Categoria: Formazione

Il mondo della formazione che propongo, naturalmente incentrata sulla mobile content creation.

  • IA e aziende: un percorso da fare insieme

    IA e aziende: un percorso da fare insieme

    Il laboratorio FacLab si occupa di corsi di formazione per l’alfabetizzazione all’uso professionale dell’Intelligenza Artificiale delle risorse di un’azienda o di una organizzazione. In questa estate del 2026 le leggi sull’IA hanno assunto una loro fisionomia precisa e qui a FacLab abbiamo iniziato la progettazione di un percorso per aziende, enti e organizzazioni verso la trasformazione della cultura IA e la conformità alle leggi come naturale conseguenza.

    Formazione e leggi: una sfida da vincere

    Ora le leggi sono fatte, bisogna rispettarle e coglierne il senso. Il Digital Omnibus on AI, testo normativo che ha “aggiustato” alcune cose dell’AI Act che erano un po’ troppo difficili da interpretare, ha cambiato in particolare modo ciò che s’ha da fare per la formazione: da obbligo di risultati a obbligo di mezzi.

    Ora, infatti, la legge dice che ogni azienda è tenuta ad operare tutti gli sforzi possibili per formare le persone all’interno dell’organizzazione all’uso professionale e consapevole dell’IA. Non c’è accenno a multe, sanzioni o forche caudine, ma c’è un invito a creale cultura dell’Intelligenza Artificiale come passo in avanti decisivo per modernizzare le nostre organizzazioni.

    Serve un investimento, non un adempimento

    Insomma, le leggi ora ti dicono: non ti stringiamo al collo il cappio degli adempimenti burocratici, ma ti invitiamo a fare un investimento. Ho come la paura che molti considereranno queste leggi e i loro obblighi di conformità come una pratica burocratica o un ostacolo da evitare facendo finta di niente. Se questo sarà l’atteggiamento non arriveranno tempeste di multe o ispezioni notturne. Arriverà solo la perdita di competitività dell’organizzazione di cui fai parte…

    Se, invece, consideri di affrontare seriamente il percorso di iniezione della cultura IA nella tua azienda avrai in cambio velocità, precisione, miglioramento di processi e persone.

    Un’ultima cosa: sai cosa può fare la differenza? Qualcuno che ti accompagni e che sia preparato nel redigere la documentazione conforme alle direttive UE che nessuno ti obbliga ad avere, ma che è furbo pensare di creare e mettere da parte. Già, perché istituzioni che ispezioneranno lo sviluppo della conformità delle aziende in Italia rispetto all’IA ce ne sono. E quando le riceverai in azienda, poter far loro vedere la documentazione di ciò che è stato fatto sarà più che importante. Sarà determinante.

    Ok, questi sono i miei “two cents” sulla situazione e qui sotto puoi vedere cosa stiamo preparando al FacLab. Lo riscrivo: investimento, non adempimento. Questa è la differenza sostanziale.

    Le immagini sono di Gemini e il testo non è stato minimamente toccato da un’IA. Lo slideset è realizzato da Claude Design su mia precisa progettazione concettuale. Tutto quanto vedi in questo articolo è sotto la mia responsabilità editoriale.

  • L’Italia nell’abisso dell’ignoranza digitale

    L’Italia nell’abisso dell’ignoranza digitale

    Questo articolo è un po’ uno sfogo.

    Non ce l’ho con qualcuno in particolare. In questi ultimi mesi, però, tra letture online, social, aule virtuali e incontri reali, ho visto un panorama sempre più desolante. Vuoi che ti dica a cosa mi riferisco?

    Semplice: mi riferisco all’assenza di cultura digitale, di competenze reali nell’uso del computer, di consapevolezza nel momento in cui facciamo un’azione con un pc. Ho visto materializzarsi davanti a me sempre più chiaramente una popolazione, quella italiana, la quale non viene formata all’uso dei computer e delle macchine se non in ambiti tecnici. Di conseguenza è costretta ad acquisire usi e competenze in modo autonomo e viene informata e formata dai metodi con cui le aziende che producono software e hardware invitano a usare le loro creazioni, i loro prodotti.

