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  • Lavoro e intelligenza artificiale: come riqualificarsi

    Lavoro e intelligenza artificiale: come riqualificarsi

    Non è la fine del lavoro, è un nuovo inizio: 10 consigli per navigare l’era dell’IA

    Se stai leggendo queste righe, probabilmente hai sentito quel nodo allo stomaco. Quella sensazione che ti prende quando leggi l’ennesimo titolo sulla “Jobpocalypse”, sull’IA che rende obsolete competenze costruitie in anni di fatica. Magari ti senti smarrito, ti chiedi se c’è ancora posto per te e se ha senso rimettersi in gioco adesso.

    Voglio dirti subito una cosa, con onestà: fermati un attimo. Fai un respiro profondo. La tua ansia è legittima, ma la paura è una pessima consigliera. Non stiamo andando verso la sostituzione delle persone, ma verso la sostituzione delle task. Il lavoro non sparisce, si trasforma: da esecutori, dobbiamo diventare direttori d’orchestra.

    Ecco la mappa concreta per orientarti. Queste sono le 10 competenze che ti serviranno per restare protagonista, spiegate con un consiglio pratico per iniziare ad allenarle fin da oggi.


    1. Alfabetizzazione all’IA (AI Literacy)

    Non devi diventare un ingegnere, ma devi smettere di guardare all’IA come a una scatola magica. Devi capire la logica con cui “pensa”.

    • Il concetto chiave: Le macchine non “sanno” le cose, calcolano probabilità.
    • L’infografica mentale: Immagina il processo non come una linea retta, ma come un filtro a imbuto (vedi schema sotto) dove i dati vengono pesati. Se capisci questo, capisci i limiti dello strumento.

    • Come allenarla: Non limitarti a leggere i titoli. Apri ChatGPT o Claude e gioca. Chiedi: “Spiegami come hai generato questa risposta”. Leggi newsletter di settore che spiegano il “dietro le quinte” tecnico in modo semplice, non solo le news sensazionalistiche.

    2. Pensiero Critico e Verifica (Fact-Checking 2.0)

    In un mondo dove creare contenuti falsi è gratis e istantaneo, la verità è la merce più preziosa.

    • Il concetto chiave: L’IA tende ad “allucinare” (inventare) pur di compiacerti. Tu sei il revisore.
    • Come allenarla: Non fare mai copia-incolla diretto. Adotta la regola del “doppio controllo”: se l’IA ti dà un dato, chiedile la fonte o cercala tu su Google. Se non trovi la fonte, il dato non esiste.

    3. Intelligenza Emotiva ed Empatia

    Le macchine simulano le emozioni, tu le vivi. Questo è il tuo fossato difensivo.

    • Il concetto chiave: Negoziare, curare, gestire conflitti e motivare le persone sono territori umani.
    • Come allenarla: Pratica l’ascolto attivo nelle tue riunioni. Concentrati non su cosa rispondere, ma sul capire lo stato d’animo del tuo interlocutore. Investi in corsi sulla comunicazione non violenta o sulla gestione dei team: sono competenze a prova di futuro.

    4. Formulazione dei Problemi (Problem Setting)

    L’IA dà risposte, ma non sa farsi le domande.

    • Il concetto chiave: Un problema mal posto genera una soluzione inutile (Garbage in, Garbage out).
    • Come allenarla: Prima di aprire il computer, usa carta e penna. Scrivi qual è il vero ostacolo che devi superare. Scomponi il problema grande in tre problemi piccoli. Solo allora chiedi aiuto alla tecnologia.

    5. Comunicazione Uomo-Macchina (Prompt Design)

    Imparare a parlare con l’algoritmo è come imparare una nuova lingua straniera.

    • Il concetto chiave: Non servono “formule magiche”, serve logica. Contesto + Obiettivo + Formato.
    • Come allenarla: Smetti di scrivere “Scrivimi un testo su X”. Inizia a scrivere: “Agisci come un esperto di X, scrivi un testo per un pubblico Y, con l’obiettivo di Z”. Itera la conversazione come se parlassi con uno stagista molto colto ma privo di iniziativa.

    6. Flessibilità Cognitiva

    La capacità di disimparare il vecchio per accogliere il nuovo.

