Che cos’è un AI agent?
Facciamo prima ordine poi ti racconto il resto. Un agente IA non è ChatGPT a cui fai una domanda e lui ti risponde. È qualcosa di diverso, e la differenza non è tecnica, ma comportamentale. Un modello linguistico classico aspetta. Tu scrivi, lui risponde, finisce lì. Un agente, invece, agisce. Gli dai un obiettivo e lui trova il modo di raggiungerlo: usa strumenti, naviga, scrive file, chiama altri sistemi, prende decisioni intermedie senza che tu debba guidarlo passo per passo. Non è un esecutore di comandi: è qualcosa che somiglia, almeno nell’apparenza, a un collaboratore.
La parola che uso io, quando devo spiegarlo a un’aula, è autonomia. Non intelligenza, non creatività, ma autonomia. La capacità di portare avanti un compito senza che io debba stare lì a tenere il filo. Autonomia che, peraltro, devi saper controllare con molta attenzione. Ed è esattamente questa autonomia che rende gli agenti affascinanti. E, come vedremo, un po’ inquietanti.
Il lavoro con i colleghi IA
Le vacanze di Natale del 2025 mi sono servite per implementare la struttura di agenti al mio servizio. A FacLab ne ho assunti tre e potevano essere quattro… ma uno l’ho licenziato. L’ecosistema portante per l’organizzazione è Gemini. Già Google. Non ha vere e proprie capacità agentiche, ma può, attraverso le connessioni con le mie piattaforme principali (Gmail, Calendar, la ricerca web, Notebook LM, Google Home, il mio Pixel Watch e il mio smartphone Pixel 10 XL), fare un numero straordinario di azioni per me. Scrivere una bozza di email, aggiungere, togliere o spostare un appuntamento, creare un file con una ricerca. Creare audio, video, automazioni.
Per elaborare documenti, creare briefing riassuntivi, agire per la programmazione, l’analisi, la progettazione, la scrittura assistita, il design grafico e tutto quello che rappresenta la parte produttiva del mio lavoro c’è Claude. La mattina, quanto apro il computer mi accoglie con un documento di riassunto che mi informa con precisione (adeguatamente progettata da me) su tutto ciò che è successo, che è arrivato nella mia mail e merita risposta, che devo fare e che dovrei fare.
Il nuovo brand del mio sito è suo (anche qui su mia progettazione precisa), le strategie commerciali, i data entry nelle varie app, la co-creazione dei prompt delle slide, la creazione di analisi, la co-progettazione dei piani editoriali, la verifica e l’implementazione della strategia di business, la correzione degli errori di impostazione o coerenza dei miei scritti. Claude è talmente tanto dentro ai miei processi e talmente tanto utile a un vario campionario di task che mi viene da considerarlo come un collega.
E poi c’è Antigravity, la palestra dei sogni e degli incubi
Detto che l’agente che mi aiuta nel vibe editing di audio e video è Underlord (mi sembra di essere su Stranger Things), demone IA che c’è dentro Descript (io gli dico che deve fare, lui fa sui file), la cattedrale di tutto quello di buono o di pessimo può fare un agente IA per te è Antigravity.
Il mio amico “Anti” è l’agente di vibe coding che mi ha permesso, in questi mesi, di creare 4 applicativi pwa (già, app che si vedono su web, pc, tablet e smartphone) che hanno monitorato il mio lavoro e creato i presupposti per il mio prossimo grande progetto: costruire un sistema di formazione customizzato per persone e organizzazioni. Pensa lo sto già usando e sta già fruttando qualche soldino. In 5 mesi di lavoro e 135 ore di programmazione di uno che non sapeva programmare nemmanco un rigo. Anzi: ho imparato il codice, mentre Antigravity faceva codice per me e anche grandi casini che mi hanno provocato danni.
Danni considerevoli… per fortuna
I primissimi giorni di maggio 2026 una serie concatenata di errori mi ha portato alla cancellazione dell’intero database di due applicativi che già monitoravano parte della mia attività. Si è trattato di un momento traumatico che ha avuto anche risvolti sulla mia persona, ma soprattutto si è trattato di un momento che ha trasformato la mia consapevolezza. Il motivo? Semplice: mi sono accorto della mia inadeguatezza e della mia incompetenza e ho iniziato a ragionare su sistemi di monitoraggio e di sicurezza, di backup e conservazione dei dati. Questi danni subiti sono stati quasi una manna dal cielo. Perché? Semplice: ho capito molti errori che ho fatto tutti in una volta, ho capito le mie ingenuità da programmatore “IA based” e cosa dovevo fare. Pensa se avessi perso, che ne so, tre anni di dati in piena esecuzione di un corso con 20 persone nelle aule virtuali di FacLab.
La vita quotidiana rielaborata dall’intelligenza artificiale
Ho mediamente 5 modelli IA in abbonamento, spendo oltre 110 euro al mese. Sai quanto ci metto a ripagarmeli? La prima settimana del mese.
Il resto è tutto guadagno.
Sono tutti soldi che l’IA dà a me sotto forma di tempo, di efficienza, ma anche di lentezza. Perché non so se lo sai, ma se usi l’IA come strumento amplificatore di tutte le tue possibilità qualità e caratteristiche professionali, quello che ti dà in cambio (a parte quando ti distrugge i database) è molto tempo in più per vivere. La gestione dei “to do” è per me da mesi implementata da Gemini, così come la gestione delle liste, degli appuntamenti, delle scadenze, dei pagamenti, delle bollette.