    Un popolo di zombie tecnologici

    Risultato? Siamo un popolo di zombie rimbambiti che usano i social come ebeti, cliccano sui computer lamentandosi al primo colpo se qualcosa non va, fanno scrivere email a ChatGPT, non sanno che cos’è un cloud, non capiscono come disdire un abbonamento a Netflix o come togliere una app dallo smartphone. Un popolo di ignoranti e rimbambiti digitali. Non parlo solo delle persone con meno istruzione (anzi magari quelle sono pure più sveglie perché abituate a risolvere i problemi per campare). Parlo di fior di laureati, di persone adulte, padri e madri, mariti e mogli, professionisti veri.

    Poi c’è perfino una categoria speciale: quella di “eh cosa vuoi che sia, due click!”. Quelli sono quelli che pensano che la tecnologia, l’IA, il digitale, la sicurezza dei dati, siano costi che si possono tagliare o “spicciarsela” con poco, con il cuggino che ne sa. Sono fenomenali. Ieri ho baccagliato tutto il giorno per sapere che poi un cliente ha deciso di fare le cose in autonomia per andare a trovare da solo i documenti con le specifiche di conservazione dei dati di tracciabilità di una app che ha fatto creare per la sua produzione. Ho sorriso. Tornerà e il preventivo che gli ho preparato aumenterà del 30%.

    Ignoranza digitale e fallimento della scuola italiana

    Perché siamo finiti così? Eravamo dei bravi tecnici ed esportiamo in tutto il mondo leader tecnici della rivoluzione IA ancora oggi. Eppure la popolazione di lavoratori è sguarnita completamente di fronte alla rivoluzione che sta ribaltando qualsiasi lavoro e qualsiasi paradigma. Siamo un popolo dotato di una potente ignoranza digitale.

    Siamo finiti così perché la scuola italiana di oggi non rappresenta la necessità di comprensione tecnologica che hanno le persone e la ghettizza a situazioni, indirizzi o facoltà tecniche. Siamo finiti così perché le aziende non valorizzano le persone e non danno loro modo di formarsi adeguatamente quando hanno delle carenze di competenza tecnologica. E infine siamo finiti così perché paghiamo malamente l’onere di essere nel continente che ancora, per fortuna, difende i diritti, ma non riesce a trovare il modo di stare al passo con la competizione internazionale della rivoluzione IA.

    Il mondo IA va a 300 all’ora, noi a 30. Le novità tecnologiche vengono presentate un giorno e il giorno dopo invadono il mercato anglofono. Da noi arrivano 7-8 mesi dopo, solo in seguito al passaggio dei controlli delle leggi europee. Lo dico, è giusto e sono fiero che sia così, a livello concettuale. Tuttavia, bisogna trovare un rimedio a queste lungaggini che frenano la nostra crescita e la possibilità di poter sviluppare lavoro, business e aziende. Dobbiamo poter andare alla stessa velocità di chi riceve un nuovo strumento tecnologico per potenziare il suo lavoro al giorno uno della creazione dello strumento stesso. Altrimenti l’ignoranza digitale e l’arretratezza tecnologica prenderanno il sopravvento.

    Cambiare l’AI Act in meglio, ma subito!

    Non so come si possa fare, ma si deve fare in modo che l’AI Act, per esempio, non perda il suo valore dal punto di vista della difesa dei diritti delle persone e dei cittadini, ma istituisca dei modi snelli e veloci di parificare queste novità tecnologiche alle necessità delle nostre leggi.

    L’obiettivo è evitare che passi un anno prima che io possa veder comparire nel mio computer le novità che Google ha presentato, per esempio, nell’ultimo Google I/O avvenuto il 19 maggio 2026.

    Se non facciamo qualcosa, il nostro precipitare nell’ignoranza tecnologica e il rallentamento dello sviluppo come sistema economico diventeranno cristallizzati. Cominceremo a trasformarci in un terzo mondo tecnologico, ma senza la voglia di crescere dei paesi in via di sviluppo, perché siamo un paese di vecchi, di individualisti, che non riesce a fare sistema per evolvere.

    Smetto con queste lamentele e ritorno a fare quello che ci crede, ma ti dico che a volte è molto faticoso andare avanti a spiegare l’intelligenza artificiale a chi non riesce nemmeno a spostare un file da una cartella all’altra nel proprio computer.

  • Cento milioni per formare la scuola sull’IA. E quasi nessuno lo sa.

    Cento milioni per formare la scuola sull’IA. E quasi nessuno lo sa.

    Un’occasione per la scuola.