    • Il concetto chiave: Non affezionarti ai “modi di fare di sempre”. Quello che usi oggi tra sei mesi sarà vecchio.
    • Come allenarla: Costringiti a provare un nuovo strumento digitale ogni due settimane. Anche se ti sembra difficile, lo sforzo mantiene il cervello plastico e riduce la paura del cambiamento.

    7. Giudizio Etico

    Le macchine non hanno morale, tu sì.

    • Il concetto chiave: L’efficienza non deve calpestare i diritti o la dignità.
    • Come allenarla: Quando l’IA ti propone una soluzione, fatti l’ultima domanda: “È giusto? C’è qualcuno che viene discriminato o danneggiato da questa decisione automatica?”. Leggi i principi base dell’AI Act europeo per capire i confini legali.

    8. Creatività Ibrida

    L’IA lavora sulla media statistica, tu sull’intuizione e la rottura degli schemi.

    • Il concetto chiave: Usare l’IA per la quantità, usare te stesso per la qualità.
    • Come allenarla: Usa l’IA per il brainstorming (fase divergente): “Dammi 50 idee per…”. Poi spegni tutto e usa il tuo gusto per scegliere e unire le due migliori (fase convergente).

    9. Gestione dei Dati (Data Literacy)

    I dati sono il carburante. Senza di essi, l’IA è un motore spento.

    • Il concetto chiave: Non serve essere data scientist, ma saper organizzare le proprie informazioni.
    • Come allenarla: Impara a tenere ordinati i tuoi archivi digitali. Impara le basi di come è strutturato un database (anche solo usare bene Excel o Notion). Se i tuoi dati sono disordinati, l’IA non potrà aiutarti.

    10. Apprendimento Continuo (Learnability)

    La madre di tutte le competenze.

    • Il concetto chiave: Lo studio non finisce con la scuola. È una parte del lavoro.
    • Come allenarla: Blocca in agenda 2 ore a settimana (è circa il 5% del tuo tempo lavorativo). Chiamalo “Appuntamento con il futuro”. Usalo per studiare, leggere, provare, sbagliare. Non è tempo perso, è l’investimento che protegge il tuo stipendio di domani.

    Un invito alla calma e alla prospettiva

    Voglio concludere con un pensiero di prospettiva. Non siamo di fronte a un’apocalisse, ma a una metamorfosi. È un momento difficile, disorientante, sì. Ma è anche un’opportunità straordinaria per chiederci: cosa mi piaceva davvero del mio lavoro?

    C’è e ci sarà ancora tantissimo spazio per essere protagonisti. Forse dovrai rielaborare dal profondo il modo in cui fai il tuo mestiere oggi, integrando questi strumenti. O forse, questo è il momento giusto per trovare il coraggio di cambiarlo del tutto, quel mestiere, puntando su quelle caratteristiche umane che nessuna macchina potrà mai replicare.

    Il futuro non appartiene a chi lo teme, ma a chi decide, con pazienza, metodo e un pizzico di coraggio, di imparare a costruirlo giorno per giorno.

    Fonti e Ragionamenti

    • Le competenze elencate derivano dall’analisi del “Future of Jobs Report” del World Economic Forum e dalle direttive dell’AI Act Europeo sulla supervisione umana.
    • L’approccio consigliato (“Come allenarla”) si basa sulla metodologia di “Learning by doing” e sull’apprendimento incrementale, essenziali nell’andragogia (formazione degli adulti).

    Nota finale. Questo articolo è fatto con la collaborazione qualitativa di Gemini, IA di Google. Il testo è stato progettato, rivisto e corretto da me in ogni suo paragrafo, in ogni sua frase.

  • L’importanza della cultura digitale nell’era dell’intelligenza artificiale

    L’importanza della cultura digitale nell’era dell’intelligenza artificiale

    Key points dell’articolo

    • L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della vita quotidiana e del lavoro.
    • La vera sfida non è l’uso degli strumenti, ma la costruzione di una cultura digitale che metta al centro l’essere umano.
    • Il prompt engineering rappresenta una nuova alfabetizzazione necessaria per dialogare con l’IA.
    • L’IA libera tempo, aumenta la qualità del lavoro e stimola creatività e conoscenza.
    • Trattare l’IA come gadget limita il suo potenziale: serve consapevolezza individuale e organizzativa.
    • Promuovere una cultura dell’IA nelle aziende porta a risultati collettivi straordinari.
    • Anche i social, i siti e tutto il web stanno cambiando senso e uso. Vanno capiti e imparati.
    • L’uso consapevole e responsabile è la chiave per non perdere l’unicità umana.

