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Campagna elettorale: parlateci dei freelance

Campagna elettorale: non voglio parlare di politica, ma…

voglio parlare di noi. Sulla campagna elettorale è meglio non pronunciarsi. Tuttavia mi tocca notare, anche se spero di poter essere smentito, che non si parla di libera professione, di freelance. Siamo milioni, già, il famoso popolo delle partite iva. Ebbene, nei discorsi acchiappavoti valiamo zero.

Una parentesi: il mio nuovo sito

Prima di addentrarmi nell’argomento ti racconto del mio nuovo sito. Questa volta ho scelto di essere ancora più essenziale e di prediligere il racconto. Per questo ho reso questo luogo digitale un luogo minimo. Il mio intento è quello di sedermi, di tanto in tanto, a ragionare insieme a te giocando con le parole. Incontro dopo incontro, esperienza dopo esperienza, riflessione dopo riflessione. Sul mio mondo, sul mio lavoro, sul mio percorso. Voglio farlo scrivendo testi che stiano su, che siano buoni ora o fra 6 mesi, o due anni (tanto di campagna elettorale ce ne sarà presto un’altra, poi un’altra, poi un’altra…).

Tu sei un’azienda

Tu sei un’azienda. Noi siamo aziende. Paghiamo le tasse, produciamo ricchezza, creiamo lavoro. Eppure zero. Siamo lo zero. Credo fermamente nelle possibilità, credo nella capacità, nel merito. Però lo Stato e la politica continuano, anche in questa campagna elettorale, a fare finta che i freelance, le partite iva, non esistano.

Non mi riferisco a misure a raggio stretto, a qualche sgravietto buono per comprarsi le sigarette, a qualche deduzione in più. Mi riferisco alla struttura delle cose. I freelance non possono crescere, non hanno accesso al credito, non hanno ammortizzatori sociali, non hanno protezioni da infortunio (e io lo so bene, se leggi qui). Non possono programmare, avere figli (se non tra mille rischi), avere infrastrutture per lavorare. Non possono fare un mutuo (a me ridono in faccia ogni volta che ci provo). Niente formazione, nessuna preparazione ad affrontare i rischi della libera professione…

Campagna elettorale: desolazione

Al di là delle questioni politiche (che mi avviliscono), il panorama degli argomenti è desolante. Il vuoto cosmico che regna attorno alle partite iva fa pensare che presto, noi freelance avremo da faticare ancora di più in questo mercato del lavoro atomizzato, precarizzato, sminuzzato. I clienti avranno mani libere per tirare ancora di più il cappio dei prezzi, dei tempi di pagamento. Dallo Stato non avremo risposte, strutture, protezioni. Forse nemmeno quelle ossa spolpate che sono i bonus una tantum che i precedenti governi ci hanno dato. I nuvoloni neri sono in arrivo, perché questa campagna elettorale è così vuota di contenuti che fa spavento.

Per favore parlateci dei freelance. Così, a spanne, sono una ventina di milioni. Proprio come quelli che non votano. Vuoi vedere che… son gli stessi? Mai vista una campagna elettorale così scema, quindi non ho speranze. Però lo chiedo lo stesso, anzi lo richiedo: parlateci degli autonomi, parlateci dei freelance.

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