    Quando hai davanti un’opportunità devi avere due cose importanti oltre all’occasione: la fortuna (o la bravura) di saperla cogliere e qualcuno che te la sappia indicare per bene. Qualcuno che sappia dirti: “Ehi, quella è una occasione: vai! Coglila!”.

    In questi primi giorni di aprile la scuola italiana può essere proprio in questa situazione: ha una enorme opportunità, ma non la coglie. Questo, per la scuola potrebbe essere un momento storico, ma sta passando in silenzio. Sta per essere completamente “mancato”….

    Di cosa parlo? di questo: il ministero dell’Istruzione ha stanziato il 27 marzo 2026 un centinaio di milioni dai fondi PNRR e NextGenerationEU per protare la formazione sull’IA nelle scuole italiane. Non come un progettino qualunque, non come una sperimentazione, ma come un’infrastruttura vera e propria. Ogni scuola (statale o parificata, ma con fini non commerciali) può ottenere fino a 50 mila euro per crearsi dei percorsi formativi per docenti, personale, dirigenti e con il coinvolgimento diretto degli studenti nei laboratori pratici in classe. Una manna dal cielo che, tuttavia, ha una finestra di accreditamento dei fondi molto stretta e rischia di diventare una mastodontica occasione buttata.

    Che cos’è il formatore IA?

    Sai qual è la notizia nella notizia? Che in questo bando, questo dicastero sta facendo due cose storiche. La prima: sta istituzionalizzando la formazione IA nelle scuole (e lo sta facendo tardi, ma insomma…). La seconda: sta istituzionalizzando la figura professionale del formatore IA. Per la prima volta. Cosa non trascurabile per me, ma forse anche per te. E per la scuola dei tuoi figli. Adesso, quindi stiamo capendo che servono formatori IA e che quei formatori sono coloro che traducono a persone, studenti, lavoratori, organizzazioni e aziende i concetti dell’intelligenza artificiale. E insegnano a usare gli strumenti in modo consapevole. Ecco che cos’è un formatore IA: un traduttore, un facilitatore.

    Un paradosso che mi fa girare le scatole

    Tuttavia siamo davanti a un paradosso, molto probabilmente accelerato dalla stretta finestra di richiesta dei fondi che il Ministero ha comandato. Già, tutto termina il 17 aprile 2026. Un attimo, per i tempi burocratici di scuole e ministeri. Allora, probabilmente si crea un paradosso. Da una parte il dirigente scolastico che magari sa della cosa, ma non ha il formatore IA per le mani o non sa nemmeno che esistano. Dall’altra i formatori IA come me che devono urlare nel silenzio per dire “Ehi, sono qui! Ehi, mi vedi?”. E il tempo passa molto velocemente.

    Una cosa concreta, per me e per te

    Allora facciamo una cosa concreta. Fermati un secondo e chiediti: conosco un dirigente scolastico? Un insegnante? Un animatore digitale — quella figura che esiste in ogni scuola italiana e che ha il compito specifico di spingere la transizione digitale dall’interno? Se la risposta è sì, hai in mano qualcosa di più utile di qualsiasi articolo tu possa leggere oggi. Hai un canale diretto verso il lato del paradosso che non riesce a parlare.

    Perché la cosa che puoi fare domani mattina — letteralmente domani mattina — è mandargli un messaggio. Non un’analisi. Non questo articolo intero. Solo questo: “Ehi, esiste un bando PNRR con 50mila euro per la tua scuola sulla formazione IA, scade il 17 aprile, ti mando i dettagli?”. Quattro righe. Se lui non lo sapeva — e molto probabilmente non lo sa — tu sei diventato la persona che gliel’ha indicata. Quella cosa che dicevo all’inizio: qualcuno che sappia dirti “ehi, quella è un’occasione, vai”.

    Allora diamoci da fare, tutti insieme

    E allora eccomi qui. Sono un formatore IA. Esisto adesso, in questo mercato, in questo momento preciso in cui lo Stato italiano ha deciso che la mia figura professionale serve — e la finanzia. Non domani, non tra cinque anni quando tutti ne parleranno. Adesso.

    Se sei un dirigente scolastico o un docente e sei arrivato fin qui, sai già cosa fare: hai nove giorni, hai una piattaforma, hai un codice. Quello che forse non hai ancora è qualcuno con cui progettarlo. Io sono disponibile a parlarne questa settimana — una conversazione, senza impegno, per capire se c’è uno spazio in cui lavorare insieme.