    Viviamo in un momento storico. L’intelligenza artificiale non è più soltanto un argomento di ricerca. Non è più solo una suggestione da fantascienza. È entrata nelle nostre vite quotidiane, trasformando il lavoro, la comunicazione, la creatività e persino la nostra organizzazione personale. Capire come funziona e come interagire con questi strumenti non è un lusso: è una competenza necessaria.

    Oltre la tecnologia: la cultura digitale

    Parlare di intelligenza artificiale significa parlare di cultura digitale. Non basta usare uno strumento. Serve comprendere il linguaggio che lo governa. È importante capire le logiche che lo muovono. Bisogna conoscere i principi che ne determinano l’impatto. Questo approccio culturale permette di mantenere al centro la persona e non la macchina. È la differenza tra subire la tecnologia e guidarla.

    Il linguaggio dell’IA come nuova alfabetizzazione

    Un anno e mezzo di studio mi ha insegnato che l’IA richiede una vera alfabetizzazione. Il prompt engineering, per esempio, non è solo tecnica: è il modo con cui impariamo a dialogare con i sistemi. Capire come formulare una richiesta è fondamentale. Costruire un contesto efficace è essenziale. Gestire un flusso di informazioni significa possedere la chiave per trasformare l’IA in un alleato di pensiero e di creatività.

    Efficienza e nuove possibilità

    Uno degli effetti più evidenti dell’IA è l’aumento dell’efficienza. I tempi di lavoro sono dimezzati. La qualità è raddoppiata. La produttività cresce senza sforzo apparente. Ma il vero valore non è solo nella velocità: è nello spazio che si libera. Tempo per pensare, per immaginare, per approfondire. L’IA diventa così un acceleratore di idee e di conoscenza.

    Un laboratorio di creatività

    Grazie all’IA, oggi possiamo costruire software, applicativi, flussi di lavoro e contenuti in modi prima impensabili. È come avere un laboratorio infinito, un garage pieno di attrezzi sempre disponibili. Questo arsenale creativo stimola il cervello a lavorare in maniera più intensa. Ogni problema diventa un’opportunità di progettazione.

    Lavoratori e IA: dal gadget alla competenza

    Spesso utilizziamo gli strumenti di intelligenza artificiale come fossero gadget. Li usiamo come piccole scorciatoie per risolvere problemi quotidiani, anche al lavoro. Lo facciamo spesso senza che la nostra azienda lo sappia o se ne renda conto. Questa abitudine, però, limita le potenzialità reali dell’IA. Se fossimo tutti dotati di una solida cultura digitale, potremmo trasformare il nostro modo di lavorare. Avendo competenze adeguate di prompt engineering, riusciremmo a utilizzare meglio gli strumenti. Una consapevolezza diffusa dell’uso corretto degli strumenti professionali ci aiuterebbe.

    Cultura organizzativa e valore collettivo

    Il passo successivo è portare questa consapevolezza dentro le organizzazioni. Promuovere una corretta cultura dell’IA a livello aziendale significa generare risultati straordinari: processi più efficienti, innovazione continua, collaborazioni più agili. Invece, oggi, troppo spesso ci fermiamo a “giocare” con ChatGPT e ci arrabbiamo se non risponde come vorremmo. È un approccio che riduce l’IA a passatempo. L’intelligenza artificiale potrebbe essere un motore di trasformazione profonda se guidato da formazione e cultura condivisa.

    Social, web e nuovi modi d’uso

    Allargando la visione oltre l’IA, anche i social network e il web hanno profondamente cambiato il loro senso. Non sono più soltanto vetrine o mezzi di intrattenimento. Sono piattaforme di connessione e di interazione tra le persone. Includono strumenti che possono accompagnarci nell’evoluzione come individui, lavoratori e progettisti del nostro futuro. Tuttavia, questo cambiamento richiede un nuovo approccio culturale. Abbiamo bisogno di un diverso “modo d’uso”. Dobbiamo tornare protagonisti dopo anni passati a subire la logica di queste piattaforme.

