E la mia crescita è stata lenta e costante.

    Ora ti spiego perché ho detto sì all’eleggibilità al Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti. Per un motivo personale. Già 5 anni fa ho scelto di cambiare molto perché non volevo far vedere a mio figlio la faccia di un papà infelice, intento a fare un lavoro frustrante. Mi sono allontanato da quel mondo che frequenti, se fai il giornalista, tutti i giorni. Ho lasciato indietro tutto. Candidarmi per cercare di cambiare le cose è l’ultima cosa che farò nel mondo del giornalismo. Per potermi guardare allo specchio e dire: “Ok, ho fatto tutto”. Anche se non sarò riuscito a cambiare una virgola di questo mondo morente.

    L’ho fatto per te. Sì, ma sai perché?

    L’ho fatto anche per te. Sì, anche per te. Perché sono il cambiamento che la professione giornalistica dovrebbe intraprendere. E voglio metterlo sul tavolo per vedere se la mia esperienza può far cambiare le cose per tutti. Lo faccio solo perché sono un fan della Teoria dei Giochi di John Nash (Hai visto “A Beautiful mind”?). Se questa professione si riprende, io ci guadagno. E tu anche. So che fatica si fa a inseguire i soldi. So che fatica si fa a collaborare coi giornali, so che fatica si fa a essere imprenditori di se stessi. Ho penato, contato i centesimi, mandato pec per recuperare crediti, ho battuto il marciapiede.

    Sono un Forrest Gump che corre dritto verso il futuro del giornalismo. E fa, fa, fa, sperimenta, prova, sbaglia, si incasina, casca, si rialza, riparte. L’ho fatto per te perché io sono te. Allora leggi qui come si fa a votare e datti una mossa perché Forrest Fac vuole correre fino alla stanza dei bottoni e dire due cose. “Giornalista è chi Giornalista fa” e “Ragazzi, il futuro è da quella parte”.

    Ti aspetto.

  • Il mio viaggio mojo a Merida

    Il mio viaggio mojo a Merida

    Un contenuto particolare per un viaggio particolare.

    Questo contenuto parte dalla app di WordPress e si giova di un nuovo formato. Si tratta di un articolo che parte dalle stories. Sì, hai letto bene. WordPress sta tentando di fondere i linguaggi della produzione di contenuti digitali statica, quella che si fa per il computer per intenderci, con quelli della produzione mobile. Un passaggio davvero storico che fonderà i due mondi, quello “fermo” e quello in movimento, per avvicinare di più i siti al concetto di esperienza e di interazione virtuale di valore.

    Un incontro speciale

    Sono stato a Merida, regione dell’Extremadura non lontano dal Portogallo, perché sono stato invitato a sostenere una lezione sullo smartphone e sulla possibilità di creare un progetto auto imprenditoriale. Un incontro davvero intenso che aveva una parte plenaria e dei laboratori. Ho incontrato decine di colleghi e di studenti spagnoli, cercando di far capire loro che lo smartphone non è solo l’arma per creare contenuto, ma è anche l’arma per progettare il futuro.

    Brutta figura evitata

    Il mio discorso pubblico è passato e sono passati i suoi concetti e gli strumenti per avere nuove visioni professionali.

    Brutta figura evitata.

    Nel laboratorio, invece, ho affrontato il mondo dell’audio e dello smartphone dai social audio ai podcast. Ho dispensato dritte, consigli, suggestioni, suggerimenti su come pensarsi protagonisti della propria vita professionale, su come essere amministratori delegati della Me Corporation con la sola forza di uno smartphone tra le mani.

    La velocità del viaggio mojo della Spagna

    Ho incontrato splendidi colleghi come Urbano Garcia, Montserrat Rigall e Alfonso Perez Caneiro. Ho visto che sono leader veri di un movimento che patisce i suoi problemi (contrasti con chi non vuole cambiare), ma che fa questo viaggio nella mutazione del giornalismo più velocemente rispetto all’Italia. Ho visto un’energia pronta a esplodere che deve arrivare anche qui.