    Se invece sei un formatore, un divulgatore, qualcuno che come me lavora ogni giorno per rendere l’IA comprensibile — questo articolo era anche per te. Perché il momento in cui una professione viene riconosciuta istituzionalmente è esattamente il momento in cui vale la pena alzare la mano e dire: sono qui, so farlo, posso aiutare.

    La finestra è aperta. Non per molto.

    Scritto con il supporto non qualitativo di Claude. Foto di Nature OS

  • Solo Journalist: una strada per il futuro dei giornalisti

    Solo Journalist: una strada per il futuro dei giornalisti

    Chi è un “Solo Journalist”?

    Si tratta di un giornalista, generalmente in libera professione, che riesce a costruirsi, con il lavoro e con i contenuti, un brand personale tale da attirare su di se la fiducia di una comunità di persone che lo ritengono degno di attenzione alla pari (o più) di un medium.

    Su questa figura che rappresenta una strada per il futuro della professione e di tanti colleghi ho costruito un webinar di 3 ore andato in scena online per conto della Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana il 28 marzo 2026.


    Brand Personale e Modelli di Business per Giornalisti — Francesco Facchini

    Benvenuto al corso
    Solo Journalist

    Questa pagina raccoglie i materiali del corso che ho sviluppato per la Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana. Per accedere allo slideset del corso e ai quiz di autovalutazione ti chiedo solo di iscriverti al canale YouTube FacLab.

    FL

    FacLab

    IA · Giornalismo · Business Digitale
    @frafacchini

    ▶  Iscriviti a FacLab e accedi al corso

    Cliccando “Iscriviti” verrai reindirizzato al canale YouTube FacLab. Confermando l’iscrizione accedi immediatamente a slideset, PDF e quiz di autovalutazione.

    📚 Webinar di formazione continua

    Brand Personale e Modelli di Business per Giornalisti

    ✍️ Francesco Facchini 🕐 3 ore · 3 moduli 📅 Formazione OdG 2026 🎯 Giornalisti professionisti

    Il giornalismo sta attraversando la sua trasformazione più radicale degli ultimi cinquant’anni. Il modello “audience → pubblicità → revenue” è in crisi strutturale: Google e Meta controllano il 70% della pubblicità digitale, il traffico da Search è crollato del 25-40% e l’AI Mode porta oltre l’80% delle query informazionali a zero click. Ma per chi sa posizionarsi, questa è la finestra di opportunità più grande degli ultimi vent’anni. Questo webinar è la bussola operativa per costruire il tuo brand personale, scegliere gli strumenti giusti e attivare modelli di business sostenibili come giornalista indipendente.

    Modulo 1 — Ora 1

    Mindset & Posizionamento

    Ecosistema in crisi, nicchia editoriale, personal brand, inbound marketing per giornalisti indipendenti.

    Modulo 2 — Ora 2

    Tecnologia & Stack

    IA come co-pilota, newsletter, social, automazione vs autenticità, stack tecnologico minimo.

    Modulo 3 — Ora 3

    Business & Revenue

    6 modelli di revenue, acquisizione iscritti, setup fiscale (ATECO, regime forfettario, INPGI).

    Da giornalista a editore di te stesso: il cambio di paradigma che non si può più ignorare

    La fiducia nei media tradizionali è ai minimi storici: solo il 40% della popolazione mondiale si fida delle testate giornalistiche (Edelman Trust Barometer 2025). Ma questa crisi non è uniforme — è personalizzata. Le persone non si fidano più delle istituzioni mediatiche, si fidano delle firme. Il giornalista diventa il brand. E questa distinzione vale tutto.

    Dove i media istituzionali perdono credibilità, chi costruisce una voce autentica e riconoscibile guadagna terreno. Newsletter, podcast e community sostituiscono la mediazione editoriale con un rapporto uno-a-uno tra il professionista e il suo pubblico. La relazione diretta non è un’opzione — è il nuovo asset competitivo.

    Il paradosso dell’abbondanza informativa: con oltre 7 milioni di articoli pubblicati ogni giorno nel mondo, il problema non è più trovare informazioni. È trovare informazioni di cui fidarsi. Chi riesce a incarnare questa autorevolezza — con una nicchia chiara, una voce riconoscibile e una relazione diretta con il proprio pubblico — non soffre la crisi: la cavalca.