    La responsabilità di un uso consapevole

    C’è però un punto cruciale: la responsabilità. L’IA è uno strumento straordinario, ma va gestito con equilibrio. Quando supporta, libera energie e migliora la vita. Quando sostituisce, rischia di spersonalizzare. È qui che la cultura digitale diventa indispensabile: sapere integrare l’IA mantenendo salda la centralità dell’essere umano.

    Conclusione

    La cultura digitale è il vero motore di questa trasformazione. Non si tratta di inseguire la tecnologia, ma di imparare a conviverci con intelligenza, senso critico e creatività. Solo così l’IA diventa un alleato e non una minaccia.

    Viviamo in un mondo in cui l’intelligenza artificiale cresce di giorno in giorno. La cultura digitale non è più un optional. Essa è la condizione necessaria per costruire futuro e qualità della vita.

  • Ai literacy: una nuova sfida per le aziende

    Ai literacy: una nuova sfida per le aziende

    AI Literacy: la nuova frontiera della formazione aziendale nell’era dell’Intelligenza Artificiale

    L’Intelligenza Artificiale non è più fantascienza, ma uno strumento di lavoro quotidiano. Dall’automazione dei processi alla gestione dei clienti, le sue applicazioni e i suoi modelli trasformano il modo in cui operiamo.

    Ma siamo sicuri di saperla usare correttamente? Qui entra in gioco un concetto fondamentale, reso ancora più centrale dal nuovo AI Act europeo: l’AI Literacy, o alfabetizzazione sull’Intelligenza Artificiale.

    Non si tratta di diventare tutti programmatori, ma di acquisire le competenze per usare questi strumenti in modo consapevole, critico ed efficace. Vediamo perché è un tema che nessuna azienda può più ignorare.

    Cos’è l’AI Literacy? Molto più che “Saper usare un software”

    L’AI Literacy, come dice lo stesso AI Act, è la capacità di comprendere, interagire e valutare criticamente i sistemi di Intelligenza Artificiale. Significa dotare le persone, a ogni livello aziendale, delle conoscenze per:

    • Comprendere le capacità e i limiti di un sistema IA.
    • Interpretare correttamente i risultati (output) che produce.
    • Riconoscere potenziali errori o bias (pregiudizi) negli output.
    • Prendere decisioni informate, usando l’IA come supporto e non come un oracolo infallibile.
    • Evitare l’eccessiva fiducia (il cosiddetto “automation bias”), che porta a errori anche grossolani.

    In sintesi, l’alfabetizzazione AI trasforma i dipendenti da utenti passivi a supervisori attivi e consapevoli della tecnologia.

    Cosa dice l’AI Act Europeo: un obbligo chiaro per le aziende

    L’AI Act, il nuovo regolamento europeo sull’IA, non lascia spazio a dubbi. L’obbligo di garantire un’adeguata alfabetizzazione AI non riguarda solo chi crea la tecnologia, ma anche e soprattutto chi la utilizza in un contesto professionale.

    L’articolo 4 della legge stabilisce un principio generale: le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di IA devono assicurare un livello adeguato di AI Literacy al proprio personale.

    Questo obbligo diventa ancora più stringente per i sistemi classificati “ad alto rischio” (come quelli usati per la selezione del personale, la valutazione del credito o in ambito sicurezza). Per questi, la legge richiede una supervisione umana efficace, che è impossibile senza una formazione specifica e approfondita.

    Obblighi e adempimenti concreti per la tua Azienda

    Cosa significa tutto questo per un’azienda “normale” che usa o intende usare soluzioni di IA? Significa che non basta acquistare una licenza software, ma è necessario un piano di integrazione che preveda:

    1. Valutazione dei Rischi: Mappare i sistemi di IA in uso e classificarli in base al rischio (alto, limitato, minimo).
    2. Pianificazione della Formazione: Creare un piano formativo su misura, differenziato per ruoli e per livello di interazione con l’IA.
    3. Erogazione della Formazione: Organizzare corsi e workshop per spiegare non solo il come si usa uno strumento, ma anche il perché funziona in un certo modo, quali sono i suoi limiti e come validarne i risultati.
    4. Monitoraggio e Aggiornamento: L’IA evolve rapidamente. La formazione non può essere un evento una tantum, ma un processo continuo.

