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IBC, secondo giorno: Artificial Intelligence, mobile journalism e un bluff


Francesco Facchini
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Artificial Intelligence: il futuro del mobile journalism?

Il secondo giorno all’IBC, International Broadcasting Conference, mi ha riservato un piccolo giro nel futuro del broadcasting e dell’entertainment che potrà arrivare nelle nostre case. Le macchine che ce lo recapiteranno, dai nuovi schermi alle “camere” teatro, dai visori di realtà immersiva alle Hololens, saranno dotate di Artificial Intelligence per migliorare costantemente la nostra esperienza e soddisfare sempre meglio le nostre aspettative.

In un breve giro nella Future Zone della fiera ho visto talmente tanta potenza di calcolo da star male per lo spreco… ma anche macchine dotate di Artificial Intelligence che comprendevano le reazioni di chi le stava utilizzando per cambiare esperienza e modalità d fruizione della stessa a seconda dello stato d’animo. Questa predisposizione, lo abbiamo visto dal Keynote della Apple durante il quale è stato presentato l’ultimo iPhone, è entrata anche nell’hardware degli smartphone e sta per rivoluzionarne la modalità di fruizione. Ma al mobile journalism servirà? Il mobile journalist dovrà tenerne conto?

Dal punto di vista della produzione di immagini… no

Continuo a pensarla così come avevo scritto qualche giorno fa: il telefonino come macchina da produzione è quasi morto (un po’ come, a mio avviso, è quasi morta la tv come apparato di fruizione). Tuttavia dovremo pensare a quanta potenzialità ha ancora, specialmente con l’introduzione dell’Artificial Intelligence nelle macchine, come apparato di fruizione dei contenuti.

Probabilmente con l’Artificial Intelligence che entra nei nostri giorni normali, dovremo cominciare a pensare a produrre contenuti responsivi, magari con diverse angolazioni di visione a seconda del pensiero di chi li vede, oppure con diversi modi di raccontare il finale a seconda della situazione di umore nella quale uno si trova. Esercizio difficilissimo, perché il giornalismo quello è e non deve essere responsivo, ma vero. Però io vedo alcuni modi per cui questa faccenda delle macchine che imparano cosa vogliamo vedere, fare e sapere e cosa ci serve possa diventare molto utile ai giornalisti. Anche ai freelance.

Un’ultima considerazione: il grande bluff

Qui alla fiera del broadcasting di Amsterdam forse non lo sanno, ma noi poveretti non abbiamo televisioni 2k, figurarci 4 o 8 k. Questa cosa che intrippa tantissimo i tecnici, l’elevatissima qualità tecnica dei segnali tv o over IP o via Satellite o vattelappesca cosa, per noi tapini è un non problema perché non possiamo manco sognarci di avere apparecchi tali. Figuriamoci se dobbiamo preoccuparci di filmare, se mobile journalist siamo e se mojo facciamo, in 4K o vattelapesca cosa. Lo dico sempre ai miei corsisti e colleghi. La prima cosa da fare è impostare la camera a 720 p. Tutto il resto è onanismo tecnologico.

 

 

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