    Questo webinar di 3 ore suddiviso in 3 moduli è costruito per rispondere a una domanda concreta: come si costruisce un business sostenibile come giornalista indipendente nel 2026? Non teoria. Non ispirazione generica. Un sistema operativo completo: mindset strategico, strumenti digitali selezionati e modelli di revenue verificati.

    Nel Modulo 1 analizziamo il contesto — perché i media istituzionali stanno perdendo terreno e perché questo crea spazio per i freelance posizionati — e costruiamo le basi del personal brand: nicchia, posizionamento e inbound marketing. Nel Modulo 2 esploriamo lo stack tecnologico minimo con l’IA come co-pilota: come usare i modelli generativi per accelerare la produzione senza perdere autenticità. Nel Modulo 3 mappiamo i 6 modelli di revenue attivabili da un giornalista indipendente — dalla newsletter a pagamento ai servizi B2B, dalla formazione agli eventi, dalle consulenze editoriali al licensing dei contenuti — con un approfondimento sul setup fiscale (ATECO, regime forfettario, INPGI).

    Di seguito trovi la presentazione interattiva del webinar, il PDF scaricabile con tutti i materiali, le fonti e i framework operativi, e un simulatore di autovalutazione con 20 domande per testare le tue conoscenze sui temi trattati.

    Presentazione interattiva del webinar

    Sfoglia tutte le slide in formato interattivo. Naviga liberamente tra i tre moduli e gli approfondimenti tematici.

    PDF del webinar — Consulta e scarica

    54 slide con dati, fonti primarie, framework operativi e checklist per costruire il tuo percorso come giornalista indipendente.

    ⬇  Scarica il PDF completo 📄 54 pagine · 4,7 MB

    Quanto hai assimilato?

    20 domande estratte casualmente dall’intero webinar. Ogni nuovo tentativo mescola le domande e le opzioni: nessuna sessione è uguale a un’altra. Al termine riceverai un feedback dettagliato sul tuo livello di preparazione.

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  • Lavoro e intelligenza artificiale: come riqualificarsi

    Lavoro e intelligenza artificiale: come riqualificarsi

    Non è la fine del lavoro, è un nuovo inizio: 10 consigli per navigare l’era dell’IA

    Se stai leggendo queste righe, probabilmente hai sentito quel nodo allo stomaco. Quella sensazione che ti prende quando leggi l’ennesimo titolo sulla “Jobpocalypse”, sull’IA che rende obsolete competenze costruitie in anni di fatica. Magari ti senti smarrito, ti chiedi se c’è ancora posto per te e se ha senso rimettersi in gioco adesso.

    Voglio dirti subito una cosa, con onestà: fermati un attimo. Fai un respiro profondo. La tua ansia è legittima, ma la paura è una pessima consigliera. Non stiamo andando verso la sostituzione delle persone, ma verso la sostituzione delle task. Il lavoro non sparisce, si trasforma: da esecutori, dobbiamo diventare direttori d’orchestra.

    Ecco la mappa concreta per orientarti. Queste sono le 10 competenze che ti serviranno per restare protagonista, spiegate con un consiglio pratico per iniziare ad allenarle fin da oggi.


    1. Alfabetizzazione all’IA (AI Literacy)

    Non devi diventare un ingegnere, ma devi smettere di guardare all’IA come a una scatola magica. Devi capire la logica con cui “pensa”.

    • Il concetto chiave: Le macchine non “sanno” le cose, calcolano probabilità.
    • L’infografica mentale: Immagina il processo non come una linea retta, ma come un filtro a imbuto (vedi schema sotto) dove i dati vengono pesati. Se capisci questo, capisci i limiti dello strumento.

    • Come allenarla: Non limitarti a leggere i titoli. Apri ChatGPT o Claude e gioca. Chiedi: “Spiegami come hai generato questa risposta”. Leggi newsletter di settore che spiegano il “dietro le quinte” tecnico in modo semplice, non solo le news sensazionalistiche.

    2. Pensiero Critico e Verifica (Fact-Checking 2.0)

    In un mondo dove creare contenuti falsi è gratis e istantaneo, la verità è la merce più preziosa.