    Documentazione e registri: come dimostrare la conformità

    Per essere conformi alla normativa e per tutelarsi, le aziende devono poter dimostrare di aver adempiuto all’obbligo formativo. È fondamentale quindi istituire e mantenere:

    • Registro della Formazione: Un documento che tracci chi ha partecipato a quale corso, in quale data e con quale esito.
    • Materiale Didattico: Conservare il materiale utilizzato durante i corsi (slide, dispense, registrazioni).
    • Attestati di Partecipazione/Valutazione: Rilasciare certificati che attestino le competenze acquisite, idealmente a seguito di un test di valutazione finale.
    • Procedure Interne Aggiornate: Integrare le linee guida sull’uso corretto dell’IA nei manuali e nelle policy aziendali.

    Chi certifica la formazione?

    L’AI Act non designa un “certificatore” unico e ufficiale per la formazione in AI Literacy. La responsabilità ricade sul datore di lavoro, in qualità di utilizzatore (“deployer”) del sistema IA.

    Tuttavia, per garantire qualità e autorevolezza, le aziende possono affidarsi a:

    • Formatori esterni qualificati: Professionisti o società di consulenza con comprovata esperienza in ambito IA, etica digitale e compliance normativa.
    • Enti di formazione accreditati: Organismi che offrono percorsi certificati riconosciuti a livello nazionale o settoriale.
    • Figure interne con competenze validate: Manager o specialisti che, dopo aver ricevuto una formazione di alto livello, possono a loro volta formare i colleghi (“formazione a cascata”).

    L’importante è che il percorso sia strutturato, documentato e misurabile.

    L’AI literacy è un investimento strategico

    Ignorare l’AI Literacy non è un’opzione. Significherebbe esporsi a rischi legali, operativi e reputazionali. Al contrario, investire nella formazione del personale significa trasformare un obbligo normativo in un potente vantaggio competitivo.

    Un team con una solida alfabetizzazione AI è in grado di sfruttare appieno il potenziale della tecnologia, innovare più velocemente e prendere decisioni migliori e più sicure. In un mondo guidato dai dati, la competenza più importante non è solo avere gli strumenti giusti, ma saperli governare con intelligenza umana.

  • Change Management e intelligenza artificiale, connubio necessario

    Change Management e intelligenza artificiale, connubio necessario

    Per capire cosa sta succedendo con questa benedetta intelligenza artificiale serve qualcosa di nuovo.

    Serve esattamente una cosa che non vedo negli ambienti di lavoro che frequento: il change management.

    Il Change management (gestione del cambiamento) è un insieme strutturato di metodi, competenze e strumenti. Questi sono utilizzati per spostare persone, team e organizzazioni da uno stato attuale a uno stato futuro desiderato. L’obiettivo è ridurre al minimo la resistenza e massimizzare i risultati.

    Piccoli episodi, grandi danni

    In questo periodo picchio forte in laboratorio sulla creazione di percorsi formativi e contenuti incentrati sull’intelligenza artificiale. Lo faccio soprattutto ascoltando gli stakeholder: studenti, colleghi, potenziali clienti.

    La riflessione che stai leggendo nasce da un piccolo episodio, ultimo di una serie di piccoli episodi. Un compagno di classe di mio figlio non riusciva a mandare una mail al mio indirizzo di posta con il file allegato di una ricerca che mio figlio doveva studiare. Ci ho pensato un attimo e mi sono detto: beh, chiamo la madre.

    Quarantacinque anni, media cultura, probabilmente impiegata in azienda. Le ho detto: “Ciao G., mi invieresti tu con la tua mail alla mia mail il file della ricerca che A. non sta riuscendo a mandarmi?”. Risposta: “Eh ma io non so come si fa. Nel computer di A… non c’è la mia mail”.

    Silenzio… e poi: “Ok, grazie lo stesso. Mando Davide a prendere il file con una chiavetta…”.