    Il viaggio continua

    Tornando a casa ho pensato che il viaggio deve continuare e deve essere più veloce. Aggiungo anche che deve partire dal basso. Sperimentare come sto facendo in questo istante con questo contenuto nuovo è una delle cose da fare per far capire che si può fare. Con i fatti. Raccontare esperienze e progetti riusciti è un’altra delle cose da fare. Creare e diffondere cultura, pensare fuori dalla scatola ed essere aperti all’ascolto é il senso di questo viaggio. Per questo motivo ho anche messo su questo sito là chat di Messenger. Tu fai domande, io prima o poi ti rispondo.

    Nei prossimi mesi succederanno delle cose. Arriveranno cambiamenti sia sulla mia figura professionale sia nella mia casa digitale: Algoritmo Umano. Stai pronto che andiamo lontano.

  • Dal video del Mottarone alla speranza dello smartphone

    Dal video del Mottarone alla speranza dello smartphone

    La strage del Mottarone ha segnato una nuova pessima pagina del giornalismo italiano.

    Come se ce ne fosse bisogno. Mi riferisco alla pubblicazione, avvenuta su un mare di media italiani, del video delle telecamere di sicurezza della funivia dove è accaduto l’incidente che è costato la vita a 14 persone il 23 maggio 2021. Un video che mostra i secondi precedenti la tragedia e aggiunge solo orrore alla vicenda. Un video che non doveva essere pubblicato. Un video che dell’evento del Mottarone ci regala solo lo stringimento del cuore e il voltastomaco per pensare a quegli infiniti secondi che precedono lo schianto. Un video la cui pubblicazione viola leggi penali e regole professionali.

    Mottarone, quanti pensieri cupi

    La pubblicazione del video del Mottarone mi ha fatto venire moltissimi pensieri cupi, tristi, pieni di rabbia. Vorrei dire quello che penso, ma il senso di questo sito non è la galleria dei miei pensieri. Il sito vuole essere uno strumento utile per capire il mobile journalism, la mobile content creation e tutto il mondo che gli ruota intorno. Vuol far capire il cambiamento che l’uso dello smartphone può svelare per fare informazione vera, per modificare il linguaggio delle immagini e il senso della connessione con lettori, spettatori, clienti, fruitori di ogni tipo dei miei e dei tuoi messaggi di comunicazione.

    Nello stesso giorno del video del Mottarone, video che naturalmente non pubblicherò qui per non partecipare al gioco del click, mi è comparso nello smartphone un altro video. Non violento, violentissimo. Non tragico, tragicissimo. Eppure sostanzialmente diverso. Questo si che te lo sbatto in faccia, te lo pubblico. Questo voglio proprio che tu lo veda.

    Il meraviglioso video di Hashtag our Story

    Vuoi comprendere la differenza delle due tragedie: il Mottarone è costato la vita a 14 persone, le guerre fanno milioni di morti e rendono tragedia la vita di una marea di umani. Se guardi il video capirai che è tragico, urticante, pauroso, impressionante. Ti tocca, di colpisce, ti devasta, ti annienta.

    Però non cavalca il voyeurismo, non chiama il click basato sul buco della serratura, sull’audience, sul voltastomaco, sull’orrore. Non ti violenta, non ti fa stringere il cuore. Mostra la tragedia, la paura, il bisogno, ma anche l’umanità la forza delle madri, la forza dell’aiuto. Il video è di Hasthag our stories, il progetto del mobile journalist Yusuf Omar che mi onora della sua amicizia

    Il messaggio di speranza dello smartphone

    Questo video è per l’organizzazione umanitaria World Vision che, con quei tre minuti realizzati completamente con il mobile journalism, ti mostra, grazie al genio di Yusuf, come può cambiare la vita di una famiglia e come può essere distrutta in tre minuti di tempo. E’ stato realizzato per il World Refugee Day 2021. La potenza del mobile, le immagini dello smartphone, il terrore della batteria che finisce e di non potersi più rivedere. Questo video racconta tutto, ma consegna anche un messaggio di forte speranza. Vuoi sapere quale?