    • Il concetto chiave: L’IA tende ad “allucinare” (inventare) pur di compiacerti. Tu sei il revisore.
    • Come allenarla: Non fare mai copia-incolla diretto. Adotta la regola del “doppio controllo”: se l’IA ti dà un dato, chiedile la fonte o cercala tu su Google. Se non trovi la fonte, il dato non esiste.

    3. Intelligenza Emotiva ed Empatia

    Le macchine simulano le emozioni, tu le vivi. Questo è il tuo fossato difensivo.

    • Il concetto chiave: Negoziare, curare, gestire conflitti e motivare le persone sono territori umani.
    • Come allenarla: Pratica l’ascolto attivo nelle tue riunioni. Concentrati non su cosa rispondere, ma sul capire lo stato d’animo del tuo interlocutore. Investi in corsi sulla comunicazione non violenta o sulla gestione dei team: sono competenze a prova di futuro.

    4. Formulazione dei Problemi (Problem Setting)

    L’IA dà risposte, ma non sa farsi le domande.

    • Il concetto chiave: Un problema mal posto genera una soluzione inutile (Garbage in, Garbage out).
    • Come allenarla: Prima di aprire il computer, usa carta e penna. Scrivi qual è il vero ostacolo che devi superare. Scomponi il problema grande in tre problemi piccoli. Solo allora chiedi aiuto alla tecnologia.

    5. Comunicazione Uomo-Macchina (Prompt Design)

    Imparare a parlare con l’algoritmo è come imparare una nuova lingua straniera.

    • Il concetto chiave: Non servono “formule magiche”, serve logica. Contesto + Obiettivo + Formato.
    • Come allenarla: Smetti di scrivere “Scrivimi un testo su X”. Inizia a scrivere: “Agisci come un esperto di X, scrivi un testo per un pubblico Y, con l’obiettivo di Z”. Itera la conversazione come se parlassi con uno stagista molto colto ma privo di iniziativa.

    6. Flessibilità Cognitiva

    La capacità di disimparare il vecchio per accogliere il nuovo.

    • Il concetto chiave: Non affezionarti ai “modi di fare di sempre”. Quello che usi oggi tra sei mesi sarà vecchio.
    • Come allenarla: Costringiti a provare un nuovo strumento digitale ogni due settimane. Anche se ti sembra difficile, lo sforzo mantiene il cervello plastico e riduce la paura del cambiamento.

    7. Giudizio Etico

    Le macchine non hanno morale, tu sì.

    • Il concetto chiave: L’efficienza non deve calpestare i diritti o la dignità.
    • Come allenarla: Quando l’IA ti propone una soluzione, fatti l’ultima domanda: “È giusto? C’è qualcuno che viene discriminato o danneggiato da questa decisione automatica?”. Leggi i principi base dell’AI Act europeo per capire i confini legali.

    8. Creatività Ibrida

    L’IA lavora sulla media statistica, tu sull’intuizione e la rottura degli schemi.

    • Il concetto chiave: Usare l’IA per la quantità, usare te stesso per la qualità.
    • Come allenarla: Usa l’IA per il brainstorming (fase divergente): “Dammi 50 idee per…”. Poi spegni tutto e usa il tuo gusto per scegliere e unire le due migliori (fase convergente).

    9. Gestione dei Dati (Data Literacy)

    I dati sono il carburante. Senza di essi, l’IA è un motore spento.

    • Il concetto chiave: Non serve essere data scientist, ma saper organizzare le proprie informazioni.
    • Come allenarla: Impara a tenere ordinati i tuoi archivi digitali. Impara le basi di come è strutturato un database (anche solo usare bene Excel o Notion). Se i tuoi dati sono disordinati, l’IA non potrà aiutarti.

    10. Apprendimento Continuo (Learnability)

    La madre di tutte le competenze.

    • Il concetto chiave: Lo studio non finisce con la scuola. È una parte del lavoro.
    • Come allenarla: Blocca in agenda 2 ore a settimana (è circa il 5% del tuo tempo lavorativo). Chiamalo “Appuntamento con il futuro”. Usalo per studiare, leggere, provare, sbagliare. Non è tempo perso, è l’investimento che protegge il tuo stipendio di domani.

    Un invito alla calma e alla prospettiva

    Voglio concludere con un pensiero di prospettiva. Non siamo di fronte a un’apocalisse, ma a una metamorfosi. È un momento difficile, disorientante, sì. Ma è anche un’opportunità straordinaria per chiederci: cosa mi piaceva davvero del mio lavoro?