    Dietro questo piccolo episodio si nascondono gli enormi danni dell’ignoranza digitale e della completa mancanza di conoscenza del change management.

    Le persone e la paura di cambiare.

    L’economia è fatta dalle persone e le persone ne sono ancora il motore principale, nonostante l’intelligenza artificiale. La comparsa dell’IA nella vita di tutti i giorni, tuttavia, ha cambiato profondamente le regole del gioco. Ora se un umano vuole restare centrale nello sviluppo della sua vita e del suo lavoro, deve sapere di tecnologia. Deve sapere di IA, deve sapere di cambiamento.

    Altrimenti ne viene travolto.

    Molte delle persone che mi circondano, invece, rimangono ancorate a schemi, modelli, abitudini, processi e modi che già conoscono. Per paura, per ignoranza, per mancanza di motivazione. Nelle aziende, nelle organizzazioni, negli enti pubblici e privati, vedo masse di persone che non cambiano. Che continuano a fare quello che fanno come lo facevano 3-5-10 anni fa. Questa cosa mi spaventa. Non hanno stimoli, spinta, anticorpi per resistere al virus della tecnologia che sta stravolgendo tutto.

    Sono persone che, come G, magari sanno mandare una mail dal loro computer, in azienda, con un file allegato. Quando, però, cambi nella loro testa lo schema, vanno in crash.

    “Eh, ma nel computer di mio figlio non c’è la mia mail…”. Ti rendi conto?

    Sono le persone del: “eh, ma io non so. Io ho sempre fatto così”. Sono spaventato dalla quantità di persone con questa mentalità. Popolano uffici, fabbriche, scuole, negozi, vie, case, e palazzi di questo paese. Sono ovunque.

    Change management: una cosa che manca davvero

    Sono persone che non sanno fare change management. Ecco una cosa che ci manca, qui in Italia. Non sappiamo cambiare.

    Si tratta di un grande buco nero. Un sacco di persone rischiano di essere risucchiate dentro. Sono quelle persone che non hanno i mezzi personali e culturali per evolvere. Non riescono a far evolvere il loro lavoro perché non sanno alcunché di change management.

    Il change management è una materia da insegnare fin dalle scuole superiori. Questo darebbe modo ai nostri giovani di cominciare ad avere quelle competenze necessarie per affrontare i cambiamenti. È fondamentale sapere di change management per evolvere nel momento in cui si presenta la necessità di farlo.

    Il punto di partenza

    Secondo un’analisi di Harvard Business Review, circa il 70 % dei programmi di trasformazione tecnologica fallisce. La causa è una gestione inadeguata della componente umana. Questo dato è ancora più rilevante quando la trasformazione ruota attorno all’intelligenza artificiale.

    Qui, l’adozione di nuovi flussi di lavoro e la fiducia nell’algoritmo contano quanto la qualità del modello. Per questo conoscere i principi del change management non è solo un “nice to have”. È la cassetta degli attrezzi che permette di mappare le resistenze. Aiuta anche a costruire sponsorship. Inoltre, permette di misurare l’adozione di tool AI sin dal day-one.

    Un ottimo punto di partenza è il classico di John P. Kotter Leading Change. Questo libro spiega in otto passi come creare urgenza. Permette anche di coalizzare gli sponsor (cioè coloro che in un organizzazione… ci credono) e consolidare i risultati. Se sei solo, se vuoi semplicemente cambiare tu… i principi valgono eccome. Puoi trovarlo facilmente online, ad esempio su Amazon.

    La palla ora passa a te

    Se quello che ho scritto di ha colpito come un proiettile in mezzo alla fronte, ora sta a te. Cerca di essere lucido e stabilire i passi necessari per capire cos’è il change management, come impararlo e come interpretarlo. Per te e per il tuo lavoro è una competenza necessaria e non rimandabile.

    Se, invece, sei a capo di un’organizzazione devi pensare immediatamente al cambiamento come materia da studiare. Lo devi fare prima di cominciare quella transizione tecnologica che ti ingolosisce così tanto perché moltiplicherà le tue opportunità di guadagno dividendo i tuoi costi a metà. Studia il cambiamento prima di pensare all’intelligenza artificiale da inserire qua e là per automatizzare i processi, diminuire i costi e aumentare i guadagni. Se non lo farai… il fallimento sarà assicurato.