    Lo smartphone può salvarci dalla discesa nel maleodorante mare di merda della mediocrità ed essere linguaggio visivo della nostra vita, della nostra realtà, anche senza cedere al gioco del click, al trionfo delle visualizzazioni, al voyeurismo, alla pornografia dell’orrore. Io guardo da quella parte, dalla parte che indica Yusuf. Quella del mobile journalism, linguaggio nuovo di un giornalismo molto diverso da quello del video del Mottarone.

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  • Il mobile journalism nel 2021 diventerà grande

    Il mobile journalism nel 2021 diventerà grande

    Il giornalismo in mobilità, o mobile journalism, entra in un anno davvero rivoluzionario.

    Probabilmente quello che abbiamo appena iniziato a vivere sarà un anno di forte discontinuità rispetto al passato di questa nuova cultura del fare giornalismo con smartphone e tablet. Il mobile journalism, infatti, si appresta a vivere due rivoluzioni in un anno e a cambiare pelle definitivamente. È probabile, oltretutto, che grazie a questi due cambiamenti in arrivo, il mobile journalism diventi semplicemente journalism. Già, il giornalismo. Un giornalismo finalmente moderno.

    Nel mobile journalism entra il personal computer

    Ho divulgato il mobile journalism in molti ambiti. Università, corsi, scuole, aziende. Ho sempre separato il linguaggio giornalistico e il flusso di lavoro che creano smartphone e tablet rispetto ad altri macchinari come il personal computer. Ho sempre detto che il linguaggio creato dai telefonini e dalle loro immagini, ma anche dall’esperienza di montaggio sui device portatili era un linguaggio diverso rispetto a quello che si sperimenta montando un video in una situazione statica, davanti a un pc potente e a un grande display.

    Tuttavia, alla fine del 2020, è successa una cosa che cambia per sempre gli equilibri di questa materia.

    Ecco di cosa si tratta: la Apple ha presentato la prima linea di Mac portatili con il processore M1, prodotto internamente dalla casa di Cupertino. Per essere chiari ha progettato un cuore dei suoi pc, mettendolo nei primi tre esemplari della linea, il quale ha una architettura simile e una filosofia di costruzione praticamente identica ai processori che vengono montati su iPhone e iPad. Questo significa una cosa molto importante per il mobile journalism: per la prima volta, sui Mac portatili con quel processore, si possono utilizzare le app che si usano per smartphone e tablet della Mela Morsicata, anche sul personal computer portatile.

    Un accessorio mobile in più ed ecco perché lo dico ora

    Quei nuovi Mac portatili, quindi, sono da annoverare fra gli accessori del mobile journalism moderno. Da oggi. Il motivo è legato al sistema operativo che parla la lingua dei portatili, ma non solo. L’altra cosa sconvolgente di questo passaggio a nuovi processori dei personal computer è legata al rapporto tra questi nuovi pc, il loro processore la batteria. Ecco, i pc della Apple con questo nuovo processore, dalle prime indicazioni che ho ricevuto, riescono a durare senza carica per circa 20 ore continuate. Questo il secondo motivo determinante per l’entrata a pieno titolo dei portatili negli oggetti e negli accessori del mobile journalism. Un collega, sviluppatore di una grande app, mi ha parlato di 24 ore di uso continuato. Certo, ti prometto che testerò in prima persona la cosa, svenandomi con l’acquisto di uno di questi pezzi. Però il salto è un salto quantico.

