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Business storytelling, Mark Egan: “Mojo do it better”


Francesco Facchini
Business storytelling, Mark Egan:...

Business storytelling: una grande opportunità.

Il business storytelling è un’opportunità che i mobile journalist devono saper cogliere. Lo spiega molto bene il giornalista inglese Mark Egan, ex firma della BBC e ora boss di Purple Bridge Media. Egan è no dei più importanti innovatori della cultura del mobile journalism al mondo. Parla di un cambio epocale del modo di fare advertising che è anche una clamorosa opportunità per i giornalisti, specialmente per i mojo.

Una volta era pubblicità, ora è racconto.

“Una volta – mi ha raccontato – le aziende avevano dei canali “rigidi” per comunicare i loro prodotti, dei modelli preconfezionati. Andavano verso le tv, i giornali, le radio, i siti e acquistavano lo spazio necessario per poter portare i loro messaggi ai clienti. Ora è tutto diverso: ora la pubblicità è diventata racconto. L’avvento dei social netwrok, oltretutto, ha dato alle stesse aziende dei canali diretti profilati e precisi per arrivare al loro pubblico. Di conseguenza è arrivata una scelta naturale, vale a dire quella delle aziende di farsi una propria redazione “online” per costruire la propria comunicazione. Così possono arrivare al cliente da sole”. Beh, da lì ad assumere giornalisti il passo è breve.

I mojo lo fanno meglio.

Sintetizzandolo si potrebbe dire così: “Mojo do it better”. Non sono parole di Mark Egan nell’intervista rilasciata nel corso di Mojocon 2017, ma è una buona sintesi: “I mobile journalist – racconta Egan – hanno un linguaggio particolare. Con quello possono creare contenuti unici per un business, contenuti più caldi e appassionati, più vicini alla gente”.

L’intervista non è stata sottotitolata o “speakerata” in italiano per un motivo molto semplice: fa parte di quelle interviste sulla cultura del mobile journalism che, se tradotte, perdono di profondità. Oltretutto desidero che questo sito, sebbene scritto in italiano e per gli italiani, sia utile anche per gli stranieri. Il mojo, infatti, è una comunità che non ha confini e la sua lingua madre è l’inglese.

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