  • Dal racconto all’innovazione: il mio laboratorio con l’intelligenza artificiale

    Dal racconto all’innovazione: il mio laboratorio con l’intelligenza artificiale

    Un viaggio quotidiano tra sperimentazione, formazione e sviluppo di applicazioni intelligenti per migliorare la vita e il lavoro delle persone.

    Il 2025 è stato l’anno della svolta. Dopo anni trascorsi nel mondo dell’informazione e della comunicazione, ho sentito che era arrivato il momento di cambiare.

    Non si è trattato solo di aggiornare competenze. Non è stato solo di cavalcare una moda. Ho scelto di lasciare alle spalle la definizione di giornalista. Volevo costruire un’identità nuova, più vicina al mio modo di intendere il futuro.

    Oggi vivo e lavoro in un laboratorio di intelligenza artificiale personale. È sia un’officina creativa, sia un centro di sperimentazione quotidiana.


    Qui collaboro ogni giorno con IA come ChatGPT, Claude e Gemini Advanced, Sora, Descript e molte altre. Non sono strumenti da utilizzare e dimenticare, ma veri partner di pensiero e di progetto. Con il loro supporto:

    • Creo percorsi didattici che aiutano le persone a comprendere e usare l’IA in modo concreto e accessibile.
    • Ripenso i servizi formativi, mettendo al centro la trasformazione e la crescita delle risorse umane. Prima ancora che l’automazione dei processi.
    • Produco contenuti multimediali — testi, video, audio, workshop — con un metodo che fonde intuizione umana e potenzialità tecnologica.

    La programmazione, il mio nuovo confine

    Non mi fermo qui. Nel laboratorio di intelligenza artificiale di Francesco Facchini, il sottoscritto, sto anche apprendendo la programmazione assistita dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è creare applicativi su misura. Questi strumenti aiutano enti, professionisti e aziende. Essi consentono di ottenere soluzioni personalizzate per il loro sviluppo e il loro miglioramento continuo.

    Questo lavoro quotidiano non è solo tecnico. È un cammino di riflessione su come rendere l’innovazione semplice, comprensibile, utile davvero.

    No automazione, si evoluzione

    Non propongo automazione fine a sé stessa. Propongo un’idea diversa di innovazione. È un’innovazione che parte dalle persone. Si tratta del potenziamento delle loro capacità e della possibilità di vivere e lavorare meglio.

    Il mio obiettivo è chiaro: diventare un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi all’intelligenza artificiale senza timore. Voglio essere un supporto per chi cerca qualcuno che spieghi concetti complessi con parole semplici. Aspiro ad aiutare chi vuole trasformare il cambiamento tecnologico in una opportunità concreta e accessibile.

    Il futuro che voglio abitare

    Ogni giorno, con pazienza e determinazione, costruisco ponti tra le idee e la pratica. Collego anche la tecnologia e la vita reale.
    In questo laboratorio, una riga di codice alla volta, si disegna il futuro. È il futuro che voglio abitare. È un futuro in cui l’intelligenza artificiale non sostituisce le persone. Invece, le aiuta a diventare la versione migliore di sé.

    Se ti interessa sapere come l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento concreto per la crescita personale, seguimi nel mio percorso. Ti invito a scoprire il mio viaggio. Può anche favorire lo sviluppo professionale.

    Nel mio laboratorio, ogni giorno, nascono idee e soluzioni. Sono pensate per aiutare persone e organizzazioni. L’obiettivo è costruire un futuro più consapevole.
    Puoi trovarmi qui, pronto a raccontarti il cambiamento, un passo alla volta.

  • Come fare un podcast con l’intelligenza artificiale

    Come fare un podcast con l’intelligenza artificiale

    Nel mondo del podcasting stanno succedendo molte cose interessanti in questo 2024. Creare contenuti di questo genere è un lavoro strettamente legato all’intelligenza artificiale. Con questo articolo voglio chiarirti la mia visione sull’uso della IA quando si creano podcast. Quindi, se vuoi sapere come fare un podcast puoi iniziare da qui.