    L’iPhone è diventato un mostro

    Il mercato degli smartphone è variegato e dominato dagli Android, ma il mobile journalism è sempre più legato agli iPhone. L’ultimo iPhone, il 12, è diventato un mostro in quanto a velocità di calcolo e capacità di produzione del contenuto visuale. Il processore A14 bionic e le sue 11 mila miliardi di operazioni al secondo, sono un salto in avanti nella realizzazione del contenuto video che è giusto fare per chi si occupa di produzione visuale. Poi ci sono le cose piccole e determinanti che cambiano il lavoro del giornalista. Finalmente può produrre immagini in PAL e ha il Dolby Vision. È l’unico al mondo ad averlo.

    L’iPhone e il sistema PAL, ecco le novità dal mio canale YouTube.

    Se il mobile journalism mangia il mondo dei personal computer

    Insomma, il mobile journalism del 2021 vivrà l’ingresso dei computer portatili nel suo mondo. Ti dico una cosa che ti tieni per te, anche perché per ora ho una fonte, ma ho bisogno di altre verifiche. Sembra che, visto questo cambiamento per il quale il linguaggio dei device mobili entra nel mondo dei computer Apple, la cosa non sia passata inosservata a Microsoft. Già, hai letto bene. Ho una fonte che parla di un possibile avvicinamento tra Microsoft e Google per far girare le app che girano su Android anche sui computer dell’azienda di Gates. Insomma, i computer si stanno unendo ai device mobili… con il linguaggio e i software di questi ultimi. Non il contrario. Una rivoluzione.

    Il secondo storico cambiamento

    Sono entrato da qualche tempo nel mondo della connessione cellulare di quinta generazione. Ne ho parlato qui. Si è trattato di un inizio un po’ surreale a causa dei primi approssimativi collegamenti e a causa del fatto che noi produttori di contenuti possiamo giovarci del 5G solo de l’upload diventerà più fluido e molto più performante di quello che è ora. Resta, tuttavia, l’idea netta che nel mobile journalism del 2021 il 5G possa essere un game changer. Ti spiego il motivo per cui lo penso, anzi i due motivi per cui lo penso. Il primo è che il miglioramento così netto della connessione porterà cambiamenti nel sistema dell’industria dei contenuti. Con una maggiore velocità di dati disponibile nel download aumenterà la voglia di contenuti dell’industria dei media e le opportunità di lavorare per farli. Se poi, secondo motivo, dovesse migliorare anche l’upload, allora la possibilità di lavorare meglio, più velocemente e di essere più efficienti e quindi più produttivi potrebbe alzarsi di molto. Con lei anche i margini operativi.

    Il mobile journalism del 2021 diventerà journalism

    Pandemia permettendo, il 2021 del mobile journalism potrebbe rivedere gli eventi internazionali come Mojofest. Quello che sembra chiaro è che, specialmente dopo il 2020 nel quale molti processi di creazione del contenuto video sono diventati mobile anche in grandi catene tv, dovrebbe continuare la fusione tra il mobile journalism e la produzione giornalistica multimediale moderna. Viene da pensare che l’espressione mobile journalism sia pronta nel 2021 a diventare solo journalism. Giornalismo moderno. Su questo blog ne parlerò molto nell’anno che è appena iniziato. Con la prospettiva di aiutare soprattutto la platea dei giornalisti liberi professionisti a trovare un miglioramento della condizione professionale e delle loro prospettive.

    Leggi ancheIl giornalista? Non conosce il suo business

  • Come diventare giornalista? Sperimentando

    Come diventare giornalista? Sperimentando

    Una domanda che mi fanno spesso e che non ha risposte giuste

    Se cerchi sul web “come diventare giornalista” le risposte che trovi sono figlie di un altro tempo. Sono vecchie, hanno modelli professionali che non esistono più. Il mondo dei media e la professione del giornalista hanno fondamenti che non reggono più alla velocità del cambiamento. Come diventare giornalista è una domanda che non ha risposte adeguate. Ho deciso di mettere qui la mia, proprio poco prima delle vacanze di Natale e poco prima di alcuni fondamentali cambiamenti nella mia professione di giornalista.