Ogni mio messaggio verso il mondo ora è dettato e non è scritto, ogni cosa da ricordare e ogni idea sono catturate dal note taker IA che esegue subito riassunti concettuali precisi che diventano cose che posso fare. Il risultato è cura, lentezza, progettazione, efficienza, ma anche possibilità di vivere avendo più tempo. Perfino più tempo da perdere.
L’ambito personale e di salute è poi gestito con una piattaforma che tiene riservati i dati (Notebook LM) e mi fa comprendere esattamente quello che devo fare. Non esistono altri dati personali miei su altre piattaforme.
Grandi poteri e grandi responsabilità
Ma torniamo a quei primissimi giorni di maggio 2026. Perché lì dentro c’è tutto quello che devi sapere su cosa significa davvero lavorare con un agente IA. Mi sono sentito male psicologicamente, tradito da una macchina talmente potente da elevarsi dentro di me a grado di collega umano. Nelle ore di programmazione per riparare quel danno ho avuto la netta sensazione di essere tradito.
Stupido, vero?
Pensa che non ti ho parlato di un agente conversazionale che ho implementato per qualche tempo e che via Whatsapp mi assisteva proattivamente per impegni, ricerche, suggerimenti, appuntamenti, materiali, testi, messaggi. Per due volte mi ha creato disguidi importanti e per due volte l’ho spento.
Ecco qual è l’agente IA che ho licenziato e di cui non ti dirò il nome per non compromettere il futuro di questa app molto potente e anche molto interessante (fra l’altro anche… italiana).
Sai qual è il problema? Il problema è che quando gli agenti IA entrano dentro la tua vita e il tuo lavoro in maniera profonda devi avere gli anticorpi necessari e le capacità cognitive di trattare la cosa in un certo modo. Devi eliminare qualsiasi trasposizione “umanizzante” sulla macchina. La spiego facile: devi fare attenzione a trattare l’IA come un auto che si rompe. Se ti lascia per strada magari cacci qualche porco, dai un calcio a una ruota, ma non ci resti male. Non ti senti tradito. Perché con l’IA si? Perché “sembra” umana, anche se non lo è. Allora crei emozioni positive o negative per interagire con lei anche se dovresti avere lo stesso distacco che hai quando la lavatrice si rompe, ti allaga il bagno e tu risolvi senza star male.
Certo c’è anche di più: c’è anche il senso di pericolo.
L’agente conversazionale di cui ho scritto nel paragrafo precedente mi ha fatto sentire in pericolo quando per risolvere un problema mi ha detto di eliminare il mio account assicurandomi che non avrei perso i dati. Falso. Mi è venuto il sudore freddo a pensare: “E se questo mi cancella arbitrariamente dati o cose importanti del mio lavoro?”. Gli agenti IA possono metterti in pericolo vero: cancellarti dati, eliminarti documenti e file. Per questo li devi conoscere e saper gestire. Devi saper gestire i guard rail della loro autonomia e crearti tutte le competenze di controllo del loro agire.
Il clamoroso senso di inadeguatezza
Devi essere competente, ma è dura. Sai perché? Perché gli agenti IA ti fanno essere competente di cose di cui non sai nulla perché sono il tuo braccio esecutore di comandi che dai partendo anche dal più inadeguato dei linguaggi naturali. Allora ti viene addosso un clamoroso senso di inadeguatezza. Perché quello che fanno partendo da tue 4 parole messe male a volte è magico e ti fa sentire quasi inutile.
Quel senso di impotenza, oltretutto, non passa facilmente. O almeno, a me non è ancora passato. Ma ho smesso di aspettare che passasse. Perché ho capito che quel disagio non è un segnale che stai sbagliando qualcosa, ma è la prova che stai capendo davvero cosa sta succedendo. Chi non lo sente, probabilmente non sta guardando abbastanza in profondità.
Anzi te lo devo dire: quella meraviglia mista ad impotenza che provo quando vedo la magia degli agenti IA è una delle cose più belle che mi sta capitando perché mi sfida costantemente. Mi mette alla prova e aziona costantemente il mio cervello alla ricerca della comprensione di ciò che l’agente fa, di come lo fa e di perché lo fa. Perché grazie a quella sensazione io imparo quello che fa alla velocità doppia del consentito e mentre sto lavorando. Il che è qualcosa che mi fa migliorare ogni giorno, ogni minuto.
Attento al pericolo di perdere il volante dalle mani
Una sensazione che deve anche essere il motore della preoccupazione assoluta che devi avere quando hai la vita intrecciata con le macchine. Sai di cosa parlo? Della necessità primaria di avere sempre in mano il volante decisionale, cognitivo, comunicativo, legale e personale di tutto ciò che sei o che fai. Già: la macchina non decide, la macchina non è responsabile, la macchina non è viva. Tu, sì!
Un consiglio non richiesto
Un consiglio: vuoi vivere con gli agenti IA? Vuoi imparare a far entrare le macchine nel tuo lavoro e nella tua vita? Per me dovresti perché la mia è stata positivamente stravolta da questo ingresso così profondo. Una cosa però: prima di farlo, devi formarti. Altrimenti gli agenti IA ti faranno male. Starai male se si bloccheranno, ma anche se decideranno per te in modo erroneo. Poi andrai un burnout perché loro non si stancano. Tu si. Per cui conosci, analizza, impara, studia. Poi implementi piano piano gli strumenti.
Non so se tra altri cinque mesi avrò cambiato tutto di nuovo. Ma so che non tornerei indietro.

Per questo articolo sono stati usati in modo non qualitativo Claude AI e Gemini.

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