Fidarsi ciecamente dell’IA ti costerà carissimo
Durante il webinar che ha aperto la stagione di FacLab, Chiara, amica e parte attiva della nostra community, ha sollevato un punto fondamentale che tocca da vicino il modo in cui molti dirigenti d’azienda e professionisti si stanno approcciando all’Intelligenza Artificiale.
Il testo è stato redatto da me partendo dalla trascrizione delle mie parole del video di Youtube che ho pubblicato qualche giorno fa e poi sono state fatte delle aggiunte.. Quindi l’IA mi ha supportato solo tecnicamente. L’Immagine è di Gemini.
La questione è questa: sempre più spesso si tende a considerare l’IA capace di sostituire un consulente, un fornitore o addirittura l’avvocato.
Sembra una strada percorribile, facile, a portata di mano. Ma la verità è che farlo comporta rischi enormi e costi straordinari.
L’illusione dell’apparecchiatura perfetta
Perché cadiamo in questo equivoco?
Perché dietro la prontezza, la perentorietà e l’impaginazione curata delle risposte dell’Intelligenza Artificiale si nasconde una trappola sottile. Quando interroghiamo un modello, otteniamo in pochi secondi testi articolati, con uno stile impeccabile, citazioni che sembrano puntuali e un’argomentazione all’apparenza inattaccabile.
È quella che possiamo definire l’apparecchiatura della verità. Sto parlando del modo che i modelli LLM hanno di scodellarti la loro risposta che ormai rasenta livelli qualità grafica e perfezione degli schemi linguistici per cui è difficile non dire: “Wow”.
Proprio in quel momento, quando il ChatGPT di turno di mette la risposta magari corredata di tabelle, immagini, schemi, infografiche e contributi multimediali, scatta l’illusione di aver risparmiato tempo e risorse. Scatta il pensiero… “Beh, posso fare a meno del professionista” oppure “Oh, guarda qua che risposta. Se la chiedevo al mio legale mi cacciava una fattura da migliaia di euro”. Ma a quel risparmio iniziale corrisponde quasi sempre un dispendio enorme di tempo in seconda battuta.
Il costo nascosto: l’esempio del parere legale
Mettiamo il caso che tu decida di fare a meno del parere del tuo avvocato e di affidarti a una risposta generata dall’IA.
A quel punto ti trovi davanti a due scenari:
- Se ti va bene, dovrai investire una quantità considerevole di tempo per verificare riga per riga quanto prodotto dal modello. E dovrai farlo in totale autonomia, ammesso che tu abbia davvero le competenze tecniche per accorgerti di eventuali imprecisioni. Il presunto risparmio di tempo iniziale si è già azzerato.
- Se ti va male, sottostimi il rischio. Prendi quella risposta così com’è e la invii a un cliente: per contestare una fornitura, per sollevare un vizio di forma o per minacciare un’azione legale.. Cosa succede se il testo conteneva un’allucinazione? Succede che la controparte ti risponderà smontando punto su punto le tue contestazioni e dimostrando che ciò che hai affermato è falso. Il risultato non è solo una pessima figura: è un danno concreto alla tua credibilità e al tuo lavoro.
Cambiare prospettiva: da punto di arrivo a bozza di partenza
Davanti all’apparenza rassicurante dell’IA dobbiamo fare un passo indietro e cambiare prospettiva.
Non dobbiamo guardare a quelle risposte come a un responso definitivo. Dobbiamo considerarle per quello che sono realmente: una bozza di partenza. Un primo ragionamento grezzo, un punto di avvio su cui riflettere e lavorare.
Perché anche quando l’Intelligenza Artificiale formula una risposta formalmente corretta, il consulente umano ti serve per capire una cosa fondamentale: se quella risposta corrisponde davvero alla verità e se è esattamente ciò di cui hai bisogno in quel momento.
Il professionista come certificatore di senso
L’Intelligenza Artificiale potrà anche dire la cosa giusta sul piano formale. Ma c’è una dimensione che le sfugge e che continuerà a sfuggirle: il contesto e il senso.
È opportuno dire quella determinata cosa in questo momento o è preferibile tacerla? Conviene inserire quella frase o lasciarla fuori? Ha senso intraprendere un’azione o è meglio fermarsi?
Questo livello di discernimento non appartiene alla macchina. Appartiene all’umano.
Il consulente, il professionista, l’esperto non sono semplici esecutori: sono i certificatori di senso di ciò che l’IA produce.
Usare l’Intelligenza Artificiale per esplorare, abbozzare e togliere frizioni meccaniche è un’opportunità straordinaria. Scambiarla per chi deve assumersi la responsabilità e il giudizio finale è il modo più rapido per farsi molto male.
Grazie ancora a Chiara per aver portato questo spunto durante il webinar: è proprio confrontandoci su casi reali e tangibili che impariamo a usare questi strumenti con metodo, senza perdere la nostra lucidità.

Rispondi