    Come diventare giornalista? Vivendo delle esperienze sulla propria pelle

    Sono un giornalista. Resterò un giornalista. Invece di rispondere alla domanda “come diventare giornalista” ho dovuto rispondere, pochi anni fa, alla domanda “come restare un giornalista”. La risposta che mi sono dato è: vivendo esperienze nuove. Ho studiato il mobile journalism, l’ho fatto mio. Ho cambiato strumenti lavorando solo con lo smartphone. Nel mio percorso ho conosciuto molte persone e cambiato il bacino dei miei clienti. Ho sperimentato talmente tante cose e fatto talmente tanti errori che non riesco nemmeno a contarli.

    Vivendo i cambiamenti e deragliando costantemente dai binari sui quali avevo messo il trenino della mia carriera nei 25 anni precedenti, ho trovato la strada giusta. Ho trovato nuove piattaforme, nuovi clienti, nuovi prodotti, nuovi servizi. L’ho fatto solo sperimentando, vivendo esperienze sulla mia pelle. Mi sono tagliato, mi sono sporcato le mani, sono sceso da tutti i piedistalli sui quali ero. Ho divulgato il giornalismo in un modo nuovo, ho spaccato luoghi comuni. Ho aiutato professionisti, aziende, attività a rilanciarsi. Con uno smartphone.

    Il giornalista che sono diventato

    Se devo rispondere alla domanda “come diventare giornalista” potrei dire, “diventando uno sperimentatore, un produttore di contenuti, un costruttore di relazioni tra i media e il pubblico, un mediatore sociale”. Sono diventato così. Faccio esperimenti con cadenza quasi giornaliera. Produco contenuti con il criterio e la deontologia del giornalista per chiunque. E ovunque. Creo connessioni, processi nuovi di lavoro, mediazioni della realtà. Non smetto di essere giornalista nemmeno sui social network. Non sparo opinioni, diffondo cose utili: per capire la realtà, per interpretare il futuro.

    Come diventare giornalista? Con Algoritmo Umano e col coraggio

    Nel 2020 ho scritto un libro di cui fra poco saprai. Nel 2020 ho creato Algoritmo Umano. Cos’è? La mia interfaccia digitale con il pubblico, la casa sul web del mio lavoro. Se mi vuoi leggere, passi da lì. Se mi vuoi ingaggiare passi da lì. Quello è il posto del mio lavoro e segue il progetto di una completa digitalizzazione della mia figura professionale. Ho avuto il coraggio di cambiare il limite della mia professione di giornalista e ho fatto cose che possono tranquillamente essere considerate oltraggiose dai più.

    Lo dico, mi autodenuncio e rispondo a tutti quelli che chiedono “come diventare giornalista” al web. Si diventa giornalisti sperimentando, anche cose come queste. Se clicchi su questo link troverai il mio shop di Facebook. L’ho fatto anche su Instagram. Si tratta di sperimentazione e sono ben sicuro che non venderò la mia professionalità sui social di Menlo Park dall’oggi al domani. Però è conoscenza, è novità, è interazione. Si tratta di una sperimentazione che non può non esserci nel mio lavoro di produttore di contenuti e sviluppatore di messaggi di comunicazione. Il 2021 del mio essere giornalista si presenta molto bene. Sappi che scriverò tutto quello che succede.

    Leggi anche – Il giornalista?Non conosce il suo business.

    Giornalismo: riflessioni sul futuro

  • Il giornalista? Non conosce il suo business

    Il giornalista? Non conosce il suo business

    Essere un giornalista oggi in Italia è molto difficile

    Si tratta di una professione devastata da una crisi senza fine e minata da alcune mancanze molto gravi all’interno del sistema. Il giornalista italiano oggi guadagna molto poco, lavorando un numero di ore abnorme, in un’industria che sta completamente fallendo il rinnovamento e il cambiamento dei modelli con cui si propongono nuovi media. I motivi della crisi sono molti: culturali, finanziari, politici, tecnici. Concentrando l’attenzione sulla preparazione del giornalista, però, continua a saltarmi agli occhi un pensiero. Si tratta di una specie di bug, di falla nel sistema di preparazione e formazione dei professionisti di questo mestiere.

