Video a 360 gradi per il giornalismo: consigli ai mojoer

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Video a 360 gradi per il giornalismo: consigli ai mojoer

Video a 360 gradi per il giornalismo: il secondo step del mojo.

Sto facendo in questi mesi del 2017 i primi passi nella produzione e nell’editing di video immersivi a 360 gradi, sto entrando, quindi, nel campo del Giornalismo a 360 gradi. Ho testato, senza pubblicare, per alcuni mesi, ho avuto e rotto la mia prima telecamera, ho fatto la mia prima intervista a 360 gradi a Dan Pacheco, professore di Innovation Journalism della Syracuse University, ho fatto i primi editing, ho avuto i primi problemi di stitching.

L’intervista (molto approssimativa), ma meravigliosa.

A Perugia, durante il Festival Internazionale di Giornalismo, ho deciso di provocare Pacheco, dopo un suo panel, facendogli un’intervista immersiva su come si faceva un’intervista immersiva. Ne ho ricevuto in dono un pacco di consigli e di considerazioni che ti sbobino per la prima volta qui.

“Questa intervista è per il 360 o per la Virtual Reality? – ha iniziato Pacheco -. Perché se è per la seconda devi avere un tripode per forza, per non far ammattire chi sta guardando. Ma se è per il 360, per piattaforme come Facebook o quelle tradizionali (tipo Youtube, ndb) potrebbe andare bene anche il posizionamento che sta operando, anche se l’idea del tripode io la metterei in pratica lo stesso. Anche perché potrebbe essere un buon modo per tenere anche il telefono. Ci sono le staffe, gli holders apposta che rendono tutto molto stabile”.  Nonostante il mio stile approssimativo, Pacheco ha continuato imperterrito.

“Devi prendere delle decisioni importanti quando stai riprendendo qualcosa in immersive journalism. La cosa strana è che io sto parlando con te, ma anche con loro, quelli che grazie a questa telecamera sono completamente immersi nella situazione. Nella VR ti senti come se la tua testa fosse nella camera. Quindi devi dirigermi a parlare sia con te sia rivolgendomi chiaramente alla camera che è un altro interlocutore della situazione”. Poi ha tratteggiato un secondo stile: “Se vuoi che il secondo interlocutore si senta a suo agio completamente puoi inventarti una situazione del tipo che ti siedi a bere un caffé con l’intervistato mettendo la camera sopra un’altra sedia come se ci fosse al tavolo qualcun altro”.

Si dice 360, ma si scrive VR.

L’intervistato, quindi, è solo uno dei protagonisti del video, non l’unico. “Insomma – continua Pacheco – devi parlare anche alla terza persona, pensare che questa cosa sia vera e farlo capire all’intervistato, specialmente se è VR e non solo un video a 360°. Devi riflettere se sia il caso o meno di far vivere l’esperienza allo spettatore di un intervistato che li guarda fissi in camera, come se fossero lì. Potrebbe anche non essere il caso se è solo un video a 360°”.

Poi Pacheco è andato oltre. “Nella posizione della camera devi stare attento perché la tua linea d’orizzonte – ha continuato – deve essere all’altezza del tuo spettatore principale. Se è un video per bambini la camera deve stare bassa. Per le donne ad altezza intermedia, per gli uomini più alta”. Sembra acqua calda, ma quando ci sei dentro non lo è. Per i video a 360 gradi giornalistici considerazioni come queste sono importantissime.  “Devi decidere chi è il tuo target e sto parlando proprio orientandomi più sulla Virtual Reality, che è il futuro di questo tipo di video, che sui video a 360 gradi.  Anche perché dovete pensare a dove pubblicate i video a 360. Lo fate su Facebook? E chi è il padrone di Oculus? Facebook!  Quindi è là che siamo andando, verso la VR. Quindi niente movimento se non lento, scelte chiare, immagine definita”.

I primi passi.

Questi mesi di test sono mesi di studio. Per i video a 360 gradi per il giornalismo, infatti, l’epoca è ancora di esplorazione. Basti pensare che il video di riferimento, del cui comitato scientifico fa parte proprio Pacheco, è questo. Ti chiede di registrarti per dirgli come stai facendo video a 360 gradi per cercare di codificare la materia. Ok, ti ho fatto fare i primi passi, ma è solo l’inizio. Il motivo? Semplice: manca una settimana a Mojocon, la Mobile Journalism World Conference di Galway che racconterà tutte le novità proprio sui video a 360 gradi. Io sarò là e te la racconterò. Ogni viaggio, tuttavia, comincia con il primo passo. E dal primo passo dovevamo iniziare.

By | 2017-04-27T22:53:54+00:00 aprile 27th, 2017|Italianmojo|0 Comments

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Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l’elefante si mangi soltanto a pezzettini

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