    Come fare un podcast: questione di scrittura

    Creare un podcast, lo ripeto molto spesso, è una questione molto legata alla scrittura. Non si tratta di scimmiottare la radio, cosa che in Italia succede spesso, ma di creare qualcosa di originale. Si tratta di raccontare una storia nuova (o una nota con un taglio diverso) e di farlo in modo seriale. Cioè con quel legame tra le puntate che induca l’ascoltatore a non smettere di sentire lo svolgersi delle puntate.

    Come scrivere un libro

    Per questo motivo la scrittura è la base di ogni podcast. Per sapere come fare un podcast bisogna immaginarsi di scrivere un libro. Con i suoi capitoli, i suoi personaggi, la sua sceneggiatura, le sue sorprese. Insomma, un lavoro da ricercatori, da scrittori e poi, solo alla fine, da montatori audio.

    Il rapporto tra il podcasting e la IA dal mio canale Youtube.

    Le fasi del lavoro di un podcast

    Il lavoro del podcaster, quindi, è complesso. Ha quattro fasi: ricerca, scrittura, produzione e montaggio. Ebbene, l’intelligenza artificiale va messa in tre di queste quattro fasi. Il tutto per fare in modo che la quarta diventi migliore.

    La ricerca

    Ecco un passaggio importante per sapere come fare un podcast con l’uso della IA. La ricerca delle storie e delle fonti è un lavoro immane. Spesso finisci sepolto da pdf e libri dal numero incalcolabile di pagine. È basilare avere uno strumento che estrae il meglio dai documenti. Questo strumento ti sintetizza il meglio facendoti conoscere le cose più importanti. In pochi istanti. Di chi sto parlando? Facile: di LLM. Un esempio è Notebook LM di Google. Ha una caratteristica determinante per il podcaster. Le fonti gliele fornisci tu. Il concetto generale: strumenti come Notebook sono importantissimi per facilitarti la ricerca. Cerca quello, fra gli applicativi IA, che ritieni migliore per te.

    La produzione

    Sempre parlando di applicativi di intelligenza artificiale per sapere come fare un podcast al meglio ti dico altre due cose. Nella produzione l’IA si rivela importantissima per sbobinare i testi delle voci che raccogli. Questo ti permette di inserirli con precisione nella scrittura delle puntate.

    Poi c’è un altro campo: l’uso di voci artificiali. Piattaforme come Eleven Labs ti permettono di accedere a un mondo di voci artificiali. Per rappresentare personaggi particolari, possono essere inserite nella produzione del podcast. Il limite è solo la creatività. E’ chiaro, però, che le voci IA possono essere un elemento narrativo: lo devi considerare.

    L’editing

    Descript, Podcastle, Eleven Labs e chi più ne ha più ne metta. Pe sapere come fare un podcast in salsa IA bisogna passare da lì. Sono piattaforme che automatizzano le operazioni di montaggio facendoti guadagnare tanto tempo.

    Parlo, naturalmente, delle operazioni meccaniche come eliminare le pause troppo lunge o gli “uhm”. Una vera magia. Per non parlare poi della pulizia del suono che fa raggiungere livelli da “studio” a ogni tua registrazione.

    Infine c’è la grande opportunità delle registrazioni ad alta qualità da remoto. Piattaforme come Squad Cast raggiungono facilmente i telefonini di chiunque… ovunque. E questo arricchisce le tue possibilità di creare.

    Come fare un podcast: quello che non devi…

    Mi resta da dirti quello che non devi fare. Non devi farti sostituire in nessuna delle operazioni di qualità. La scrittura è tua, il sapere quale frase tenere di una testimonianza e quale togliere… è tuo. E tuo resta. L’intelligenza artificiale, quindi, va dappertutto tranne in tutti quei passaggi che hanno bisogno di…te. Per sapere come fare un podcast con l’IA questa è la strada.

    Se ti fa piacere te ne metto un esempio molto chiaro. E’ un podcast nel quale ho intervistato il Maestro Pupi Avati. L’ho fatto con una piattaforma che mi ha regalato, in partenza, un audio molto sporco. L’Intelligenza Artificiale mi ha aiutato a pulirlo e a regalare a tutti le splendide frasi di Avati. Ti sembra una brutta cosa? A me decisamente no.

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