    Il giornalista è in una situazione grave

    I percorsi attraverso i quali si diventa giornalista sono caratterizzati dalla completa assenza di possibilità di imparare l’economia, il management, la gestione di un business e tutti quegli elementi che possono far migliorare la condizione professionale. Ne ho già parlato in questo articolo e in uno precedente. Si tratta di un tema che ritorna perché è uno dei modi in cui, personalmente, ho abbattuto e ricostruito completamente la mia figura di giornalista. Sapere di business, di gestione delle risorse, di marketing, di vendita e di controllo di gestione è determinante per cambiare il proprio modello di lavoro e renderlo redditizio. Il giornalista italiano di oggi, però, non riesce a tirarsi fuori dal gorgo delle routine cui he abituato da decenni e non ha alcuno strumento per formarsi.

    Le scuole vecchie, le redazioni che ti stritolano

    Per il giornalista sapere di business vuol dire avere la possibilità di calare le sue dinamiche di lavoro e di produzione del contenuto nella realtà nuova dell’ecosistema dei media. Invece è ancora stritolato dalle redazioni e dai capi che telefonano dicendo: “Fammi 30 righe”. Se un giovane vuol fare una scuola di giornalismo, appena apre la porta di quelle aule si accorge che qualcosa non torna. Quello che trova, infatti, è una formazione accademica da quotidiano degli anni ’90 o da radio-televisione modello infotainement. Niente sul freelancing, niente sull’auto imprenditorialità del giornalista, niente sulla vendita del contenuto. Il vuoto sul personal branding, sulla proposizione della propria professionalità al mercato, sulla creazione di nuovi prodotti. Niente: il giornalista è quello che fa il pezzo, poi un altro, poi un altro, poi un altro. Una specie di cottimista della parola o dell’immagine.

    La formazione inutile

    Se vado sulla piattaforma Sigef, quella della formazione professionale del mio mestiere, rimango spesso basito. Mi basta digitare parole come “business” “freelance” “autoimprenditorialità” per restare di pietra. Fra i corsi dell’Ordine dei giornalisti i risultati sono “0” in tutti e tre i casi. C’è qualcosina sul business, interpretato come cultura aziendale e non del professionista, a pagamento. La formazione che abbiamo a disposizione è raramente utile alla vita e allo sviluppo della carriera del giornalista. Va detto.

    Me lo ha fatto capire l’iPhone

    Qualche giorno fa ho fatto questa diretta streaming su una notizia che, a mio avviso, cambierà per sempre il mondo del giornalismo e della produzione televisiva.

    La diretta dal mio canale Youtube

    Il prossimo aggiornamento del sistema operativo dell’iPhone farà in modo che questo possa produrre video con il sistema PAL, quello di tutte le televisioni europee. A me è venuto subito da pensare alla possibilità di ricominciare a vendere contenuti alle tv italiane. Ho subito pensato alla possibilità di sviluppare ancora il mio business. Preciso una cosa: i video con gli smartphone li faccio da anni per ogni tipo di tv. La differenza sostanziale è che potendoli fare in PAL dalla camera nativa (24,97 frame per secondo) i prossimi saranno più facili da gestire tecnicamente per qualsiasi televisione. Meno passaggi tecnici, più possibilità di vendita.

    Questo è solo un esempio per far capire come ogni innovazione può nascondere un’opportunità professionale. Ogni app, ogni nuovo modo di proporre un servizio vecchio, ogni nuova piattaforma, ogni nuovo format, ogni nuovo hardware con il quale produciamo un contenuto può essere una strada da percorrere per un giornalista. Una strada che migliora il presente e costruisce un futuro diverso, mio caro giornalista.

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