    C’è e ci sarà ancora tantissimo spazio per essere protagonisti. Forse dovrai rielaborare dal profondo il modo in cui fai il tuo mestiere oggi, integrando questi strumenti. O forse, questo è il momento giusto per trovare il coraggio di cambiarlo del tutto, quel mestiere, puntando su quelle caratteristiche umane che nessuna macchina potrà mai replicare.

    Il futuro non appartiene a chi lo teme, ma a chi decide, con pazienza, metodo e un pizzico di coraggio, di imparare a costruirlo giorno per giorno.

    Fonti e Ragionamenti

    • Le competenze elencate derivano dall’analisi del “Future of Jobs Report” del World Economic Forum e dalle direttive dell’AI Act Europeo sulla supervisione umana.
    • L’approccio consigliato (“Come allenarla”) si basa sulla metodologia di “Learning by doing” e sull’apprendimento incrementale, essenziali nell’andragogia (formazione degli adulti).

    Nota finale. Questo articolo è fatto con la collaborazione qualitativa di Gemini, IA di Google. Il testo è stato progettato, rivisto e corretto da me in ogni suo paragrafo, in ogni sua frase.

  • Diventare giornalista è questione di tecnologia

    Diventare giornalista è questione di tecnologia

    Questa cosa farà inorridire i colleghi, ma è vera: la professione del giornalista è una professione tecnica.

    Se vuoi diventare giornalista devi far pace con questo: è un lavoro che è permeato totalmente dalla tecnologia.Il mondo del giornalismo italiano brilla per arretratezza è scarsa competenza tecnica dell’universo dei media che viviamo. Nella gran parte, si tratta di un mondo di professionisti. Anche bravissimi, ci mancherebbe.

    Sono attaccati, tuttavia, a metodi vecchi e recalcitranti ad approcciare nuovi applicativi e strumenti per fare questa professione.Il giornalista in Italia oggi è ancora legato al messaggio. Questo può essere scritto, video, foto o audio. È anche legato ai criteri del giornalismo. Non si affrontano nemmeno due caratteristiche importantissime della professione oggi. L’importanza dei dati è una. L’altra è l’importanza della tecnologia e dei suoi strumenti. Perché?

    Il giornalista e i social

    Il giornalista e i social network: un rapporto perlomeno difficile. Eppure in tutto questo tempo, lo schema mentale con il quale il giornalista ha affrontato le piattaforme sociali è semplice. E alquanto stupido. Le piattaforme social sono un pericolo da evitare. La realtà, tuttavia, è un’altra: i social sono il modo con il quale le persone si informano. Ecco, le piattaforme di connessione sociale hanno tre caratteristiche. Sono strumenti tecnologici (software). Consegnano una marea di dati. Vengono fruiti dagli smartphone.

    Se si vuole diventare giornalista, l’ecosistema della professione è quello lì: software, dati, hardware. E quindi che cosa ci impedisce di pensare che la professione giornalistica sia tecnica? Niente.

    Diventare giornalista è questione di mediazione

    Non pretendo certo che la preparazione di un giornalista diventi soltanto tecnica. Non riguarda solo software, hardware, smartphone, intelligenza artificiale e strumenti di registrazione multimediali. Tuttavia, diventare giornalista resta una questione di mediazione sociale. Il problema è che la mediazione che devi saper proporre è legata ai dati. Questi dati ti vengono forniti dagli strumenti (web e app) che frequentiamo ogni giorno. Li usiamo per capire le notizie, le informazioni e creare i contenuti.

    Ti rivelo una tendenza: il lavoro dell’innovatore del giornalismo Francesco Marconi (di cui puoi leggere qui) si sta indirizzando verso la “previsione” delle notizie. Già, hai letto bene: l’intelligenza artificiale ci permetterà di prevedere una notizia prima che diventi tale. Come? Non con la magia nera… con i dati.

    Per questo sostengo questa idea: diventare giornalista è una sfida che fa rima con la tecnologia. La mia è una professione totalmente rivoluzionata dalla tecnologia. Resta una cosa: il fattore umano. Non c’è strumento artificiale che ti fa trasferire valore agli altri. Ci vuole l’umanità.

    Se vuoi approfondire il futuro del giornalismo ti confermo che il numero uno al mondo è lui: Francesco Marconi. Clicca qui per andare a curiosare nel suo sito internet.