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Social audio

Social audio: la rivoluzione continua

Quando pensi ai social audio, pensi a Clubhouse. Errore. C’è molto di più in giro.

Ecco cosa sta succedendo nel mondo dei social network della voce di cui Clubhouse (ne ho parlato in questo articolo) è stato solo la punta dell’iceberg. In questi ultimi giorni, queste reti di relazione sociale hanno stravolto completamente il paradigma di questo mondo. Il fiorire di nuovi social audio ha imposto all’attenzione dei più attenti un cambiamento che definire storico non è sbagliato. Sono emerse due situazioni decisive per tratteggiare il futuro di tutte le reti sociali.

Da social asincrono a social sincrono

I social network sono sempre stati asincroni. Sono cioè ambienti virtuali nei quali la comunicazione non si svolge allo stesso momento, ma in successione nel tempo. Io faccio un post, tu commenti, io ti rispondo. I social audio hanno portato tutti dentro esperienze virtuali di stanze nelle quali la comunicazione è sincrona. Per parlare insieme, infatti, io e te dobbiamo essere nella stessa stanza nello stesso momento.

Dopo Clubhouse sono usciti allo scoperto altri social audio di cui ho parlato un po’ più diffusamente su Algoritmo Umano in questo articolo. Dive, Space, Chalk, Swell, Locker Room sono solo alcuni esempi di questo movimento che porta le persone a parlare insieme dei più svariati argomenti.

Le mosse dei grandi non si sono fatte attendere

Una vera marea che ha avuto l’effetto dello tsunami nelle stanze dei progettisti dei social network classici, quelli asincroni, per intenderci. Il primo a muoversi è stato Telegram con la possibilità di aprire, nei gruppi, delle live audio chat per tutti i membri del gruppo. Il secondo in ordine di tempo è stato Twitter che ha fatto arrivare i suoi Spaces nell’ecosistema italiano nel mese di aprile.

Si tratta di vere e proprie room audio nelle quali ci possono essere fino a un massimo di 11 speaker e illimitati ascoltatori. Unico difetto, per ora (ma forse voluto) il fatto di non poter programmare nel tempo l’apertura del “Twitter Space” in modo da poterla gestire dentro il flusso del profilo Twitter. Una formattazione voluta, penso, perché il social network del cinguettio è il social dell’immediatezza e, quindi, non può essere visto se non a brevissimo termine.

Mark Zuckerberg e i social audio

Il pensiero che ho è che il boss di Facebook abbia pensato per un bel po di tempo di comprare Clubhouse per risolvere il problema. Poi, però, ha visto che doveva metterci del suo e ha scatenato i suoi designer, programmatori e ingegneri per creare nuove “feature” da social audio nella app di Facebook. Il 29 aprile, Facebook ha ufficialmente annunciato la nascita dei Soundbites, brevi spazi audio da registrare dentro la app con delle feature in grado di gestire i rumori di fondo (e toglierli) o cambiarti la voce. Nello stesso articolo del blog ufficiale, la casa di Menlo Park ha annunciato l’arrivo dei podcast direttamente dentro la app di Facebook e l’arrivo delle stanze di social audio. Una rivoluzione.

Ecco i Soundbite (https://about.fb.com/news/2021/04/bringing-social-audio-experiences-to-facebook/)

C’è di più. Facebook ha rivelato che nella sua app ci sarà anche la possibilità di aprire delle room esattamente come negli altri social audio. Il rilascio sarà a partire dai gruppi di Facebook, poi a continuare con alcune star americane del social network. Successivamente si apriranno le stanze audio su Messenger e poi, da lì, l’apertura a tutti. Un movimento potente per ridefinire ulteriormente il nuovo mondo dei social audio.

Le stanze audio (https://about.fb.com/news/2021/04/bringing-social-audio-experiences-to-facebook/

Non è rimasto fermo Instagram che nei giorni scorsi ha annunciato la prima mossa verso i social audio. Quale? Quella che nelle già rinnovate live (ora si può chiacchierare anche in quattro) ci sarà la possibilità di togliere la camera e rimanere solo con l’audio acceso.

La discesa di Clubhouse? Segnale molto positivo

Tutti, ma proprio tutti, gli espertoni di comunicazione e di marketing, hanno già fatto il funerale a Clubhouse dopo la caduta verticale dei download avvenuta tra marzo e aprile. C’è effettivamente stato un potente rigetto nei confronti del fenomeno, ma va detto che sono cambiati gli equilibri del valore. Su Clubhouse, infatti, sono spariti molti fenomeni del buzz, del pettegolezzo e sono rimasti alcuni esempi di valore. Ecco, c’è stata una selezione naturale degli argomenti e degli interpreti. Un ottimo segnale che fa pensare che questo social audio sia un mondo che qualcuno, finalmente, si appresta a capire meglio. Già, perché per il momento ben pochi ci hanno capito qualcosa.

Costruire valore sui social audio

Sto ancora studiando il fenomeno, ma qualcosina ho iniziato a capire. I social audio sono importantissimi per creare delle comunità di interessati ad aziende, istituzioni, enti. Sono interessantissimi per sviluppare dinamiche di contatto tra il pubblico e i creatori di interesse. Star, artisti, istituzioni, imprese. Tutti hanno bisogno del contatto diretto con il pubblico per sentirlo, ascoltarlo e parlargli. In ultimo mi permetto di dirti questo. La cosa si vede benissimo in Locker Room, il social audio dello sport nato negli Stati Uniti.

Se clicchi qui scoprirai una cosa incredibile: Spotify si è presa proprio questo social dello sport e ha annunciato che progetterà “nuove esperienze di live audio”. Faccio il percorso: i social audio hanno un futuro con le stanze a pagamento, con l’unione con i podcast e con la creazione di valore aggiunto legato all’audio (per musicisti? per cantanti? per speaker e talentosi podcaster?). Datti da fare, perché le opportunità non mancano, in questo nuovo mondo dei social audio.

Sono un papà single e un cronista di strada. E penso che l'elefante si mangi soltanto a pezzettini

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