Il Mojo? Inizia dal personal branding e da Facebook

Facebook
Il logo del popolare social network

Sulle pagine di questo blog ho parlato di Mobile Journalism in questo articolo e di Personal Branding in quest’altro articolo. Non credo di dire una cosa così originale se lego in modo stretto e consequenziale le due cose, visto che il Mobile Journalist è una professionalità che trova la sua piena realizzazione nel mondo del web e del broadcast. Quindi anche su Facebook.

Per questo motivo le mie letture personali, i miei studi, dopo una visione d’insieme del Mobile Journalism, si sono indirizzate verso la ricerca della corretta formattazione “social” della personalità di un Mojo. Il risultato? Mi sono dovuto immergere su Facebook per verificare con gli strumenti più adatti quale debba essere una corretta formattazione dei propri profili e delle proprie manifestazioni giornalistiche all’interno del più frequentato e del più potente tra i social network (ma lo dico subito, non ho tralasciato gli altri). Per essere un buon mojo, dunque, bisogna iniziare dal corretto personal branding e per avere un corretto personal branding è il caso di iniziare da Zuckerberg.

Il live di Facebook? Prima di farlo bisogna capirlo… e vestirlo

Su come si allestisca un buon profilo Facebook ci sono migliaia di articoli sul web e ottime pubblicazioni. La cosa si fa un po’ più particolare quando ci sia avvicina alla necessità di comprendere lo strumento del live che, per i giornalisti, è lo strumento più importante, più particolare.

Sono alcuni mesi che guardo ogni tipo di diretta fatta nel mondo dell’editoria italiana e dalla visione ho tratto molte indicazioni valide, ma non ho ancora compreso (e questo è il problema) se vi sia il modo di allestire un corretto format giornalistico per poterle proporre anche dal mio account e, successivamente, dalle pagine Facebook o dai gruppi che in futuro progetterò sui miei argomenti che, come sai, sono le nuove tendenze del giornalismo (in special modo il Mojo) e la genitorialità maschile. Un articoletto del Neimanlab che potete vedere qui mi ha però incuriosito: si tratta di questo.

Si tratta della notizia del lancio di alcuni corsi online (webinar) per i giornalisti per dare loro modi e strumenti per migliorare il modo di usare il social se si è nel mondo dei media. Bella mossa per togliere i giornalisti dall’attaccamento viscerale a Twitter. I cronisti stessi, tuttavia, prima di lasciare l’immediatezza e la velocità di twitter per catapultarsi dentro Facebook devono capire lo strumento e vestirselo addosso. Quali sono i tuoi argomenti di elezione? Come vuoi presentarti al potenziale pubblico? Cosa vuoi raccontare? Come lo vuoi raccontare?

I consigli del “mostro” di Palo Alto

A questo proposito i link cui rimanda l’articolo del Neimanlab sono molto interessanti e rimandano agli strumenti forniti dal “mostro” di Palo Alto. Te li raccomando come fossero delle bibbie. Si tratta del gruppo di Facebook “News, Media and Publishing on Facebook” che è un vero ricettacolo di informazioni e istruzioni ottime sui modi, i metodi, gli strumenti e quant’altro faccia rima con la pubblicazione di contenuti editoriali su Facebook. Ci sono talmente tante cose da leggere che ti consiglio di prenderti del tempo per farlo. Poi c’è anche la serie di corsi gratuiti che la piattaforma ha rilasciato martedì 25 ottobre e che sono orientati proprio agli operatori nel mercato dei media. Anche per quelli consiglio tempo, matita, blocco note e una gran voglia di imparare. Sono tutti fondamentali.

Hanno tuttavia un problema: Facebook, come filosofia, non ti dà solo lo strumento per la pubblicazione più impattante e immersiva che si possa volere, ma va oltre. Andando oltre va nella direzione che vuole: dà, infatti, tutta una serie di consigli che servono a far aumentare il tempo di permanenza e di visione dei contenuti, di modo da “usare” a suo piacimento la qualità, la professionalità, il pubblico e gli argomenti per il proprio obiettivo e non per il suo.

Il rimedio: pensare al format

La risposta a un tale indirizzo non può che essere in due passi. Il primo è la conoscenza specifica di tutto quello che fa rima con la pubblicazione di contenuti editoriali via Facebook, soprattutto nell’area Live, sulla quale ti invito a guardare anche questo link. Il secondo è la creazione di un format del tuo modo di proporti e del tuo modo di andare live. Anche questo social, come twitter, è uno strumento determinante per creare un pubblico, una net personality e, di conseguenza, un bacino di potenziali clienti per i tuoi servizi di comunicazione, giornalistici o editoriali in genere. Se vai live vacci con dei crismi, dei criteri, dei modi.

Vacci ciclicamente, anticipando il tuo live con un avviso sulla tua bacheca, mettendo al tuo live una didascalia accattivante e proponendo un modo di sviluppare le tue dirette che sia preciso, ripetibile e diretto a uno scopo preciso, possibilmente quello di creare una chiara utilità a chi ti segue.

Non andare live tanto per andare, anche se penso sia bello mettere nel proprio palinsesto live anche qualche momento personale o qualche “QandA” con chi ti segue. Stabilisci un format tuo, percorribile, rinnovabile, sensato, giornalistico, personale. E vai. Un format si progetta nel modo più vecchio del mondo: penna e blocco, pensiero e azione. Sugli strumenti per fare una decente diretta di Facebook mi dilunghero nei prossimi interventi. Per ora ti resti l’imperativo: studia, progetta, pensa. E vai live solo se ha senso, un senso per la tua professione e il tuo personal branding. Non c’è, quindi, un modo corretto di andare live su Facebook, ma c’è un proprio modo di andare live su Faceook. Trovalo, ti conviene.


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